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Israele, dal 18 settembre nuovo lockdown

Daniele Rocchi

Il governo israeliano ha deciso un lockdown di almeno tre settimane a partire dalle 14 di venerdì 18 settembre. L’annuncio del premier Benyamin Netanyahu è arrivato al termine di una riunione straordinaria del governo.

La decisione, ha spiegato il premier, è stata resa necessaria dall’allarme lanciato dal sistema sanitario nazionale che potrebbe non reggere un ulteriore aumento dei contagi e dei casi gravi. Nella giornata di domenica si sono registrati 2506 nuovi casi (il totale da inizio pandemia supera i 153 mila casi) e 8 decessi (che fanno salire il bilancio a 1108). Sono 513 i casi gravi. L’inizio del nuovo lockdown coincide con il capodanno ebraico, il Rosh Hashana, e durerà almeno fino al 10 ottobre, festa di Simchat Torah che chiude il periodo delle grandi festività ebraiche. Le preghiere saranno permesse solo a gruppi di 10 persone. Dunque niente assembramenti per Rosh Hashanà, per il digiuno del Kippur e Sukkot (la festa della Capanne), feste tradizionalmente segnate da grandi incontri e pasti in famiglia e da ritrovi in luoghi pubblici. Per questo motivo sono contrari al lockdown i partiti religiosi che formano la coalizione di governo. La spaccatura dentro l’Esecutivo si è consumata con le dimissioni del ministro dell’Edilizia Yakov Litzman, già ministro della Salute durante la prima fase della pandemia, esponente ultraortodosso di “Torah Unita”, partito che avrebbe anche minacciato di abbandonare la coalizione. Le misure adottate per questo confinamento ricalcano quelle entrate in vigore nel primo lockdown, lo scorso marzo-aprile: smart working, spostamento ammesso entro i 500 metri dall’abitazione, chiuse scuole – che avevano riaperto il 1 settembre – negozi e ristoranti, quest’ultimi abilitati solo per consegne a domicilio e limitazione degli assembramenti a 10 persone in spazi chiusi.

Convivere con il virus. “La decisione era nell’aria a causa dell’aumento dei contagi – dichiara al Sir il Custode di Terra Santa, padre Francesco Patton -. Le imminenti festività ebraiche sono occasione di assembramento e rappresentano un rischio maggiore davanti al fatto che i contagi sono andati fuori controllo”. Per il Custode occorre

“imparare a gestire la situazione senza farsi prender dalla paura che non porta a nessuna ripresa”.

“Non siamo più a marzo – spiega padre Patton – quando non sapevamo come intervenire. Ora sappiamo meglio, a livello sanitario, come fronteggiare il virus. Certamente vanno prese in carico e protette le persone più a rischio, ma è chiaro che un po’ di normalità va ritrovata”. Per ciò che riguarda l’impatto del nuovo lockdown sui santuari e sui Luoghi santi il Custode non prevede particolari conseguenze perché, afferma, “non ci sono pellegrini. Le uniche presenze che registriamo sono quelle di visitatori locali e fedeli del posto. La vita dei santuari oggi scorre tra la preghiera comunitaria e la manutenzione dei siti. Le conseguenze saranno pesanti sulle nostre scuole costrette a chiudere. Sarà difficile per le famiglie tenere i figli in casa e andare a lavorare, per chi ancora ha un impiego”. Da qui la necessità, ribadita dal Custode, di

“ragionare in termini di gestione della pandemia con la quale – dicono gli esperti – dovremo imparare convivere ancora per parecchio in attesa del vaccino”.