Nel Texas messo in ginocchio da neve e gelo si moltiplicano i gesti di solidarietà

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Maddalena Maltese

E’ l’acqua il bene prezioso di questi giorni di gelo e neve in Texas, dove le temperature al di sotto dello zero hanno mandato in tilt centrali elettriche e spaccato tubature lasciando quattro milioni di persone senza elettricità, al freddo, senza cibo. Acqua è quello che padre Darrell ha cercato per ore nei negozi di Corpus Christi, una cittadina sul golfo che conosce più le temperature tropicali che quelle polari. L’ha trovata in un supermercato distante da casa e si è visto apostrofare bruscamente da uno dei clienti, in coda come lui per l’acqua. Alla cassa, l’uomo si trova in evidente difficoltà nel racimolare il denaro necessario a coprire la spesa e padre Darrell si offre di aiutarlo. Il rifiuto è altrettanto brusco, ma fuori, nel parcheggio l’uomo confida di non lavorare da un po’ e accetta i 30 dollari del sacerdote. Cecilia si stava preparando a regalare una tanica d’acqua ad amici di amici in estremo bisogno, quando un signore della parrocchia avverte che sta arrivando con un carico di piccole bottiglie pronte da distribuire. Intantoi sindaci di alcune grandi città e dei piccoli centri avvertono che la poca acqua che esce dai rubinetti va bollita perché non è possibile garantirne la potabilità visti i danni alle tubature.

James a san Antonio, mette un pezzo di ghiaccio sul fuoco per riuscire ad avere acqua e scherza dicendo che la ricetta del giorno è “ghiaccio gourmet”. Anna invece, al freddo dal 15 febbraio agognava una doccia e un pasto caldo. Tanti come lei si sono rifugiati negli hotel, ma dopo poche ore tutto era già esaurito e Anna e la sua doccia si mettono in coda e in attesa. Ci penserà la comunità del Movimento dei focolari di Houston a lasciarle il bagno e a prepararle un pasto, nonostante anche loro hanno visto alterata l’erogazione dell’energia elettrica e il freddo, ma almeno ieri qualcosa di simile alla normalità era stato ripristinato.L’altra anima del Texas innevato e paralizzato è fatta di tanti e piccoli gesti di solidarietàe mentre i politici si rimbalzano accuse e responsabilità, Diego fa trovare a padre Darrell e alla sua comunità un piccolo generatore di fronte alla porta della chiesa e termos di caffè caldi. E Teresa che non ha avuto interruzioni elettriche si è cimentata a cucinare un tacchino da distribuire a chi non ha cibo.

Le chiese cattoliche di Dallas, insieme ad altre comunità cristiane si sono prodigate a trasformare il centro convegni Kay Bailey Hutchison in un rifugio per senzatetto,dove è stato assicurato il caldo ma anche il distanziamento sociale, perché il Covid continua a mietere le sue vittime, nonostante il vento polare e il paesaggio artico della città. I blackout continui hanno lasciato molte famiglie senza riscaldamento per ore e questo ha spinto le chiese ad aprire le porte come a St. Paul the Apostle a Richardson, che ha accolto chi ha speso ore in macchina con il motore acceso per assicurarsi un po’ di caldo e i cellulari ricaricati.

La mancanza di elettricità e il freddo hanno costretto gran parte delle parrocchie a cancellare per la prima volta a memoria d’uomo le celebrazioni del mercoledì delle ceneri e la distribuzione delle ceneri:alcuni sacerdoti hanno preparato sacchetti all’ingresso delle chiese che i fedeli potevano prendere per celebrare il rito a casa. Alcuni più temerari si sono avventurati in macchina fino ai parcheggi delle chiese per ricevere rimanendo in auto, sia le ceneri che parole e preghiere di supporto.

“È un tempo pazzesco e terribilmente freddo per noi in Texas”, commenta Betsy Ballard di Catholic Charities dell’arcidiocesi di Galveston-Houston, spiegando che i texani non erano preparati al freddo e all’assenza di elettricità ed“è straziante vedere che sono migliaia le persone che non hanno risorse sufficienti per rimanere al caldo e nutrite”,anche perché la crisi economica generata dalla pandemia sta mietendo le sue vittime.

Drammatica la situazione al confine dove suor Norma Pimentel, nel centro di accoglienza di Brownsville ha accolto oltre 500 richiedenti asilo, ammessi dall’amministrazione Biden dentro i confini Usa per continuare le loro pratiche legali, ma bloccati perché né autobus né aerei possono lasciare la cittadina per la neve.

Suor Norma che fa la spola con Matamoros, in Messico, dove sono accampati migliaia di rifugiati in attesa di entrare in Texas ha detto che

 le condizioni al confine sono brutali:

“le famiglie stanno soffrendo tremendamente, soprattutto i bambini, che piangono per i piedi gelati. Il freddo è così rigido che le loro tende sono coperte di ghiaccio”. La maggior parte dei rifugiati proviene da El Salvador, Honduras e Guatemala, dove non hanno esperienza di temperature polari e non sono attrezzati. Lei però è lì a distribuire coperte, giacche, cibo e quel conforto che straripa dal cofano della sua macchina, assieme al resto.

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