Turchia: Santa Sophia moschea. Patriarcato russo, “un duro colpo per ortodossia mondiale”

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“Speravamo che le autorità turche avrebbero riconsiderato questa decisione ma con grande rammarico e con grande dolore apprendiamo che è stata presa. È un duro colpo per l’ortodossia mondiale, perché per i cristiani ortodossi di tutto il mondo la chiesa di Santa Sofia assume lo stesso valore che per i cattolici ha” la basilica “di San Pietro a Roma. Questo tempio fu costruito nel VI secolo ed è dedicato a Cristo Salvatore e per noi rimane un tempio dedicato al Salvatore”. Usa parole durissime il metropolita Hilarion, presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, commentando in una intervista a “Russia 24” la decisione presa ieri dalle autorità turche di privare la basilica di Santa Sofia a Istanbul dello status di museo e trasformarla in moschea. “Penso – prosegue il numero due della Chiesa ortodossa russa – che la decisione presa influenzerà sicuramente le relazioni di questo Paese con il mondo cristiano, perché più di una volta, anche negli ultimi giorni, abbiamo sentito le voci dei leader cristiani che hanno invitato le autorità turche a fermarsi”. In campo era sceso personalmente anche il patriarca di Mosca Kirill che, in un comunicato pubblicato il 6 luglio, aveva espresso preoccupazione per la sorte di “uno dei più grandi capolavori della cultura cristiana”. Da Mosca, sia il patriarca Kirill sia il metropolita Hilarion sottolineano il legame strettissimo che intercorre tra la storia del cristianesimo in Russia e Hagia Sophia. “L’immagine di questa chiesa è diventata profondamente radicata nella nostra cultura e storia”, scrive Kirill. Istanbul è sede del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli. Nel comunicato, il patriarca russo ricorda come anche recentemente ci siano stati periodi “a volte piuttosto difficili nella storia delle relazioni tra Russia e Costantinopoli”. Ma poi aggiunge: “Tuttavia, con amarezza e indignazione, il popolo russo ha risposto in passato e ora risponde a qualsiasi tentativo di degradare o calpestare l’eredità spirituale millenaria della chiesa di Costantinopoli”.

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