Scuola cattolica. Cicatelli (Cssc): “Attenzione per il recupero degli alunni più deboli”

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Giovanna Pasqualin Traversa

“Una maggiore attenzione” da parte delle scuole cattoliche, rispetto alle statali, per le “iniziative di recupero degli alunni più deboli e di potenziamento di quelli più capaci; una minore presenza di comportamenti disciplinarmente rilevanti da parte degli alunni; un minore tasso di assenteismo degli insegnanti; una maggiore partecipazione dei genitori alla vita della scuola”. Questo, afferma Sergio Cicatelli, coordinatore scientifico del Centro studi per la scuola cattolica (Cssc), è in estrema sintesi il quadro emerso dal terzo Monitoraggio della qualità della scuola cattolica (2016-2017) elaborato dal Cssc e che verrà presentato il prossimo 28 maggio, durante un webinar (ore 17-18:30) cui parteciperanno. oltre a Cicatelli, Anna Maria Ajello, presidente Invalsi; Ernesto Diaco, direttore Ufficio nazionale Cei per l’educazione, la scuola e l’università (Unesu); Paolo Mazzoli, direttore generale Invalsi; Damiano Previtali, dirigente Miur.

“Grazie a un’apposita convenzione” con Miur e Invalsi, spiega Cicatelli, il Monitoraggio, scaricabile dal sito del Cssc, è stato realizzato “sulla base delle risposte fornite dalle scuole cattoliche al Rapporto di autovalutazione (Rav) usato dal Sistema nazionale di valutazione che rileva la qualità di tutte le scuole italiane, statali e paritarie, consentendo perciò un confronto tra scuole statali e cattoliche”. Uno strumento che “spiega il ritardo dei risultati ma anche la quantità dei dati raccolti”.

Nell’anno scolastico 2016-17, su un totale di 12.966 scuole paritarie le scuole cattoliche erano 8.322, la maggioranza delle quali, 6.101, scuole dell’infanzia rimaste fuori dalla valutazione. L’osservazione è limitata pertanto alle 2.221 scuole primarie e secondarie di I e II grado; di queste hanno risposto in totale 1.575 istituti: 734 primarie su 1.067 (68,8%), 392 secondarie di I grado su 531 (73,8%) e 449 secondarie di II grado su 623 (72,1%). “Un campione sufficientemente rappresentativo con “una distribuzione territoriale equilibrata”, chiosa Cicatelli.

Tendenze comuni tra scuole statali e cattoliche. Anzitutto l’uso di modelli comuni di progettazione all’interno della scuola (circa l’80% nelle cattoliche, poco meno nelle statali); quindi l’adesione massiccia all’alternanza scuola-lavoro (88,9% nelle cattoliche, 96,0% nelle statali); iniziative di continuità verticale fra ordini e gradi di scuola diversi (visite di alunni nel livello successivo, incontri tra docenti); attività di orientamento, ormai istituzionali.

Differenze. Più dell’80% delle scuole cattoliche si impegna nella definizione di criteri di valutazione comuni, mentre le scuole statali presentano in proposito percentuali di 15-30 punti inferiori. Per il recupero degli alunni più deboli le scuole cattoliche spiccano per l’aiuto pomeridiano nello svolgimento dei compiti – nelle secondarie di I grado 75,3% vs 22,2% nelle statali – ma anche negli altri tipi di scuola la differenza è rilevante (nelle primarie cattoliche 58,3% vs 14,3% delle statali; nei licei cattolici 49,2% vs 16,8% degli statali). In genere si nota che negli istituti statali prevalgono iniziative che non comportano il ricorso a risorse aggiuntive, mentre

per il recupero degli alunni più deboli gli istituti cattolici assicurano un impegno anche oltre l’orario di lezione.

Discorso analogo per le attività di potenziamento destinate agli alunni più capaci. Anche in questo caso le scuole statali puntano su iniziative che non richiedono risorse aggiuntive, mentre le giornate intere di potenziamento prevalgono nelle scuole cattoliche (primarie 45,1% vs 17,1; secondarie di I grado 36,7% vs 24,4%; licei 43,7% vs 23,2%).
Per quanto riguarda la presenza di furti, comportamento aggressivo grave, atti di vandalismo da parte degli alunni, le scuole cattoliche si confermano “come ambienti piuttosto tranquilli e disciplinati” dichiarando “l’assenza di episodi negativi in misura nettamente superiore alle statali”.Per gli insegnanti è stato misurato anche il tasso di assenteismo nell’arco di un mese (ottobre 2016). A dichiarare nemmeno un’ora di assenza nel mese è il 33,7% delle primarie cattoliche vs 3,4% delle statali; addirittura il 73,7% delle secondarie di I grado cattoliche vs il 3,7% delle statali; 17,1% dei licei cattolici vs il 3,4% di quelli statali.
Un fattore qualificante delle scuole cattoliche è infine la partecipazione dei genitori. Quasi doppie le percentuali alle elezioni per il consiglio d’istituto: 41,2% nella primaria e 36,3% nella secondaria di I grado vs 22,5% nell’insieme del primo ciclo statale; 33,3% nelle secondarie di II grado cattoliche vs 16,2% del secondo ciclo statale.

“Decisamente migliori nelle scuole cattoliche rispetto alle statali anche i risultati delle prove Invalsi”,

sottolinea Cicatelli. In dettaglio, nella seconda primaria gli alunni di scuola cattolica ottengono 208 punti in italiano vs 202 della statale e 212 punti in matematica vs 206 della statale; nella quinta primaria i punti in italiano sono 207 per le cattoliche vs 200 delle statali, e 211 vs 206 in matematica; nella terza secondaria di I grado (prova somministrata all’epoca durante l’esame di Stato) si hanno 203 punti in italiano nelle scuole cattoliche vs 194 delle statali, e 210 vs 197 in matematica; nella seconda secondaria di II grado si hanno infine 209 punti in italiano nelle scuole cattoliche vs 198 delle statali e 206 punti in matematica vs 198.
Un confronto decisamente a favore della scuola cattolica ma, avverte il coordinatore Cssc, “la lettura dei dati deve essere approfondita” anche perché “nella secondaria di II grado incide tra le scuole cattoliche l’elevata percentuale di licei, che ottengono sempre risultati migliori”.

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