Nelle scuole e sulle piazze in cerca di adulti

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Paolo Bustaffa

Immagini sempre più eloquenti e voci sempre più insistenti: i giovani davanti alle scuole chiuse prendono la parola per esprimere i loro pensieri sul loro futuro che è anche il futuro di un Paese.
Non è difficile cogliere il senso di responsabilità di cui sono intrise le loro dichiarazioni. Si è presi in contropiede da tanta passione per un’idea di scuola che, senza sminuirne il valore, va oltre l’istruzione e diventa luogo e tempo di vita, di progetto, di responsabilità verso sé stessi e verso gli altri.
Un’idea di una scuola che intreccia l’istruzione con la ricerca di senso della vita propria e altrui.
Tra i molti aspetti delle questioni poste da studenti e studentesse quello che più colpisce riguarda le relazioni con i docenti accanto a quelle con i compagni di scuola.
Proprio questo desiderio di incontro tra chi è nei banchi e chi è in cattedra rilancia una riflessione sul principio educativo dell’autorità che nulla ha a che fare con l’autoritarismo riscontrabile in altri luoghi pubblici e privati.
Sono i giovani a rivolgersi agli adulti per dire: “abbiamo bisogno anche di voi ma voi avete bisogno anche di noi”.
Il dialogo intergenerazionale non è morto, anzi è cercato e può rinascere grazie a una maturità giovanile che viene a volte taciuta per dare più risalto mediatico all’immaturità che si esprime nella rissa in alcune piazze dove i primi grandi assenti sono gli adulti-genitori.
Nel tempo della pandemia la prima linea della scuola si affianca a quella degli ospedali, su entrambe è in corso la battaglia contro il male e per la rinascita.
E’ però il momento di un’alleanza tra le domande di futuro che, con linguaggi, modalità e percorsi differenti, vengono da questi due fronti.
Da entrambe le prime linee si chiedono ed esigono risposte che sappiano conciliare quei diritti che, sanciti dalla Costituzione, la pandemia ha posto in dura contrapposizione.
Nella scuola saranno studenti, studentesse e insegnanti a respingere la strumentalizzazione politica sempre pronta a impadronirsi di una sofferenza per trasformarla in arma da scontro.
I giovani hanno detto in tutte le lingue che il loro pensiero e il loro progetto non sono quelli di adulti in cerca di potere e profitto. I giovani sanno distinguere, cercano altro, cercano adulti che senza rinunciare a essere tali accettino di ragionare e confrontarsi lealmente nella comune ricerca di senso.
Qualcosa di nuovo sta nascendo mentre infuria il contagio e ai suoi tre colori si affianca quello grigio della mediocrità politica e culturale. Cresce una generazione che con altri colori intende disegnare il futuro.

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