Tanti genitori di Colonnella aderiscono a Scuole Aperte

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COLONNELLA – Si è riunito Venerdì 26 Marzo, alle ore 8:30, davanti alla Scuola Ignazio Silone di Colonnella, un ristrettissimo gruppo di genitori, in rappresentanza di molti altri che hanno preferito restare a casa nel rispetto delle norme vigenti per limitare la diffusione del Covid nella cittadina abruzzese ormai classificata zona rossa dallo scorso 17 Marzo.

Il motivo di tale incontro? Ce lo spiega direttamente una delle mamme presenti: “Siamo un gruppo di mamme e papà che non condividono questa chiusura prolungata delle scuole. Per questo motivo abbiamo deciso di aderire a Scuole Aperte, questo movimento ormai noto ed operativo in molte piazze d’Italia. Abbiamo deciso di esporre gli zaini dei nostri figli, le loro scarpette ed alcuni mezzi di contrasto e protezione dal Covid, come mascherine e gel igienizzante, per sostenere la riapertura delle scuole. Ci teniamo a dire che noi non siamo contro la Dad, perché essa è stata uno strumento utile all’inizio della pandemia, in una situazione di emergenza nazionale, anzi mondiale. Ora, però, a distanza di un anno, dobbiamo constatare che la didattica a distanza sia diventata ormai una lenta agonia per tutti gli attori del mondo della scuola: i bambini prima di tutto, i docenti in secondo luogo e da ultimo anche i genitori. La nostra protesta quindi non è rivolta né agli enti locali né tanto meno agli insegnanti. Poiché, al contrario, si tratta di una situazione di emergenza nazionale, vogliamo fare rumore ed ottenere l’attenzione del governo centrale. Per fortuna non siamo soli. Ci siamo sentiti e confrontati con altri genitori di alcune città limitrofe, come ad esempio San Benedetto del Tronto, ma ci teniamo a precisare che non apparteniamo a nessun gruppo politico o di altra natura: siamo soltanto dei genitori che hanno a cuore la salute, la cultura e l’educazione dei propri figli.”

Un’altra mamma presente sul posto aggiunge: “Noi non riteniamo più giusto questo sacrificio che si chiede ai nostri figli. Dai dati che abbiamo possiamo constatare come sia vero il fatto che ci siano dei contagi nel mondo della scuola, ma possiamo anche constatare che in percentuale siano assolutamente in linea, a volte anche in numero inferiore, con altri ambiti della vita sociale. La scuola, quindi, non è la causa principale del contagio e questo perché i bambini sono stati imbeccati molto bene da noi genitori e anche dai docenti: mascherina, amuchina, gel disinfettante e distanziamento sono strumenti ormai assodati di protezione dal virus e anche di contrasto alla sua diffusione. Vediamo che in altri paesi del mondo le attività scolastiche in presenza, seppur con le dovute restrizioni, vanno avanti regolarmente. Perché in Italia questo non è possibile?”

