Sorelle Clarisse “Si apre con un grido la liturgia di questa prima domenica di Avvento”

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DIOCESI – Lectio delle Sorelle Clarisse del monastero Santa Speranza di San Benedetto del Tronto.

Si apre con un grido la liturgia di questa prima domenica di Avvento.

Leggiamo nel libro del profeta Isaia: «Tu, Signore, sei nostro padre…perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie? Ritorna per amore dei tuoi servi…».
Fa eco il salmo responsoriale: «Tu, pastore d’Israele, ascolta…risveglia la tua potenza e vieni a salvarci. Dio degli eserciti, ritorna!».
Anche San Paolo, nella seconda lettura, scrive ai cristiani di Corinto, «a voi – dice – che aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo», ad una comunità, cioè, che aspetta il ritorno del Signore.
Tu, Signore, tu pastore di Israele, tu Signore nostro Gesù Cristo…tu, ritorna!
Anzi…secondo l’esatta traduzione del verbo, il grido dell’uomo che sale a Dio dalla Parola di oggi è “Tu, Signore, convertiti!”.

Può sembrare strano alle nostre orecchie che l’appello alla conversione sia rivolto dall’uomo a Dio. Di solito, lo ascoltiamo, lo conosciamo rivolto a noi…ma sappiamo anche che, da soli, non riusciamo ad imboccare la via del ritorno al Padre.
Siamo consapevoli di esserci allontanati da lui, lo abbiamo appena letto: «Perché Signore ci lasci vagare lontano dalle tue vie?». Signore, siamo distanti, ci siamo imbarcati su altre rotte, rotte lontane, rotte sconosciute, vieni da noi, torna a prenderci!

Leggiamo ancora dal profeta Isaia: «Ecco tu sei adirato perché abbiamo peccato contro di te…tutti siamo avvizziti come foglie, le nostre iniquità ci hanno portato via come il vento». Signore, siamo in balia di noi stessi, senza orientamento…torna a prenderci, scendi e torna per riportarci sull’unica via, la tua via.

Ancora canta il salmista: «Dio degli eserciti, ritorna. Guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna…» …la tua vigna, quella che tu hai piantato, curato, custodito ora è desolata, devastata, calpestata, colma di macerie…Signore, visita la tua vigna, torna a ridarle vita, affinché dal ceppo secco possa sbocciare ancora un germoglio.

Signore, solo se tu ti converti a noi, noi possiamo rialzarci, noi possiamo tornare liberi, noi possiamo tornare vivi e possiamo tornare a te.

Iniziamo questo tempo di Avvento nella consapevolezza che, lontani da Dio, non c’è vita, lontani da Dio non c’è salvezza! Iniziamo questo tempo di Avvento gridando anche noi “Signore, ritorna!” perché non siamo noi, con le nostre forze, con i nostri meriti a ritornare da Lui ma è Lui che ci raggiunge là dove ci siamo dispersi, persi, smarriti.

Noi siamo soliti fissare lo sguardo sulle nostre foglie avvizzite, sui nostri panni immondi, come direbbe il profeta Isaia, sui nostri insuccessi, sulle nostre mancanze…così ci chiudiamo, ci intristiamo.

Ecco, l’Avvento è fissare lo sguardo su Dio, sulla sua fedeltà che è più grande di ogni nostro smarrimento, sul suo amore di Padre. «Signore, tu sei nostro Padre, noi siamo argilla e tu colui che ci plasma, tutti noi siamo opera delle tue mani. Tu Signore, sei nostro Padre, ritorna per amore dei tuoi servi, tua eredità».

Sia questo nostro grido, questa nostra preghiera, questo nostro desiderio a mantenere viva l’attesa del Signore ogni giorno della nostra vita così che «…quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera, o a mezzanotte o al canto del gallo, o al mattino, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati».

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