Economia europea in caduta libera, Italia fanalino di coda

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Gianni Borsa

La recessione economica, generata dal lockdown, colpisce duro. Si insinua in tutte le regioni europee, ma mostra dati asimmetrici: più pesanti in alcuni Paesi – in primis l’Italia, seguita da Francia e Spagna –, meno in altri, come Germania, Polonia e Scandinavia. Le aziende vanno in crisi, la disoccupazione torna a crescere, deficit e debito pubblico degli Stati lievitano in relazione agli interventi per sostenere la ripresa e pagare gli ammortizzatori sociali. Dunque, rispetto alla scorsa primavera, le Previsioni economiche rese note il 7 luglio dalla Commissione Ue a Bruxelles, mostrano risultati peggiori.

Impatto più pesante del previsto. Nell’anno in corso l’economia dei 27 “subirà una grave recessione a causa della pandemia di coronavirus, nonostante una risposta politica rapida e globale sia a livello dell’Unione che a livello nazionale”, spiega l’esecutivo comunitario. Poiché la revoca delle misure di confinamento “procede a un ritmo più graduale di quello ipotizzato” nelle Previsioni di maggio,

“l’impatto sull’attività economica del 2020 sarà più significativo rispetto a quanto previsto”.

L’economia della zona euro “subirà una contrazione dell’8,7% nel 2020, per poi crescere del 6,1% nel 2021, mentre l’economia dell’Ue27 si contrarrà dell’8,3% nel 2020, per crescere del 5,8% nel 2021”. Per il 2020 “è attesa pertanto una contrazione significativamente superiore ai livelli del 7,7% per la zona euro e del 7,4% per l’intera Unione che figuravano nelle previsioni di primavera”. Anche la crescita nel 2021 sarà leggermente meno consistente di quanto previsto. In questo contesto, la situazione italiana è proprio la più compromessa: il Pil scenderà a -11,2% quest’anno, per poi risalire al 6,1% nel 2021. Nel mese di maggio la Commissione indicava per l’Italia -9,5% nel 2020 per poi segnalare un “rimbalzo” del 6,5% nel 2021.

Risposta politica da Ue e Stati. “Finora il coronavirus ha causato la morte di oltre mezzo milione di persone nel mondo, numero che aumenta ancora, giorno dopo giorno, in alcune parti del mondo ad un ritmo allarmante. Le previsioni odierne dimostrano gli effetti economici devastanti della pandemia. In tutta Europa la risposta politica ha permesso di ammortizzare i danni per i nostri cittadini, ma la situazione rimane caratterizzata da disparità, disuguaglianze e insicurezza crescenti”. È fosco il quadro dipinto da Paolo Gentiloni, commissario Ue responsabile per l’economia, nel presentare le Previsioni economiche. “Ecco perché è così importante – sottolinea Gentiloni – raggiungere rapidamente un accordo sul Recovery Plan proposto dalla Commissione, per infondere nelle nostre economie, in questo periodo critico, sia nuova fiducia che nuove risorse finanziarie”. La prossima settimana i capi di Stato e di governo si riuniranno a Bruxelles (17-18 luglio) per decidere sul Recovery Plan: alle imprese, al mondo del lavoro, alle famiglie occorrono risorse, con urgenza.

“Lecito attendersi una ripresa”. “L’impatto economico del confinamento è più grave di quanto avevamo inizialmente previsto. Continuiamo a navigare in acque agitate e siamo esposti a molti rischi, tra i quali un’altra massiccia ondata di contagi”. Il commento di Valdis Dombrovskis, vicepresidente esecutivo della Commissione Ue, sulle Previsioni economiche non si discosta da quello del collega Gentiloni. “Al di là di qualsiasi altra considerazione, le previsioni sono un esempio eloquente della necessità di concludere un accordo sul nostro ambizioso pacchetto per la ripresa, Next Generation Eu, per aiutare l’economia”. Per quanto riguarda i prossimi mesi di quest’anno e il 2021 “è lecito attendersi una ripresa, ma dovremo sorvegliare da vicino il rischio che avvenga a ritmi diversi”: è, questo, un problema ulteriore del quadro economico europeo odierno, con differenze sostanziale tra i diversi Paesi. “È nostro dovere continuare a proteggere i lavoratori e le imprese e a coordinare scrupolosamente le politiche a livello dell’Unione, per poter uscire dalla crisi più forti e più uniti”. Appare evidente che l’impatto della pandemia sull’attività economica sia stato già considerevole nel primo trimestre del 2020, anche se la maggior parte degli Stati membri ha iniziato a introdurre misure di confinamento solo a partire da metà marzo. Tuttavia, aggiunge la Commissione, “i primi dati relativi a maggio e giugno indicano che il peggio potrebbe essere passato. Si prevede che la ripresa acquisti vigore nella seconda metà dell’anno, pur rimanendo incompleta e disomogenea tra gli Stati membri”.

Rischi negativi e… positivi. Un capitolo del documento previsionale si sofferma sui rischi che gravano sull’economia, i quali sono “eccezionalmente elevati”. La portata e la durata della pandemia e delle eventuali misure di contenimento che potrebbero rivelarsi necessarie “rimangono essenzialmente un’incognita”.

Le previsioni si basano sulle ipotesi che le misure di contenimento andranno via via allentandosi e che non si verificherà una “seconda ondata” di contagi.

“Vi sono però rischi concreti che il mercato del lavoro possa subire a lungo termine ripercussioni maggiori del previsto e che le difficoltà di liquidità possano tradursi in problemi di solvibilità per molte imprese”. S’impongono inoltre “rischi per la stabilità dei mercati finanziari ed esiste il pericolo che gli Stati membri non riescano a coordinare in misura sufficiente le risposte politiche nazionali”. Anche l’eventuale mancata conclusione di un accordo sulle future relazioni commerciali tra il Regno Unito e l’Ue potrebbe rallentare la crescita, “in particolare nel Regno Unito”. Più in generale, le politiche protezionistiche e “un’eccessiva presa di distanza rispetto alle catene di produzione globali potrebbero inoltre incidere negativamente sugli scambi commerciali e sull’economia a livello mondiale”. Esistono – per converso – anche “rischi in senso positivo”: ad esempio la disponibilità in tempi rapidi di un vaccino contro il coronavirus e gli effetti concreti del Next Generation Eu, il piano proposto dalla Commissione per far fronte agli esiti della pandemia sul sistema economico e sociale europeo.

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