Padre Luigi da Montelparo a Cuba come missionario: “Una chiesa vicina alla gente”

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Venerdì 16 ottobre presso la chiesa San Filippo Neri si è svolta una veglia di preghiera in preparazione della Giornata Missionaria Mondiale 2020 che quest’anno ha per tema “Eccomi, manda me” (Is 6,8). Il momento di preghiera è stato presieduto dal Vescovo Carlo Bresciani e animato dal coro. Dopo l’introduzione di don Nicola Spinozzi, responsabile dell’Ufficio Missionario Diocesano, i fedeli hanno ascoltato delle letture incentrate sul tema della missione.

Particolarmente toccante la testimonianza di padre Luigi, originario di Montelparo e missionario a Cuba da 12 anni. Il religioso è partito nel 2008 quando era parroco a Montedinove e sta svolgendo ora la sua opera di apostolato a Cuba, dove i frati minori convenutali sono presenti con due case, una Matanzas e una a L’Avana: «Cuba ha 11 milioni di abitanti e i cattolici sono l’uno, massimo il due, per cento fra praticanti e non praticanti. Un numero dunque molto basso. La società cubana è strutturata in modo molto speciale: io dico sempre che Cuba è un mondo nel mondo perché ha delle caratteristiche proprie che non si ritrovano in nessuna altra parte. La situazione economica è molto difficile: c’è il turismo, però attualmente il virus ha prodotto effetti negativi anche in questo settore. Le industrie sono pochissime, la produzione locale è limitata e vengono importate molte cose. Per quanto riguarda la situazione politica da 61 anni c’è al potere un governo comunista che ha praticato sempre il marxismo-leninismo che viene inculcato sin da quando i bambini vanno all’asilo e poi passano alle elementari, alle medie, alle superiori e lì c’è continuamente una ideologia che passa attraverso l’insegnamento».

Il religioso ha continuato descrivendo la situazione della Chiesa a Cuba: «Come uomini di Chiesa o religiosi non possiamo mai mettere piede in una scuola: mai siamo entrati in una scuola perché non te lo permettono. Questo ci dice anche della difficoltà che si vive nell’azione pastorale. Abbiamo la grazia di una Chiesa povera di mezzi, di strutture e di religiosi: molti religiosi e sacerdoti vengono da altri paesi per aiutare la Chiesa cubana. Però è una chiesa vicina alla gente, che condivide le gioie e le speranze delle persone, che cerca di vivere con le difficoltà presenti accanto alla gente, soprattutto a quella più povera che non ha possibilità per andare avanti. Questo mi ha anche aiutato nel mio cammino di religioso e come sacerdote perché è una chiesa che si preoccupa per le persone più lontane, più povere e vulnerabili. Pertanto molto spesso nelle parrocchie ci sono le mense per i poveri e per gli anziani, come si sostengono le persone più in difficoltà con una quota mensile o con dei viveri e noi vediamo proprio la necessità di aiutare queste persone che non possono andare avanti con i propri mezzi. Come famiglia religiosa dei frati conventuali noi cerchiamo di condividere le piccole cose di ogni giorno insieme alla gente: adesso con il problema del virus abbiamo fatto delle lunghe file anche per i viveri di prima necessità, siamo tutti sulla stessa barca senza distinzione. Questo è importante: la gente vede che noi camminiamo con le persone condividendo le difficoltà della vita quotidiana».

Padre Luigi ha infine spiegato l’autentico senso della missione: «A Cuba l’importante è seminare, poi, quando Dio vorrà, arriveranno i frutti. Chi semina a volte non vede il risultato, però appunto è importante gettare il seme. Porto l’esempio di un sacerdote spagnolo che sempre mi ha colpito e che ha vissuto per 50 anni a Cuba. Lui per tanti anni, durante il periodo più duro, quando professare la fede a volte comportava l’essere arrestati oppure ricevere l’ingiuria degli altri, aveva l’incarico di recarsi ogni sabato sera in una piccola chiesa a celebrare la Messa. Suonava la campana e si metteva seduto ad aspettare la gente: a volte non arrivava nessuno, qualche volta due persone, altre volte tre. Ma lui, anche se non veniva nessuno, è rimasto fedele e ogni sabato sera era lì puntuale a celebrare la Messa. Bene! Sono passati gli anni, è migliorata la situazione e la fede si può professare senza problemi e dove andava questo sacerdote oggi c’è una comunità cristiana. Per questo noi a Cuba mai guardiamo al numero delle persone che vengono in Chiesa e abbiamo imparato a non guardare a queste cose, ma a pensare solo alla semina».

La meditazione del vescovo Carlo invece è stata tutta centrata sulla missione come frutto della coscienza di essere figli di Dio: Le letture che abbiamo ascoltato ci impongono due domande: “Come essere costruttori di fraternità?” e “Perché essere costruttori di fraternità?”. Noi lo sappiamo: c’è un legame tra tutti noi che non è solo quello che viene dal sangue e dalla carne, ma deriva dall’essere figli di Dio. Se siamo figli dobbiamo imparare a guardarci con gli occhi dei fratelli che si riconoscono prima di tutto figli dello stesso Padre!.

Molti – ha proseguito il vescovo – non hanno ancora capito che sono figli e che c’è un Padre che ci ama! Un Padre che non libera necessariamente dalle cose materiali, ma libera spiritualmente. Tutti sappiamo quanto di bene viene fatto dalla Chiesa ovunque e in maniera diversa dal punto di vista materiale. Però la fraternità di cui abbiamo più bisogno è quella spirituale che ci rende capaci di vivere in tutte le situazioni, anche quando esse non necessariamente ideali, come appunto quelle affrontate da Giona, da San Paolo o dai discepoli che vengono inviati da Gesù come agnelli in mezzo ai lupi, come abbiamo ascoltato nelle letture.

Al termine della funzione il Vescovo Carlo ha ringraziato don Nicola Spinozzi, Direttore dell’Ufficio Missionario Diocesano, don Gianni Croci, Parroco della parrocchia “San Filippo Neri” e il coro parrocchiale per aver animato la liturgia.

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