Il Libro Caritas “Frammenti di Viaggio” donato al segretario della Conferenza Episcopale Italiana, Mons. Stefano Russo

Condividi questo articolo sui social o stampalo

DIOCESI – Il dott. Marco Sprecacè, operatore della Caritas Diocesana di San Benedetto del Tronto, nei giorni scorsi ha avuto la possibilità di donare il libro realizzato dalla Caritas Diocesana: “Frammenti di Viaggio” al segretario della Conferenza Episcopale Italiana, Mons. Stefano Russo.

Il Vescovo Russo ha molto apprezzato l’iniziativa e ha ringraziato per il servizio quanti operano nella Caritas Diocesana.

Il dott. Sprecacè dichiara: “Il dott. Sprecacè dichiara: “Abbiamo pensato di rendere partecipe il segretario della CEI per ringraziarlo del sostegno che sia la Conferenza Episcopale Italiana che la Caritas nazionale, attraverso i fondi dell’8×1000, riesce a sostenere e a realizzare progetti che lavorano sull’inclusione sociale.
La Chiesa Italiana sta investendo molto sull’inclusione, sulla fratellanza, la dignità umana.
Per questo motivo auspichiamo che si continui a percorrere tale cammino attraverso nuovi progetti sull’accoglienza e sull’inserimento lavorativo. Il lavoro infatti aiuta a rendere liberi e uguali gli individui. Sicuramente questo libro è stata un opera segno forte per sensibilizzare le persone su quanto si realizza alla Caritas Diocesana.
Colgo l’occasione per ringraziare il Presidente della Caritas Diocesana, il Vescovo Carlo Bresciani, il direttore della Caritas Don Gianni Croci è tutta la splendida famiglia caritas che quotidianamente, con discrezione e cura, sostiene tante persone in difficoltà”.

Di seguito pubblichiamo l’intervento  pubblicato nel libro del Dott. Sprecacè: “Mi chiamo Marco e in Caritas mi occupo di lavoro.
Il lavoro è soprattutto un ambito in cui la persona può diventare più persona. La persona sperimenta la sua creatività, sperimenta i legami che la uniscono agli altri. E per questo che il lavoro è un’esperienza umana fondamentale capace dare il giusto valore. Mi piace riportare questa frase di Papa Francesco: “È il lavoro è quello che rende l’uomo simile a Dio, perché con il lavoro l’uomo è creatore, è capace di creare, di creare tante cose; anche di creare una famiglia per andare avanti. L’uomo è un creatore e crea con il lavoro. Questa è la vocazio
bia che «Dio vide quanto aveva fatto ed ecco, era cosa molto buona« (Gen 1,31). Cioè, il lavoro ha dentro di sé una bontà e crea l’armonia delle cose – bellezza, bontà – e coinvolge l’uomo in tutto: nel suo pensiero, nel suo agire, tutto. L’uomo è coinvolto nel lavorare. È la prima vocazione dell’uomo: lavo rare. E questo dà dignità all’uomo. La dignità che lo fa assomigliare a Dio. La dignità del lavoro.” (Papa Francesco) Quello del lavoro è un argomento assai delicato, dove ognuno arriva con grandi aspettative. Mi trovo spesso ad incontrare volti e incrociare sguardi, facendo attenzione ad avere cura delle loro istanze, rimanendo ancorati alla delicata realtà socio-economica che stiamo attraversando. Non vi nascondo che ho sempre amato ascoltare le storie. Da piccolo restavo incantato mentre i miei nonni mi raccontavano delle loro esperienze passate. Era bello ascoltare le fiabe, legge re le storie dei grandi uomini e donne che nel corso dei secoli hanno dato un con tributo all’umanità. Mi piaceva immedesimarmi nelle storie altrui, cercando di capire come sarebbe stato vivere in quel preciso mor ni di quella determinata situazione. Infatti faccio fatica a restare distante dal mio interlocutore. Sono convinto che ognuno di noi abbia un cammino intrapreso, tal volta difficile, altre meno, ma comunque unico e irrinunciabile. Mi piace ascoltarle quei frammenti di vita perché insegnano, perché educano e aiutano a riflettere. Di solito incontro nel mio ufficio, anche se non ha una collocazione specifica in Cari tas, siamo tanti e in alcune giornate caotiche è difficile trovare una scrivania dove stare. Quando si ascoltano le persone è necessario “perdere tempo” o meglio, dobbiamo imparare a donare il nostro tempo agli altri, senza perdere l’equilibrio necessario. Dobbiamo imparare a sostare nella relazione, spesso siamo troppo impegnati a correre per arrivare chissà dove…ma se non abbiamo il coraggio di fermarci e perder tempo non saremo capaci di vivere pienamente la nostra umanità.

Condividi questo articolo sui social o stampalo

Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *