San Benedetto, #restiamoliberi: sabato 17 ottobre in piedi e in silenzio per fermare il ddl Zan

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SAN BENEDETTO DEL TRONTOSabato 17 ottobre alle ore 17.00 in Piazza Giorgini avrà luogo la manifestazione #restiamoliberi per chiedere che non venga approvato il disegno di legge (ddl) Zan, che prevede delle modifiche agli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale, in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere. I manifestanti, rispettando le distanze di sicurezza, leggeranno silenziosamente un libro, rimanendo in piedi per un’ora. Solo alla fine verrà letto un comunicato nel quale si specificano i motivi della protesta.

Il ddl Zan è abbastanza controverso e sta animando un ampio dibattito in tutto il Paese. Per gli estensori del ddl tale legge tutelerà maggiormente le persone da discriminazioni di carattere sessuale, coloro che invece si dichiarano contrari vedono in questa norma una minaccia per la libertà di espressione.

In effetti tutti coloro che subiscono violenza sia essa verbale, fisica o psicologica, omosessuali compresi, sono già tutelati dal codice penale. In tal senso si è espressa anche la Conferenza Episcopale Italiana che è intervenuta attraverso il quotidiano Avvenire ribadendo che non esiste «nessun vuoto normativo per assicurare alle persone omosessuali la tutela contro maltrattamenti, violenze, aggressioni. Il nostro codice penale dispone già degli strumenti necessari per garantire in ogni situazione il rispetto della persona».

L’intervento è espressione dell’insegnamento della Chiesa. Infatti il Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 2358 afferma, fra l’altro, che gli omosessuali «devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione». Risulta dunque chiara la posizione dei vescovi: la Cei non sostiene alcuna forma di emarginazione e, a maggior ragione, di violenza, ma solo il diritto di sostenere e annunciare la propria concezione antropologica, che nessuna legge dovrebbe impedire o addirittura punire, la qual cosa fra l’altro rasenterebbe l’assurdo, poiché tale concezione su matrimonio e famiglia combacia con quella sancita dalla nostra Costituzione che all’articolo 29 recita: «La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio».

È dunque diritto della Chiesa e prima ancora di ogni uomo, indipendentemente dal suo credo, poter affermare che il matrimonio realizza la complementarietà fra uomo e donna e che i bambini hanno diritto a vivere in un tale contesto affettivo ed educativo. Tale posizione in nessun modo può essere intesa come discriminazione verso altre persone.

Se dunque la legge ordinaria già punisce violenze e discriminazioni, qual è il vero obiettivo del ddl Zan? Forse proprio quello di impedire che alcune persone di manifestare la propria opinione su questi temi. Questo – e non il contrasto alla violenza – è il vero tema in ballo e proprio questo suscita le maggiori perplessità fra gli organizzatori che si domandano: «Sarà possibile per chi gestisce una palestra vietare l’accesso agli spogliatoi femminili ai maschi cosiddetti transgender che “si sentono donne”? Sarà possibile, in una gara sportiva per donne, escludere un cosiddetto transgender maschio? Sarà possibile per un genitore fare in modo che il figlio non partecipi ad attività scolastiche organizzati da realtà lgbt? Sarà ancora possibile per un sacerdote citare pubblicamente la dottrina cristiana sul matrimonio e sulla sessualità e insegnarlo? Sarà possibile dire pubblicamente che la pratica dell’utero in affitto è un abominio o dirsi contrari alle adozioni cosiddette omo-genitoriali? Sarà ancora possibile contestare una legge, come quella sulle unioni civili, senza rischiare di essere denunciati?». Per gli organizzatori la risposta è «No» perché il reato di “omofobia” non viene definito dal legislatore, lasciando così enormi spazi a interpretazioni e derive liberticide che potrebbero colpire chiunque esprimerà un pensiero non allineato al mainstream.

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