Card. Turkson, “rivalutiamo il ruolo dei marittimi”

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“Pensiamo ai parenti e agli amici delle innumerevoli vittime del coronavirus (tra cui molti marittimi) e ci sentiamo angosciati e disorientati per l’incertezza del futuro”.

Inizia così il messaggio inviato dal card. Peter Kodwo Appiah Turkson, prefetto del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, ai cappellani, ai volontari e ai sostenitori dell’Apostolato del mare in occasione della Domenica del Mare.

“La pandemia di Covid-19 ha costretto molti Paesi ad imporre un lockdown completo e a chiudere molte aziende, nel tentativo di impedire la diffusione del virus”, scrive il porporato: “Tuttavia, l’industria marittima ha continuato ad operare, aggiungendo così una moltitudine di sfide alla vita già di per sé problematica dei marittimi, mettendoli in prima linea nella lotta contro il coronavirus. Le navi che trasportano circa il 90% dei prodotti che ci sono necessari per continuare a vivere normalmente in queste circostanze difficili, come i prodotti farmaceutici e le attrezzature mediche, hanno continuato a navigare. Prima di fermarsi del tutto, l’industria delle crociere ha lottato per convincere i governi e le autorità portuali a tenere aperti i porti ove poter far sbarcare in sicurezza i loro ospiti. Allo stesso tempo, ha cercato freneticamente di trovare il modo di contenere la diffusione dell’infezione tra i passeggeri e gli equipaggi di navi che sono diventate delle incubatrici per il Covid-19”. “Nonostante il ruolo fondamentale svolto dai marittimi per l’economia globale, un ruolo di grande importanza e necessità che le organizzazioni e le istituzioni hanno cercato di sottolineare durante la crisi causata dal Covid-19, le legislazioni attuali e le politiche prevalenti li hanno appena considerati”, il grido d’allarme di Turkson: “Per questo motivo, la Domenica del Mare è un’opportunità per noi per rivalutare il ruolo dei marittimi e ricordare alcune delle problematiche che incidono negativamente sulla loro vita, e che sono ora acutizzati dal sospetto e dalla paura del contagio”.

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