Aiuto, (di nuovo) la Dad!

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Di Alberto Campoleoni

“Aiuto, la Dad! Provate a mettervi nei panni di genitori che da un’ora con l’altra si trovano a dover rivoluzionare la propria organizzazione familiare perché le scuole tornano in modalità “a distanza” il giorno dopo. Con poche ore di preavviso. E’ solo l’ultimo atto di uno psicodramma che coinvolge ormai da tempo il mondo della scuola e quanto ci gira intorno e che, pur giustificato dalle situazioni eccezionali che il nostro Paese si trova ad affrontare, non può lasciare indifferenti.
Certo che i motivi di salute, la lotta alla pandemia, l’aumento dei contagi, la necessità di evitare i contatti e gli assembramenti… tutto questo può spiegare le decisioni sulla sospensione delle attività didattiche in presenza; tuttavia è innegabile che la scuola, le famiglie, i ragazzi e le ragazze stanno pagando un prezzo altissimo oggi e che avrà – è possibile immaginarlo – ripercussioni importanti anche per il futuro.
Non si contano gli allarmi di psicologi ed esperti vari sulle conseguenze delle privazioni cui sono sottoposti i più giovani e in particolare gli adolescenti. Ma insieme bisogna tenere conto dello stravolgimento delle vite familiari che devono affrontare di volta in volta organizzazioni e riorganizzazioni – talvolta impossibili – per garantire la vita quotidiana, per sopravvivere allo stravolgimento di ritmi ed equilibri già raggiunti a fatica.
Ecco, anche questo è la Dad. Non solo una questione didattica – con tutte le complicanze disciplinari che già denunciano insegnanti e dirigenti scolastici – ma soprattutto una questione sociale, con risvolti pesanti e difficili da quantificare. Tra l’altro, pur senza avere troppa fantasia, si può immaginare che le penalizzazioni maggiori saranno a carico di chi ha già difficoltà, come a validare quella famosa frase del vangelo per cui a chi ha sarà dato e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. In sostanza, i più “poveri” – sotto diversi profili – finiscono per pagare di più. Chi ha meno risorse – di relazioni, di contatti, di cultura e chi più ne ha più ne metta – si trova e si troverà in maggiore difficoltà.
Comunque, l’anno scolastico deve andare avanti e davvero è difficile trovare soluzioni al rebus della situazione venutasi a creare con la pandemia. Anche guardare all’estero rischia di diventare un puro esercizio accademico. Sapere che a Stoccolma le scuole non hanno mai chiuso e che invece a Napoli le lezioni si sono fermate un giorno sì e uno no serve tutto sommato a poco. Il quotidiano francese “Le Monde” ha comparato le situazioni diverse dei Paesi europei e il quadro è certamente interessante ma alla fine non giova molto, se non a confermare una situazione abbastanza drammatica e complessiva – con l’aumento del disagio sociale ovunque – e la peculiarità italiana, primo tra i Paesi a chiudere gli istituti.
Disuguaglianze, dispersione scolastica, disagi psicologici: quanto ci costerà la pandemia? Davvero è difficile quantificare. Forse le strade seguite non avevano, non hanno, alternative – e tutto sommato in questa sede non serve andare oltre – certo però guardando al futuro bisogna che il nostro Paese dia nuovo slancio alla scuola, non solo a parole (queste non mancano mai). Dedichi più investimenti e attenzione, dimostri di credere davvero che dalle aule scolastiche passa il futuro. Sperando di recuperare anche i danni che ormai sono già in archivio.”

 

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