Il medico colonnellese, Dott. Falgiatore: “Nella vita la cosa più importante sono gli affetti”

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COLONNELLA – L’emergenza coronavirus attanaglia ormai la nostra intera penisola e gran parte del mondo. Proseguiamo dunque il nostro viaggio alla scoperta di quello che succede al di fuori della nostra Diocesi, attraverso la voce di altri tre giovani medici colonnellesi fuorisede, che svolgono la loro professione all’estero e nel nord Italia.

Leggi le precedenti interviste a:
– Dott. Di Sabatino: “Questo momento ha costretto tutti ad un bel momento di riflessione”
– Dott.ssa Cucco: “Ora è il momento della responsabilità”

Oggi ci racconta la sua esperienza il Dott. Alessandro Falgiatore, 41 anni, laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Perugia, che da quattordici anni vive e lavora nel Saarland, in Germania, dove ha intrapreso le prime esperienze professionali e ha conseguito la specializzazione in Ematologia ed Oncologia. Attualmente svolge la sua professione in una cittadina non molto lontana dalla sua residenza e da circa due anni si occupa anche di cure palliative, sia per pazienti oncologici che non.

Com’è la situazione in Germania?
Qui in Germania la gestione dell´emergenza Covid-19 è affidata in parte alle regioni (Länder) e quindi ci sono differenze a seconda della zona nella quale si vive. Comunque ormai ci sono forti limitazioni ovunque. I negozi, a parte quelli di prima necessità, le scuole, i ristoranti e i pub sono chiusi. Molte imprese hanno ridotto o annullato la produzione. Le restrizioni non sono comunque restrittive come in Italia. Nella mia regione è permesso uscire, andare a passeggio e si può praticare sport all´aperto, a patto che si sia al massimo in due o con persone dello stesso nucleo familiare. Per quanto riguarda i contagi documentati, al 2 Aprile ci sono più di mille casi nella mia regione, ma la maggior parte dei casi tedeschi è stata rilevata in Baviera, in Baden-Württemberg e in Renania Settentrionale-Vestfalia, regioni che comunque hanno molti più abitanti rispetto al Land dove vivo (Saarland). In generale i tedeschi sono molto preoccupati anche per la situazione in altre nazioni, soprattutto Italia e Spagna. Spesso amici e conoscenti mi chiedono informazioni sul mio paese e domandano se i miei familiari in Italia stanno bene. Anche a mia moglie succede lo stesso. Questo mi fa molto piacere.

Come è cambiata la vita in reparto da quando è iniziata l’emergenza coronavirus?
Nell’ospedale dove opero la situazione è ancora sotto controllo, anche perché i numeri dei pazienti contagiati si contano sulle dita di una mano. La tensione è comunque molto alta e ci si sta preparando molto attentamente. Si respira una sorta di quiete prima della tempesta. Si trattano solo le urgenze, tutto ciò che è pianificabile è rimandato a data da destinarsi. In questo modo si cerca di evitare il sovraffollamento dei letti in terapia intensiva. Per il momento i pazienti infettati vengono trattati in un reparto dedicato e una parte della terapia intensiva è stata riservata completamente a loro. In tutto l´ospedale è stato decretato il divieto assoluto delle visite da parte di parenti e amici (fatta eccezione per i degenti in punto di morte). Gli spostamenti da reparto a reparto sono limitati al minimo indispensabile.
Nel mio reparto si trattano ancora solo pazienti oncologici o con malattie terminali, quindi per il momento non sono stato coinvolto personalmente nella cura di malati Covid. La mancanza di visitatori rende il clima lavorativo un po’ più tranquillo. D´altro canto mi rendo conto che la mancanza di supporto da parte dei familiari renda la degenza di alcuni dei nostri pazienti più difficile. In generale comunque c’è molta disciplina, sia da parte di medici e infermieri, sia da parte dei malati.
A casa mia non è cambiato moltissimo. Anche mia moglie è medico (pediatra) e continua a lavorare, anche se in modo ridotto. Quando non ci siamo, i miei due figli più grandi rimangono a casa da soli e fanno i compiti scolastici che ricevono per e-mail. Mia figlia più piccola può continuare ad andare all’asilo con un permesso speciale. Il mio nucleo familiare non è composto di soggetti a rischio e quindi non prendiamo precauzioni particolari. Abbiamo ridotto i contatti con altri al minimo indispensabile.

Come sta vivendo la lontananza da Colonnella e dai suoi cari?
La lontananza da Colonnella e dai miei familiari l’ho sempre molto sentita. Ora più che mai, visto che non scendo in Italia da più di sei mesi: sarei dovuto venire con mia figlia più piccola a Marzo, ma il volo è stato annullato. Spero quindi di poter riabbracciare tutti i miei cari e gli amici al più presto, nel frattempo il mio pensiero vola spesso in Italia: in particolare mi dispiace per mio fratello e per sua moglie, che probabilmente avrebbero immaginato una situazione diversa nell´attesa della nascita del loro primogenito; anche per mia sorella sono un po’ preoccupato, visto che ha sempre lavorato in ristoranti e hotel. In queste settimane ho contattato spesso i miei cari, soprattutto i miei genitori, e devo dire che mi ha fatto piacere averli sentirli abbastanza tranquilli.

Invece ammetto che in questo momento ho molta preoccupazione per l’Italia in generale. Prima o poi l’emergenza passerà: ne sono sicuro. Ma mi chiedo quello che succederà dopo, come e con quale tempistica sarà possibile tornare a una vita normale. Mi auguro che la ripresa possa essere pronta e adeguata. E mi auguro di tornare presto in Italia ad abbracciare i miei cari e i miei amici.

Che messaggio si sente di dare ai nostri lettori?
Nella vita la cosa più importante sono gli affetti: io sono molto fortunato, perché sono sposato con una donna stupenda e ho tre figli, che sono l’amore e il senso della mia vita. Perciò non fatevi scoraggiare da altri problemi, come la mancanza di lavoro o lo sconvolgimento della routine quotidiana. Abbiate fiducia nel futuro.

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