FOTO A Montelparo la festa in onore di Sant’Antonio e la tradizione del baccalà al tempo del Covid

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Di Giuseppe Mariucci

MONTELPARO – Una domenica, quella del 17 gennaio 2021, di vera e profonda desolazione per i Montelparesi e per coloro che, numerosissimi (tantissime migliaia), erano solitamente qui diretti per perpetuare la leggenda, la storia, il folclore, la religiosità e la partecipazione popolare che ancora avvolgono, dopo trecento anni, la festa di Sant’Antonio Abate a Montelparo!

Nel 2021, infatti, non è stato possibile effettuare questo avvenimento, che prevede anche la preparazione di quell’unica e inimitabile ricetta del baccalà preparato dal Comitato Sant’Antonio, a causa dei  difficilissimi momenti dettati dalla Pandemia Mondiale del Covid/19!

La parrocchia, per la messa domenicale celebrata nella palestra comunale, con l’aiuto dei “Festaroli” quest’anno rimasti senza quegli “altri impegni” ben più pressanti (la preparazione, la cottura e la distribuzione del baccalà), tutti qui presenti in prima fila (rispettando severamente tutte le regole dettate dal Covid), aveva comunque posto in bella presenza, al fianco dell’altare, la statua di Sant’Antonio Abate.

La cerimonia ha avuto, nemmeno a dirlo, un bellissimo momento nell’omelia del Priore Fra Emanuele che ha fatto grande presa nei fedeli presenti (era qui anche il Sindaco Marino Screpanti, anche lui “Festarolu”!) rammentando tutti i valori della vita e della storia di Sant’Antonio Abate! Ha quindi invitato i presenti a declamare insieme una particolare preghiera, rivolta al Santo, di cui riportiamo alcuni passi:

“Glorioso Sant’Antonio, ti preghiamo di intercedere per noi…. . Aiutaci a seguire la strada dell’umiltà, della pazienza, della vita sobria e della preghiera fiduciosa. … Sono innumerevoli i mali e le angustie che da ogni parte ci affliggono: sii tu… il nostro consolatore e aiutaci, con la tua preghiera al Signore, il medico delle nostre anime e corpi! … E anche quaggiù in terra facci sperimentare il tuo patrocinio …. . Proteggi e custodisci i nostri animali affinché ce ne possiamo servire nel massimo rispetto della natura. Aiutacii a diventare maturi nell’amore del Signore e ne bene Suo. Amen!”

Per ricordare storicamente il Santo Antonio Abate proponiamo anche (in un riassunto brevissimo) quanto ebbe a dire, in un Gennaio di qualche anno fa, il prof. Luigi Rossi, storico delle tradizioni locali, con una sua eccellente e apprezzata relazione fatta proprio a Montelparo!

“La festa di Sant’Antonio Abate nella tradizione popolare”:
“Il culto di Sant’Antonio protettore degli animali risale al medioevo ed è diffuso in tutta l’Europa cattolica. Da quando le reliquie del Santo anacoreta egiziano, morto a 105 anni nel 356 d.C., furono portate nel Delfinato in Francia nell’XI secolo, sorse un ordine monastico detto “Antoniano” che si dedicava alla cura degli infermi….  La festa del santo, il 17 di gennaio, divenne presto, nella società contadina, la più importante dell’anno. Gli animali, infatti, rappresentavano una fondamentale risorsa sia nel medioevo, quando l’allevamento era prevalente sulla cerealicoltura, che nel successivo sistema mezzadrile quando il grano e l’olio finivano quasi tutti nei magazzini padronali….. …La necessità di avere dei protettori celesti, quando non c’erano rimedi medici, veterinari e tecnologici era quindi condivisa da uomini e animali. Il contadino, poi, che viveva quasi in simbiosi con gli animali condividendo con essi l’abitazione, il lavoro e a volte il cibo, sentiva il dovere di impetrare per essi una protezione divina perché “una disgrazia nella stalla è peggio che in casa” e poteva portare alla rovina.

L’organizzazione della festa era prerogativa esclusiva di un comitato di contadini che provvedeva alla questua, agli spari dei tonanti nei giorni precedenti, a ordinare e pagare le messe, la processione, la banda musicale, la benedizione degli animali, la lotteria serale, ma soprattutto la “mangiata”, alla quale erano invitati anche i non contadini e i padroni, e che rappresentava l’occasione per una sorta di rivincita del mondo contadino su quello cittadino e di quello animale su quello umano. ….”

Infine, per sottolineare lo stato d’animo di sofferenza che si è avvertito a Montelparo in questi giorni, vogliamo qui riportare alcune righe delle dichiarazioni (delle molte arrivate) giunte agli organizzatori (“Festaroli”):

“Per chi come me e’ nato e cresciuto a Montelparo la festa di Sant’Antonio è l’appuntamento dell’anno, a prescindere da dove ora ti trovi. …… . Quest’anno la festa ci e’ stata tolta dal covid, ma tutti la stiamo comunque vivendo. Sant’Antonio per me rappresenta appartenenza, gioia, voglia di stare insieme……. .

E’ correre in paese, dal 26 dicembre, per assicurarsi “u coppu”; significa ritrovarsi, senza darsi appuntamento, al solito posto e alla solita ora, … incontrare amici che non vedi da tempo, ma sai che ci saranno;  significa …. festeggiare tutti insieme; far conoscere il tuo paese e  le sue antiche tradizioni a persone che, per la prima volta e per l’occasione, arrivano fin quassù! …E…. tanto tanto altro ancora…! … Non vedo l’ora che passino in fretta questi momenti complicati e di rivivere tutto cio’!”.

“Quest’anno molto è mancato, (per alcuni anche troppo), ma il Baccalà di Sant’Antonio continua nelle nostre famiglie perché non è una pietanza qualsiasi …. crea bellissimi momenti conviviali….., riunisce persone di solito lontane, …  cibo eccellente e prodotto di qualità ,…. tanti bei ricordi dei “Festaroli” e degli avventori, oltre a creare un pizzico d’orgoglio paesano! Perciò è qualcosa di vivo e con radici profonde: meriterebbe molto altro ancora… . Se nel 2021 è stato fatto un passo indietro lo è stato fatto solo per ……  prendere la rincorsa e… ripartire alla grande!”

“Oggi ho avuto la possibilità di assaggiare il baccalà fatto in casa da un mio caro congiunto … montelparese….: sono stra-felice perché ho potuto gustare quegli stessi unici sapori del vero baccalà di Sant’Antonio! Ciò mi ha in parte assopito la tristezza della mancanza, quest’anno, di questa secolare tradizione!!..”

Molti, a Montelparo ma non solo, hanno  pensato di rimediare preparandolo in proprio, rigidamente chiusi nelle loro case e come una sorta di devozione dedicata alle proprie famiglie, cercando di ricreare la suggestione del “Baccalà di Sant’Antonio Abate”!

Il bello di questo è stato che, in tantissimi, hanno inviato alla pagina “Facebook” dedicata all’avvenimento anche decine e decine di foto del proprio prodotto fatto in casa! Le stesse, a cura dell’organizzazione, verranno in seguito tutte pubblicate sul sito internet  www.baccalasantantoniomontelparo.it !

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