Don Vincenzo Catani: “Mamma mia!… Sto diventando razzista?”

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di d. Vincenzo Catani

È stato un moto istintivo, come un riflesso incondizionato (e per questo più pericoloso), quando ho sentito alla televisione un ennesimo sbarco avvenuto a Lampedusa di due barconi di profughi che provenivano dalla Libia. “Arrivano ancora! Non se ne può più!”. Poi mi sono accorto del mio stupido atteggiamento e avrei voluto schiaffeggiarmi.
In quel momento mi sono sentito razzista, intollerante, fazioso, gretto, insofferente, intransigente, partigiano, settario, meschino, ottuso, ristretto, squallido. In una parola… un verme! Un verme che predica bene, ma che alla prova dei fatti si fa sopraffare dall’istinto primordiale di esclusione di altre persone umane bisognose, senza un minimo di collegamento fra cervello e cuore.
Sono questi riflessi istintivi che oggi vanno per la maggiore, anche fra le persone “perbene’, anche fra quelli che si fanno il segno della croce tutti i giorni. Sono per questi riflessi istintivi di milioni di persone che si arriva a creare i muri fra Stati Uniti e Messico e fra Ungheria e profughi dai Balcani, che si bloccano le navi delle ONG, che si fanno leggi “di contenimento”, che si mettono alcuni prima di altri, che si procurano i morti in mare, che si dividono le famiglie, che si creano scene drammatiche come quelle madri costrette a bruciare plastica per scaldare i figli nei campi profughi. E la lista è lunga, come lunga è la scia di lacrime lasciata da milioni di uomini, donne e bambini.
Guai a me se indurisco il cuore.
All’inizio del suo servizio di vescovo di Roma, nel 2013, papa Francesco ha scritto una frase che mi ha fatto riflettere e me la tengo scritta in un pezzettino di carta dentro il portafoglio: “La Chiesa è chiamata ad essere sempre la casa aperta del Padre, non è una dogana, ma la casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la sua vita faticosa”.
Per fortuna il mio razzismo è durato solo un momento e mi sono ripreso subito.
E come facevo altrimenti ad andare davanti a Cristo con la mia faccia tosta da impunito?

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1 commento

  • Giuseppe gennari     3 ottobre 2020 alle 13:42     Permalink

    Condivido in toto, siamo così, come tutti… ma con nel cuore una scintilla strana, d’amore forse, e quindi… non proprio come tutti!

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