Sorelle Clarisse: “Dio e l’uomo, un’alleanza per l’eternità”

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DIOCESI – Lectio delle Sorelle Clarisse del monastero Santa Speranza di San Benedetto del Tronto.

È passato pochissimo tempo dalla creazione del mondo da parte di Dio…e l’uomo cosa ha combinato? Di tutto…
Adamo ed Eva hanno tradito la fiducia di Dio, Caino ha ucciso suo fratello Abele e, leggiamo nella Scrittura «…la malvagità degli uomini era grande sulla terra e ogni intimo intento del loro cuore non era altro che male, sempre».
Ci sarebbe da scoraggiarsi. E il Signore, per un attimo, sembra perdere il controllo. Scatena sulla terra il diluvio con l’intento di cancellare ogni essere creato.
Risparmia Noè, però, insieme a tutta la sua famiglia e ad una coppia di animali per ogni specie. Questo perché la vita ricominci. Dio, cioè, non riesce fino in fondo nel suo progetto di distruzione, non ce la fa perché non lo vuole realmente. Ed è bello il suo dialogare con Noè, non appena le acque del diluvio si ritirano.
Bello perché, nonostante le infedeltà, le malvagità dell’uomo, è Dio, quasi fosse lui ad aver tradito, quasi fosse lui il mancante, ad impegnarsi in prima persona, con tutto se stesso, nel ridare forza e nuovo slancio alla relazione con l’umanità.
Pochi versetti tratti dal libro della Genesi, quelli che compongono la prima lettura di oggi, solo sette…ma ascoltiamo quante volte Dio ripete il suo impegno, il suo rimettersi in gioco per l’uomo: «Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza con voi e con i vostri discendenti dopo di voi, con ogni essere vivente che è con voi…io stabilisco la mia alleanza con voi…questo è il segno dell’alleanza , che io pongo tra me e voi e ogni essere vivente che è con voi, per tutte le generazioni future. Pongo il mio arco sulle nubi, perché sia il segno dell’alleanza tra me e la terra…ricorderò la mia alleanza che è tra me e voi e ogni essere che vive in ogni carne, e non ci saranno più le acque per il diluvio, per distruggere ogni carne».
E’ martellante Dio, è lui che si impegna, è lui che si ripropone all’uomo, che lo rassicura, è lui stesso che stabilisce un segno, l’arcobaleno, a garanzia del suo impegno e della sua fedeltà.
Lo scrive anche San Pietro nella seconda lettura: un Dio «…messo a morte nel corpo ma reso vivo nello spirito. E nello spirito andò a portare l’annuncio anche alle anime prigioniere, che un tempo avevano rifiutato di credere, quando Dio, nella sua magnanimità, pazientava nei giorni di Noè».
E si parla di alleanza anche nel Vangelo. Gesù è nel deserto, sospinto dallo Spirito, è tentato da Satana e, scrive l’evangelista Marco, «stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano». Le bestie selvatiche ci richiamano proprio le prime pagine della Scrittura, ci rimandano all’armonia dell’Eden, quando l’uomo passeggiava nel creato con tutti gli animali, senza violenze né contrapposizioni, così come ci rimandano, lo abbiamo letto poco fa, all’armonia ristabilita dopo il diluvio. In questi termini il deserto in cui Gesù dimora quaranta giorni, ma anche e soprattutto il deserto reale nel quale oggi ci sembra di essere sprofondati, può diventare, alla luce dello Spirito, lo stesso che accompagna Gesù nel suo deserto, e nel discernimento della Parola, occasione per ricostruire noi stessi.
Cosa vuol dire questa ricostruzione? Che quello stesso deserto che è fame, sete, solitudine, fatica, può divenire, allo stesso tempo, luogo della bellezza, della relazione, luogo in cui capiamo cosa è Dio per noi, cosa Dio vuole da noi, una straordinaria opportunità per essere noi stessi.
Lo stesso deserto può essere motivo di disperazione o occasione di rinnovamento, di grazia, di fioritura. Luogo e tempo che ci fanno subire la vita o luogo e tempo che ci vedono protagonisti della nostra vita.
Il nostro Dio ha voluto entrare nella storia a partire da questo deserto quasi a sancire, ancora una volta, quell’alleanza tra cielo e terra che non verrà mai meno: «Io stabilisco la mia alleanza con voi, non sarà più distrutta alcuna carne dalle acque del diluvio, né il diluvio devasterà più la terra».

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