Sorelle Clarisse: “La Parola che Dio ci rivolge riesce a toglierci ogni paura e addirittura ci fa sfidare il pericolo”

Condividi questo articolo sui social o stampalo

DIOCESI – Lectio delle Sorelle Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto.

È appena avvenuto il miracolo della moltiplicazione dei pani. E «subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca». Subito costrinse…i discepoli, come ciascuno di noi, vorrebbero sempre poter arrestare, poter fermare ogni momento di successo, di gloria, gli attimi dorati della vita…Gesù vuole, però, che non si sentano appagati, saziati da quanto accaduto di straordinario e li spinge verso l’altra riva, li rimette, cioè, in strada, sulla strada della vita.

Chiede loro di precederlo: non va con loro ma sale sul monte a pregare, ha bisogno di stare col Padre ed entra così tanto nella relazione con Lui che solo «sul finire della notte andò verso di loro camminando nel mare».

Il mare è agitato da un forte vento, il cielo è buio, la barca dei discepoli è sbattuta tra le onde e, nella notte, è come avvolta dal nulla…è una situazione abbastanza normale nella vita …e proprio in quella esperienza di fatica, al contrario di quanto la nostra fragilità spesso ci spinge a credere, il Signore li raggiunge. Un Dio che raggiunge coloro che ama, fin dentro i loro problemi, i disastri, le bufere che spesso colpiscono i nostri giorni.

«E’ un fantasma!». I discepoli non riconoscono il loro Maestro: sono scoraggiati, pensano di non potercela fare. A volte, infatti, siamo talmente ingarbugliati che facciamo difficoltà a pensare che Dio ci sia anche nei nostri ingarbugliamenti.

«Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Sono qua, abbiate fede, perché è la fede in me che fa sperare, credere, osare l’impossibile.

«Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque!»: se è vero che Dio è con me e non è un fantasma, allora anche io posso essere come Lui, vincere la morte, cavalcare le onde di una vita umana fragile e incerta.

La Parola che Dio ci rivolge riesce a toglierci ogni paura e addirittura ci fa sfidare il pericolo.

Con l’acqua sotto e la tempesta sopra, Pietro scende dalla barca e rischia sul filo della Parola. Ci riesce, piedi saldi sulla Parola e occhi negli occhi di Gesù.

Poi irrompe la nostra umanità, il nostro ragionare e ci fanno mettere il punto di domanda sulla Parola: finché, cioè, Pietro guarda a Gesù, cammina diritto sul mare; quando comincia a guardare e a credere di più al vento contrario, alle difficoltà, alle paure, va a fondo.

«Vedendo che il vento era forte, si impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: “Signore, salvami!”».

Signore, salvami: Pietro invoca Gesù, il cui nome, in ebraico, significa proprio “Il Signore salva”.

La mancanza di fede di Pietro diventa allora proprio una invocazione, un grido a Dio. Un grido che fa subito stendere la mano a Gesù per afferrare quella del discepolo: è l’esperienza di Pietro e nostra, della sua e nostra fede inaffidabile di fronte alla piena affidabilità di un Dio che non viene mai meno. Una mano stesa a raccogliere il nostro grido…per portarci oltre, per impedirci che i nostri limiti, le nostre fragilità ci zavorrino e ci fermino nel cammino verso di Lui. Una mano tesa che, come canta il salmista, ci dà una certezza: «Certo, il Signore donerà il suo bene: i suoi passi tracceranno il cammino».

 

Condividi questo articolo sui social o stampalo

Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *