Vescovo Bresciani: “Pasqua festa della vita”

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DIOCESI – “Ancora una volta risuona l’annuncio gioioso: è Pasqua! Ancora una volta siamo rassicurati dall’annuncio della fede che la Chiesa ci ripete: Cristo è risorto da morte, il sepolcro in cui era stato deposto è vuoto, la morte non ha più potere su di lui, la vita divina ha vinto la morte, in Cristo anche la nostra morte è stata vinta una volta per sempre”.

Con queste parole il Vescovo di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto, Mons. Carlo Bresciani si è rivolto ai fedeli riuniti nella Cattedrale di San Benedetto del Tronto, nel rispetto delle norme in atto per evitare il diffondersi del Covid-19, per partecipare alla Messa di Pasqua.

Mons. Bresciani ha poi affermato: “Quindi, la Pasqua è la festa della vita di fronte alla morte. Si tratta, perciò, di un annuncio di liberazione che riguarda tutti, perché la vittoria contro la morte è questione umana che tutti ci coinvolge e ci affligge.
Tutti aspiriamo alla vita e quanto facciamo per preservarla! Lo vediamo bene in questa pandemia che tutti ci minaccia. La nostra lotta contro la morte sembra però, alla fine destinata comunque a fallire. Dal punto di vista biologico non sembra esserci alcuna speranza, non ci sono mezzi per evitarla e tutti ben lo sappiamo. Nessuno in questo mondo ha armi tali da potercene difendere. È per questo che la morte è da sempre questione umana fondamentale: un desiderio insopprimibile di vita, da una parte, e una radicale incapacità umana a garantirla per sempre, dall’altra. Ma il desiderio supera l’incapacità umana e non si lascia bloccare da essa.
Un giovane, che si dichiarava non credente nella vita oltre la morte, al funerale di suo padre con le lacrime agli occhi gli rivolse questo tenero ultimo saluto: “Buon viaggio papà!”. Commovente, ma se non c’è altra vita, di che viaggio si tratta? Verso dove? Se non c’è altra vita, non c’è alcun viaggio oltre la morte, si è già precipitati nel nulla. Le ragioni del cuore, come vediamo, colgono a volte meglio la realtà di quanto non possano fare tanti ragionamenti umani, troppo desolatamente soltanto umani e incapaci di penetrare il mistero della vita che non è frutto solo del caso e non è solo quantità biologica: è dono di Dio.
Dio ci ha creati per la vita e non per la morte. Lui è il Dio della vita e non della morte. Lo possiamo affermare, anche perché questo lui lo ha confermato avendo ridato la vita a Colui che, morto, era stato sepolto: Gesù. È questo che oggi noi celebriamo nella solennità liturgica. E questo ci riguarda tutti. Riguarda anche quel giovane che augurava buon viaggio a suo padre morto e nello stesso tempo diceva di non credere nella vita oltre la morte. La solennità di oggi ci rivela quale è la meta di questo viaggio: la vita, quella che è solo nelle mani di Dio, quella del Cristo risorto da morte, cioè la vita in Dio.
La meta del nostro viaggio su questa terra, carissimi, è la vita oltre la morte, là dove Gesù, risorto da morte, ci attende. Vedete, ormai ovunque ci viene presentato il futuro quasi sempre con toni drammatici e questo ci porta ad avere paura del futuro, a non vedere in esso altro che spaventoso negativo che ci attende. La Pasqua ci invita ad avere un’altra visione sul mondo e sulla nostra stessa vita: quella di Dio. Non significa, evidentemente, che dobbiamo trascurare i problemi di questo mondo, tutt’altro; significa che non dobbiamo limitare il nostro sguardo a questo mondo, altrimenti saremmo come coloro che non hanno speranza, aggrappati a un relitto che non sa reggere la vita.
Dalla resurrezione di Cristo noi abbiamo una certezza: in fondo al tunnel c’è una luce, è una luce luminosa ed è luce di vita. Per questo mi piace pensare la Pasqua come la festa della vita, una festa assolutamente straordinaria, perché è la festa del Dio della vita che sconfigge la morte e ci fa partecipi della sua vittoria.
Voi certamente sapete perché si prende l’uovo come segno pasquale che viene scambiato in questa solennità. In qualche parte del mondo lo si fa dicendo, come saluto pasquale: Cristo è risorto, alleluja. Purtroppo, per questioni commerciali, l’abbiamo sostituito con un uovo di cioccolato. Soddisfa forse la golosità e anche gli interessi commerciali, ma così è diventato un simbolo che non dice più nulla della festa che si sta celebrando. L’uovo, quello animale, invece, se uno lo guarda senza intuire le potenzialità che nasconde, lo vede come cosa morta, ma noi sappiamo che se lo si cura in modo adeguato, da quello che sembrava cosa morta scaturisce una vita nuova. Dall’uovo di cioccolato, se va bene, viene fuori una sorpresa che, anche quando va bene, non dice nulla della vita. Ovviamente, l’uovo è un simbolo che rimanda all’opera di Dio che sa trarre dalla morte la vita: questo è il mistero pasquale.
Carissimi, non possiamo fermarci mai solo alla materialità di ciò che appare, la realtà è molto di più di ciò che appare ai nostri occhi mortali. C’è una realtà più profonda: l’azione di Dio in noi e Dio non si lascia fermare dalla morte e dà vita a coloro che a lui si sono affidati, come ha fatto Gesù. In ognuno di noi c’è un seme di eternità, un seme di vita eterna. Solo chi ha occhi che colgono l’azione di Dio in noi sa comprendere la vita e la sa vivere in pienezza. Questi sono gli occhi della fede, quelli con i quali oggi contempliamo nella gioia la resurrezione di Gesù. Sono quegli occhi che ci permettono di cogliere in noi non solo che siamo vivi, ma che in noi c’è un seme di vita immortale, una vita che va ben oltre quella biologica: è la vita del nostro spirito, è la vita divina seminata in noi attraverso i sacramenti e da essi sempre di nuovo alimentata, finché giungerà alla sua pienezza in Dio.
Pensate quando è grande e buono Dio: ha già posto in noi semi di vita eterna, questa vita attraverso la fede e i sacramenti sta già crescendo in noi finché giungerà alla sua piena maturità quando parteciperemo definitivamente alla resurrezione di Cristo. E allora sarà la festa della vita senza fine. Saremo anche noi nella Pasqua definitiva, quella che oggi contempliamo in Cristo Gesù.
Carissimi, rallegriamoci ed esultiamo, Cristo è veramente risorto e noi siamo stati fatti partecipi della sua resurrezione! L’augurio, che ci scambiamo, è che questa partecipazione diventi sempre più profonda fino a che, per suo grande dono d’amore, la sua Pasqua sia pienamente anche la nostra Pasqua, la sua vittoria sia anche la nostra vittoria. Allora sarà veramente una buona Pasqua! Cristo è veramente risorto, alleluja”.

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