A tu per tu con Emanuale Mancini, rappresentante del Liceo “Rosetti”

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Durante le elezioni per i Rappresentanti di Istituto del Liceo Scientifico “Rosetti” che si sono tenute il 26 e 27 ottobre Emanuele Mancini è stato eletto insieme a Francesco Maria Nardinocchi, Giacomo Capriotti e Francesco Palamara. A lui abbiamo chiesto come gli studenti del Liceo stanno vivendo il ritorno della didattica a distanza.

Come stanno vivendo i ragazzi del Liceo Scientifico il ritorno alla didattica a distanza?
Sicuramente non è stato facile abituarsi di nuovo ad una dinamica del genere dopo aver passato le prime settimane in presenza, seppur con alcune restrizioni. Non neghiamo che ci fosse un briciolo di speranza per poter continuare ad andare a scuola, ma sapevamo che la situazione sanitaria alla fine ci avrebbe condannato a tornare alla didattica a distanza. Rispetto al primo lockdown, è sicuramente cambiato l’approccio degli insegnanti, che non solo hanno avuto il tempo di prepararsi al meglio e adattare i propri metodi a questa modalità, ma hanno anche metabolizzato che, non trattandosi di una situazione provvisoria, bisogna organizzarsi quasi come se fossimo in classe, il che è sicuramente positivo dal punto di vista dell’apprendimento.

Davanti all’evolversi della situazione che sensazioni hanno gli studenti? Prevedete di tornare in classe magari dopo Natale o temete che si andrà avanti così fino alla fine dell’anno?
Ad essere sinceri, permea un filo di pessimismo tra le telecamere degli studenti, che stanno pian piano realizzando che la situazione difficilmente migliorerà drasticamente nei prossimi mesi. Tutti speriamo che, con i provvedimenti presi di recente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Presidenti delle Regioni, il quadro sanitario migliori e ci sia un’apertura, seppur lieve, in concomitanza con le festività natalizie. Ciò non toglie, purtroppo, che la maggior parte degli studenti crede che non sarà assolutamente facile uscire da questa situazione e teme di aspettare almeno fino alla prossima primavera.

Secondo lei il protrarsi di questa situazione pregiudica fortemente la formazione dei ragazzi?
Lo scorso anno l’emergenza sanitaria, e di conseguenza il repentino adattamento delle modalità di insegnamento, ha colto tutti alla sprovvista. Il fatto di non essere stati pronti, data l’imprevedibilità di una catastrofe simile, ha sicuramente influito sia sugli studenti, poco abituati a seguire la lezione da dispositivi elettronici, che sui professori, ancor meno avvezzi all’uso della tecnologia. Da quest’anno crediamo che la preparazione e l’organizzazione preventiva siano fondamentali, sia dal punto di vista degli studenti, ormai abituati a questo modello come se fosse uno standard, che da quello degli insegnanti, che con un duro lavoro nei mesi precedenti hanno saputo adeguarsi per non rimanere indietro con i programmi e utilizzare nuove strategie per far innalzare il livello d’attenzione dei ragazzi.

Tutti gli studenti hanno la possibilità di connettersi o ci sono delle situazioni di difficoltà?
Per quanto riguarda la nostra scuola, e per quanto ne siamo a conoscenza, non ci sono stati gravi casi di studenti ai quali mancassero qualsiasi tipo di dispositivo per seguire la lezione, come può essere accaduto in altri tipi o ordini di scuole. Sicuramente, una dinamica riscontrata è quella della mancanza di computer o laptop per seguire la lezione da una postazione stabile: molti studenti hanno risolto il problema usando il cellulare, che sicuramente non è ottimale come un monitor, ma perlomeno permette loro di seguire.
Per sopperire anche a queste mancanze, la scuola ha a disposizione numerosi laptop e tablet in comodato d’uso per gli studenti che, per esempio, essendo componenti di famiglie numerose, non dispongono di abbastanza dispositivi e devono ricorrere al cellulare. Per fortuna, in un modo o nell’altro, siamo tutti riusciti a connetterci!

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