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San Benedetto, suor Flaviana sulle scuole paritarie: “Il nostro è un servizio pubblico”

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Non è un periodo particolarmente roseo per le scuole paritarie, oltre 12.000 in Italia, di cui quasi 8.000 gestite da enti ecclesiastici o religiosi frequentate da circa 570.000 alunni. Per la legge italiana, insieme alle scuole statali, fanno parte di un unico sistema pubblico di istruzione eppure, nonostante questo riconoscimento, non mancano difficoltà ed ostacoli, soprattutto di tipo culturale, che non permettono al nostro Paese di allinearsi agli standard europei in materia di istruzione e libertà educativa. Ai tradizionali problemi si sono aggiunti quelli più strettamente legati all’emergenza coronavirus che hanno messo in difficoltà tante realtà educative. Scuole paritarie non mancano nel nostro territorio e fra queste spicca l’opera educativa portata avanti dalle Concezioniste. Abbiamo chiesto a Suor Flaviana di parlarci delle difficoltà e delle aspettative dell’istituto che fa capo al suo ordine.

La scuola ha fatto fronte all’emergenza covid. Spiega la religiosa: «Abbiamo due ordini di scuola: la scuola materna e quella primaria. In questo periodo la scuola è stata chiusa e quindi ci siamo attivate subito già dai primi giorni di marzo quando gli insegnanti si sono prima incontrati qui e hanno studiato una modalità per poter fare lezione a distanza e poi subito la settimana successiva hanno iniziato a collegarsi con gli alunni. Hanno lavorato tantissimo ottenendo la risposta dei bambini: ho visto i lavori che gli alunni hanno inviato, certo in modo diverso fra materna ed elementare. Però anche i piccolini hanno risposto: magari la maestra mandava delle poesie o dei disegni da colorare. L’esperienza è andata bene, però certo non è la modalità più giusta per lavorare con i bambini, soprattutto quelli più piccoli, che hanno bisogno del contatto fra di loro e con gli insegnanti. Noi ci auguriamo pertanto che non si debba ricominciare con la didattica a distanza e che invece si possa tornare in presenza, perché l’educazione è qualcosa che si trasmette da persona a persona e la nostra scuola cerca di fare proprio questo e di curare non solo l’aspetto didattico, ma anche l’aspetto educativo guardando soprattutto alla persona, ai suoi bisogni, alla sua famiglia».

Con sano realismo Suor Flaviana spiega anche quali siano le difficoltà economiche: «In questo periodo, il fattore economico che ha colpito tutte le famiglie ha inciso anche sulla scuola. I nostri alunni pagano delle rette bassissime. Poiché le lezioni erano a distanza, abbiamo conservato la retta mensile di 60 € per gli alunni delle elementari e quella di 100 € per la materna, abbonando però alle famiglie il mese di aprile e di giugno, mentre la retta di maggio sarà pagata a metà. Abbiamo cercato anche di non fare soffrire gli insegnanti: pure se sono in cassa integrazione, ci siamo impegnate noi a dare lo stipendio, poi scontando con l’Inps».

In tale situazione – prosegue Suor Flaviana – si è resa necessaria un’azione che potesse accendere i riflettori sui problemi della scuola paritaria, tuttavia senza alcun intento polemico: «L’altra settimana le nostre associazioni di categoria hanno programmato due giorni di sensibilizzazione perché sembrava che il governo in tutte le decisioni che ha preso, non avesse tenuto in considerazione la scuola paritaria: sono stati stanziati sì dei soldi, ma soprattutto per la scuola dell’infanzia. Il nostro slogan è stato “#noisiamoinvisibiliperquestogoverno”. Abbiamo cercato di sensibilizzare sulla questione, ma in maniera benevola, capendo che il disagio è di tutti, anche di chi ci governa, perché se per governare una scuola ci vogliono tante risorse, bisogna attivarsi ecc., pensiamo quanto possa essere impegnativo governare una Nazione!».

Per Suor Flaviana è chiara la missione della scuola paritaria all’interno della società: «La scuola paritaria è pubblica come la scuola statale, poiché il nostro è un servizio pubblico per cui la nostra richiesta è stata di riconoscere questo servizio, soprattutto per le famiglie. Non vogliamo che i soldi vengano dati a noi, se però vengono stanziati dei fondi a favore delle famiglie, queste hanno poi la possibilità di scegliere quale scuola desiderano, nello spirito della libertà di educazione sancito dall’articolo 30 della Costituzione italiana».

La religiosa infine ci ha parlato di cosa si aspetta per il prossimo futuro: «Per settembre non sappiamo cosa succederà, come non lo può sapere nessuno: dipende da come evolverà la situazione. Abbiamo però già un buon numero di iscrizioni sia alla scuola materna che alla scuola elementare e le nostre strutture possono con facilità mettere in atto il distanziamento sociale perché disponiamo di aule molto grandi e degli spazi aggiuntivi che potremmo utilizzare perché tutto si svolga nella massima sicurezza. Ci piacerebbe cambiare la slogan precedente con questo #NOI SIAMO IL NOSTRO FUTURO».