Sorelle Clarisse: “Un pastore che ci conduce sempre e ci scorta senza sosta nel cammino della vita…”

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DIOCESI – Lectio delle Sorelle Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto.

«Le pecore ascoltano la voce del pastore: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce…».

Una voce che risuona, una voce che scandisce, uno per uno, i nomi di tutte le sue pecore, nessuna esclusa; una voce che mai zittisce e mai abbandona le pecore.

È la voce del pastore, è la voce di Cristo che mai cessa di chiamare ciascuno col proprio nome: un nome unico pronunciato da Lui come nessun altro sa fare, un nome al sicuro sulla sua bocca, tutto me stesso al sicuro con Lui.

Una voce, quella del loro pastore, che le pecore conoscono e sanno riconoscere perché è una voce che parla direttamente al cuore. Il pastore non ha una voce che agita, che inquieta, che sobilla, che crea divisione, che minaccia…no…la sua voce salva, riempie, consola, dona energia, porta a verità.

Un pastore che ci conduce fuori dal recinto, che, come canta il salmo, su pascoli erbosi ci fa riposare, ad acque tranquille ci conduce.

Un pastore che ci conduce sempre e ci scorta senza sosta nel cammino della vita perché possiamo vivere e non morire. Non un pastore di retroguardia ma un pastore che ci precede, che ci apre la strada, che anticipa i pericoli, che scruta l’orizzonte. E le pecore dietro, a belare affetto, ad annusare bellezza ovunque.

Un pastore che seduce con il suo andare, che affascina con il suo esempio, che ci conduce fuori dal recinto, che ci spinge, cioè, a dilatare il nostro cuore, ad allargare i nostri orizzonti, a fuggire la piccineria, fosse anche santa e devota, a perdere la nostra vita donandola, come Egli ha voluto e saputo fare.

Cosa abbiamo da temere? Nulla… anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male perché tu, il mio pastore, sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza.

Il nostro Dio è pastore e custode, ci dice Pietro, e come tale viene tra noi, ogni istante, perché abbiamo la vita e possiamo averla in abbondanza.

Una vita in abbondanza… non il dono misurato di una felicità parziale ma il dono di tutto e un dono per sempre, senza alcuna paura che nulla si consumi e vada sprecato.

È questo il vero volto della fede: quell’empatia viscerale tra Dio, il pastore, e ciascuno di noi, pecora del suo gregge, una empatia che ci fa complici della stessa vita, abitanti della stessa casa, commensali all’unica mensa.

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