Irlanda: quasi 7mila aborti in un anno

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“L’enorme contrasto tra il dolore collettivo della nazione” per le 1.735 morti a causa del Covid-19 in Irlanda al 30 giugno e “il blando rapporto di cinque pagine del Dipartimento della Salute”, pubblicato lo stesso giorno, che dettaglia le 6.666 “interruzioni di gravidanza che hanno avuto luogo in Irlanda nel 2019, è sbalorditivo”. Scrivono così i vescovi del Consiglio per la vita della Conferenza episcopale irlandese, riflettendo sul rapporto pubblicato dall’istituzione statale riguardo gli aborti volontari registrati nell’isola lo scorso anno e che spiega le ragioni di queste interruzioni di gravidanza. Ventiquattro sono state compiute “per motivi medici”, cento, per una “condizione che avrebbe potuto portare alla morte del feto”. Ma per i vescovi “non esiste assolutamente alcuna giustificazione morale per decidere che un bambino dovrebbe morire perché ha gravi condizioni di salute”. E poi ci sono 6.542 bambini abortiti all’inizio della gravidanza: “Non li abbiamo mai conosciuti personalmente, ma ognuno era un essere umano unico e prezioso. Non è stata colpa loro se il loro concepimento è stato scomodo o prematuro, il risultato di un’aggressione sessuale o se ai loro genitori mancava il sostegno che li avrebbe aiutati ad abbracciare la vita”. Per i vescovi questi dati sono un “promemoria” delle conseguenze della decisione presa nel maggio 2018, quando il 66,4% degli irlandesi “ha scelto di rimuovere la protezione costituzionale dal nascituro” e contemporaneamente “un nuovo appello alla conversione per gli individui, per l’establishment politico e per la società”.
I vescovi invitano anche tutti i fedeli “a essere sensibili” alle esigenze delle donne che sono in difficoltà in relazione a una gravidanza e “a sostenere le varie organizzazioni a favore della vita”. Inoltre i vescovi guardano al “dolore personale silenzioso” legato a quelle 6.666 morti e invitano chi soffre per un aborto ad “avvalersi del supporto spirituale, sacramentale e pastorale” della Chiesa, assicurando che “saranno accolti senza giudizio e aiutati a trovare la guarigione e la pace”.

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