Card. Bassetti, “non aspettare per fare il bene che si può fare anche chiusi in casa”

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“Faceva una immensa tenerezza, venerdì sera, il nostro Pontefice, anziano, con la sua veste bianca, mentre risaliva lentamente Piazza San Pietro, oscura, vuota e bagnata dalla pioggia. Affaticato, non solo dagli anni, ma anche dai drammi, che il Signore ha voluto caricare sulle sue spalle, che poi sono anche i nostri drammi e le croci di tutta l’umanità”. Si è rivolto così ai suoi fedeli, il cardinale Gualtiero Bassetti, questa mattina durante la messa celebrata nella cattedrale di Perugia e trasmessa da tutti i mezzi di comunicazione della diocesi. Nella sua omelia, il presidente della Cei ha inizialmente invitato tutti a continuare a pensare e a pregare per le tante vittime del Coronavirus. “Anzitutto – ha esordito – un pensiero per i malati, per coloro che li assistono, ogni giorno infatti, siamo spettatori di episodi di vero eroismo”. Poi una preghiera per le tante vittime del Covid-19, “migliaia – ha detto – le persone che in questi giorni il Signore ha chiamato a sé da questa vita”. Il cardinale ha quindi ricordato i momenti più significativi della settimana appena terminata, a cominciare dalla preghiera del Padre Nostro recitata giovedì scorso insieme al Papa e a tutti i fratelli cristiani di tutte le confessioni. Un pensiero particolare lo ha poi dedicato al venerdì di preghiera presieduto da ogni vescovo d’Italia in uno dei cimiteri della propria diocesi. “Un gesto di carità, di pietà cristiana e di vero affetto per chi ha dovuto fare l’ultimo passo della propria vita – ha sottolineato –, in una solitudine totale, senza una preghiera, senza una parola di conforto, senza nessuno che gli stesse ad asciugare il sudore della morte, perché anche a morire si fa fatica. E io, in 54 anni di sacerdozio, ne ho visti tanti morire”.
Commentando il miracolo della risurrezione di Lazzaro al centro della liturgia della Parola della V domenica di quaresima, il cardinale, ripetendo le parole di Gesù, ha invitato i fedeli a “venire fuori dalle pesantezze e dai compromessi, da una vita piatta fatta di abitudini e comodità che – ha ribadito – “rischia di farci morire spiritualmente”. Nelle sue parole, il forte invito a rimettersi in piedi, a rimboccarsi le maniche, “a non sciupare il tempo, a non aspettare per fare il bene, che si può fare anche chiusi in casa”. Un’esortazione che ha rivolto anche ai giovani, invitandoli a vivere la vita in pienezza anche in un tempo difficile come quello attuale ricorrendo all’ausilio della preghiera e della Parola di Dio. “Per questo – ha proseguito – voglio proporvi l’esempio di un cristiano, un autentico testimone, che dopo lunga malattia ci ha lasciato all’inizio di questa settimana: Carlo Casini. Un cristiano tutto d’un pezzo, che coi gesti, le parole, il suo volto, illuminato di luce evangelica, ha sempre annunciato il Vangelo della vita, dal primo istante del suo concepimento fino all’ultimo respiro, testimone per quasi mezzo secolo del Movimento per la Vita. Quante vite salvate, quante ragazze madri, restituite alla loro dignità di donna. Personalmente – ha concluso – ho perso un amico carissimo e tanto stimato”. Al termine della celebrazione l’arcivescovo, il presidente dei vescovi italiani ha affidato la diocesi di Perugia-Città della Pieve al Cuore immacolato di Maria.

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