Un’altra mamma ci racconta i problemi che questa situazione prolungata sta procurando: “I nostri figli non hanno più voglia di stare a fare lezione davanti al pc o al tablet o, a volte, anche al cellulare: le immagini spesso sono troppo piccole per farci dei ragionamenti o per copiarle sul quaderno o per capire; altre volte i problemi di connessione si addensano nella stessa giornata o comunque nella stessa ora, impedendo loro di comprendere pienamente una lezione; altre volte ancora lamentano bruciore agli occhi e mal di testa che vanno a sommarsi ai problemi di postura che noi genitori notiamo, perché stare su una sedia a scuola non è come stare a casa davanti ad un dispositivo elettronico. A livello didattico la situazione è critica: i nostri figli hanno perso la voglia di imparare, l’entusiamo e la curiosità, quella curiosità con cui fino allo scorso anno si affacciavano al mondo. Nonostante tutte le insegnanti siano bravissime e facciano sforzi enormi pur di far respirare ai ragazzi un’aria di tranquillità, tuttavia ci sono bambini e ragazzi che restano indietro, perché magari già fanno fatica in classe a comprendere le spiegazioni, figuriamoci a casa, in videolezione, con la connessione che va e viene e con le distrazioni che inevitabilmente ci sono. Mentre in presenza il docente si accorge delle incertezze di un alunno, purtroppo in dad non sempre è possibile capire attraverso uno schermo. Così i ragazzi sentono il bisogno di farsi aiutare dai genitori per capire un testo o risolvere un problema e questo non sempre è possibile. Oltre a tutti questi problemi, ce n’è uno che ci preoccupa più di altri ed è, secondo noi, la conseguenza più grave della pandemia e della dad: i nostri figli hanno perso la voglia di interagire con gli altri. La scuola è, suo malgrado, un momento di interazione con gli altri. Ora, non potendo vedere nessuno, si sono quasi abituati a questo isolamento forzato che, però, procura in loro inconsapevolmente conseguenze spiacevoli e a volte angoscianti: sono numerosi, infatti, i bambini che manifestano disagio, nervosismo e difficoltà a dormire. Inoltre anche in famiglia ci sono sentimenti negativi: si vivono una maggiore ansia, una maggiore tensione, una maggiore paura. In tutta questa situazione le prime persone sulle quali grava il peso del periodo storico che stiamo vivendo sono le mamme. Tutto è demandato a loro: l’educazione dei figli, l’istruzione dei figli e la cura della casa. Sono le mamme che, in genere, hanno un rapporto molto labile con il mondo del lavoro, pertanto alcune hanno preso lunghi periodi di aspettativa, altre hanno preso ferie arretrate, altre invece sono costrette a lavorare da casa mentre intorno succede di tutto, altre hanno dovuto conciliare i propri turni di lavoro con quelli dei mariti, altre ancora si sono dovute organizzare con baby-sitter e nonni, altre infine hanno definitivamente chiuso partite iva o comunque sono state costrette a rinunciare a lavori precari che non hanno assicurato loro alcun diritto. Tra l’altro ci sono famiglie che hanno due o tre figli connessi durante la lezione e questo crea sia problemi di connessione lenta sia problemi logistici. Il dover creare ambienti separati per ciascun figlio blocca ovviamente la dinamica familiare perché gli spazi occupati da una postazione non possono essere attraversati e neanche vissuti. Tutto questo sconvolge inevitabilmente anche la normale routine della casa e di chi la vive.”

In merito alle polemiche che la manifestazione ha suscitato, così rispondono i genitori che l’hanno organizzata: “Noi siamo un piccolo gruppo di mamme in rappresentanza di altre 50 circa. All’inizio ci siamo sentiti telefonicamente con poche genitori, principalmente delle elementari, poi abbiamo creato un gruppo tramite WhatsApp e lentamente si sono uniti altri genitori anche dell’asilo e delle medie. Non abbiamo certamente la pretesa di rappresentare tutto il plesso di Colonnella, ma solo alcune persone. Il nostro è un movimento pacifico che dà espressione al disagio e alla sofferenza che i bambini stanno provando in questo periodo; è altresì un movimento apolitico, che non ha bersagli da colpire e che non vuole essere strumentalizzato, ma che vuole solo mettere in risalto quelle che sono le conseguenze di una chiusura prolungata delle scuole. Dopo aver informato via pec il Comune, abbiamo deciso di far partecipare solo 4 mamme alla manifestazione per evitare assembramenti. Dopo questo evento, altre famiglie ci hanno contattato per farci sapere che condividono il nostro pensiero e che anche a loro avrebbe fatto piacere “partecipare” fornendoci il materiale. Anche se non riusciremo ad essere determinanti per le sorti del mondo della scuola, abbiamo comunque voluto fare quanto possibile, pur nel nostro piccolo. Non vogliamo essere complici di questa decisione scellerata che non aiuta i nostri figli. Per questo motivo abbiamo voluto testimoniare il nostro dissenso e speriamo che anche altri genitori in tutta Italia scendano in piazza per fare rumore ed urlare con forza: “Scuole Aperte!”

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