Direttore Pompei: “C’è un forte inquinamento spirituale”

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Pietro Pompei

C’è in giro un discorso di paura e di rivalsa che spaventa. I tanti anniversari di strage, di uccisioni, nonostante gli inviti alla pace pur nella ricerca della giustizia del nostro Presidente della Repubblica, insieme alle tante manchevolezze sanitarie che hanno permesso al Coronavirus di scorrazzare indisturbato, sta rispolverando una voglia di vendetta che cerca nuovi obiettivi da colpire. Le stragi del “virus” non hanno diminuito quelle allarmanti nell’ambito familiare.
C’è un inquinamento spirituale che supera quello delle risorse della natura, al quale non diamo la stessa attenzione che riserviamo a questo. Strilliamo contro i prodotti transgenici e non ci accorgiamo che giornalmente ci vengono inoculati condensati di violenza e di odio. “Occhio per occhio, dente per dente”, sono tornati ad essere legge universale e la vendetta si respira anche nel più innocuo, all’apparenza, cartone animato per bambini. Una volta c’era, ma continua ad esserci, “Braccio di ferro”, che a lungo andare, si vendicava con una violenza inumana della prepotenza di Bruto e il bimbo partecipava con gioia a quella che il cardinale Tonini definiva “l’estasi dell’arrivano i nostri”.
Oggi la contestazione diventa subito violenza con uccisione e distruzioni inaudite.
Il mondo è diventato un grande “mattatoio”, dove alle grandi stragi fanno riscontro inqualificabili episodi di violenza e di uccisioni come quelle che vedono vittime bambini, donne, barboni e decine di disperati in cerca della “terra promessa”. Da molti giorni c’è in acque internazionali una nave di disperati che nessuno vuole accogliere. Sempre in questi giorni abbiamo letto sui Mass-Media scritti osannanti atti di crudeltà e di violenza contro lo straniero.
Di fronte a questo “scorrazzare” satanico che sembra abbia preso definitivamente possesso del mondo, cosa si chiede al cristiano?
Siate costruttori di pace”, gridava don Tonino Bello e don Primo Mazzolari aggiungeva:” Il cristiano è “un uomo di pace”, non “un uomo in pace: fare la pace è la sua vocazione”. E per dire questo, nel recente passato, ci siam presi il complimento di essere “utili idioti”.
Mons. Loris Capovilla scriveva in una bella prefazione ad un libro di don Primo Mazzolari: “Noi abbiamo appreso dal messaggio cristiano come camminare, dove andare, cosa portare con noi. Cristo ci ha autorizzati ad operare esclusivamente con la forza della Parola e dell’Amore. Preoccupati di non soffiare ora sul fuoco di un più esteso conflitto che ci terrorizza: Nord-Sud, e Dio non voglia: Mondo cristiano-Mondo musulmano, abbandonati idoli ed illusioni, menzogne e compromessi, denunciati interessi inconfessabili, siamo persuasi che solo dinanzi ai testimoni, come i Papi di questi due secoli, come i Gandhi, i La Pira, i Mazzolari, i Martin Luther King, “la morte ha paura” (David Turoldo), la guerra ha paura, la prepotenza ha paura”. E la prima testimone è “la giustizia”.

Don Primo aggiunge: “La pace non sarà mai sicura e tranquilla fino a quando i poveri, per fare un passo in difesa del loro pane e della loro dignità, saranno lasciati nella diabolica tentazione di dover rigare di sangue la loro strada. Senza giustizia non c’è pace. Frutto della giustizia è la pace”.
E nel nostro piccolo mondo “vogliamo rinunciare all’arroganza ed agli egoismi per entrare nell’area della settima beatitudine, pur consapevoli di non essere sovente costruttori di pace, perché non siamo in pace né con Dio, né con noi stessi, né col nostro prossimo”.

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