La vita fondata nella vera libertà

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matrimGiovanni M. Capetta

[…] Potrebbe sembrare che Paolo contrapponga solamente la libertà alla Legge e la Legge alla libertà. Tuttavia un’analisi approfondita del testo dimostra che San Paolo nella Lettera ai Galati sottolinea anzitutto la subordinazione etica della libertà a quell’elemento in cui si compie tutta la Legge, ossia all’amore, che è il contenuto del più grande comandamento del Vangelo.
Giovanni Paolo II – Udienza Generale, mercoledì, 14 gennaio 1981

Verso la conclusione del secondo ciclo di udienze, il Papa si cimenta nel commento di un famoso passo della lettera di San Paolo ai Galati: “voi, infatti, fratelli siete stati chiamati a libertà. Purché questa libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri. Tutta la legge, infatti, trova la sua pienezza in un solo precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso” (Gal 5, 13-14). Si tratta di un insegnamento basilare che il pontefice applica alla vita matrimoniale. Libertà e legge non sono contrapposte nella misura in cui l’unica legge a cui la libertà va sottoposta è la legge dell’amore. Questo scardina anche il pensiero manicheo per cui tutto dev’essere o bianco o nero, giusto o sbagliato secondo un criterio legalistico e in ultima istanza ipocrita. Se applichiamo alla dimensione della purezza il pensiero paolino possiamo capire quale discernimento sia necessario per vivere nella libertà la propria sessualità senza vivere “secondo la carne”. La libertà degli sposi va misurata dentro il contesto dell’amore. Quello che si può fare o non fare è commisurato sempre alla verità dell’amore che si mette in gioco. L’amore coniugale, infatti, è sempre una realtà plurale che vuole la verità di entrambi i coniugi.

L’amore non può mai esaurirsi al desiderio di uno dei due, ma piuttosto è il frutto di un dialogo e di uno scambio in cui ciascuno dei due ricerca l’altro nella sua irripetibile libertà. La libertà allora non scade mai nella liceità, nella possibilità di fare dell’altro tutto ciò che si vuole e soprattutto di farlo scadere ad un oggetto del proprio desiderio, della concupiscenza. È questo un discorso impegnativo che interpella nel profondo la responsabilità individuale e di coppia ma dal quale non ci si può esimere se si vuole esercitare autenticamente la propria libertà. Talvolta i fidanzati e gli sposi cristiani vorrebbero avere dei tracciati di regole già scritti, dei manuali di casistiche che dettino i permessi, in ambito sessuale, su cosa sia lecito fare o non fare, ma sarebbe una scorciatoia perché la purezza a cui San Paolo e il Vangelo richiamano non può limitarsi ad un discorso di astinenza, di continenza, o di permessi. Il bersaglio di una vita sessuale secondo lo Spirito e non secondo la carne va cercato proprio attraverso la lettura del proprio vissuto profondo, un discernimento individuale e di coppia che ancora una volta si fonda sull’amore. La purezza allora ha più a che fare con l’autenticità dei gesti e va cercata in tutte le manifestazioni di affetto che possono abitare una giornata. Sì, perché la purezza della vita sessuale degli sposi si costruisce anche fuori dal letto, attraverso il linguaggio, gli atteggiamenti, la tenerezza che costellano la quotidianità del vivere ordinario. Quanto più l’intesa fra i coniugi è costruita con tasselli di gratuità offerti all’altro nell’amore, tanto più l’unione degli sposi si configura come un coronamento della vita sponsale e vero luogo di libertà.

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