Coronavirus, Colonnella: Dott. Di Sabatino: “Questo momento ha costretto tutti ad un bel momento di riflessione”

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COLONNELLA – In questi giorni il mondo della sanità sta mostrando il volto più umano e più generoso, con medici, infermieri e o.s.s. che accettano turni ravvicinati e massacranti, pur di garantire assistenza ai numerosi pazienti contagiati dal virus Covid-19. Per conoscere da vicino cosa accade negli ospedali delle grandi città italiane abbiamo chiesto a tre giovani medici colonnellesi fuorisede di raccontarci la loro esperienza. Dopo aver colloquiato con il Dott. Piergiorgio Traini ed in attesa di parlare con la Dott.ssa Sara Cucco, oggi facciamo due chiacchiere con il Dott. Enrico Di Sabatino.

Trentacinquenne, all’ultimo anno della Scuola di Specializzazione in Anestesia e Rianimazione presso il Policlinico Campus Bio-Medico di Roma, il Dott. ENRICO DI SABATINO da quasi 20 anni è volontario in diverse associazioni che operano in campo medico e nel 2016 ha partecipato ad una missione della Croce Rossa per il soccorso ai migranti nel Mediterraneo centrale.

Com’è la situazione a Roma?
“Prima di rispondere vorrei dire che sono molto felice di raccontare i miei pensieri alla nostra rivista diocesana, anche perchè mi sono avvicinato all’ambito sanitario grazie ad un incontro sul mondo del volontariato organizzato molti anni fa proprio dal Gruppo Giovani della mia Parrocchia: è stato così che a 16 anni sono entrato nella grande famiglia della Croce Verde di Villarosa ed ho iniziato a prestare servizio con il 118. Alla fine, di quel mondo ho fatto la mia professione.
Attualmente vivo e lavoro a Roma e devo dire che la vita nella Capitale è irriconoscibile: traffico quasi azzerato, mezzi pubblici deserti, saracinesche abbassate. Dopo gli eccessi del fine settimana scorso, in una città solitamente caotica e insofferente, mi ha stupito il comportamento esemplare dei romani, ordinatamente in fila davanti a negozi e farmacie, entusiasti dei vari flash mob che rimbalzano tra i palazzi. Ora veramente sembra che tutti abbiano capito l’importanza dei provvedimenti delle autorità!”

Come è cambiata la vita in reparto da quando è iniziata l’emergenza coronavirus?
“Nella nostra struttura l’attività continua pressoché normalmente, ma la sensazione diffusa tra gli operatori sanitari è quella di attesa: ci si prepara, si approntano posti nelle terapie intensive, si riattivano strutture dismesse. Lo stato d’animo quindi è pervaso dall’ansia per quella che sembra una sfida ineluttabile, dalla preoccupazione per i familiari e dal sincero desiderio di fare la propria parte, come e al fianco dei colleghi delle regioni del nord.”

Come sta vivendo la lontananza da casa e dai suoi cari?
“Personalmente mi aggiorno continuamente sulla situazione in Abruzzo e devo dire che non mi ha stupito il primo contagio registrato la scorsa settimana a Colonnella: sapevamo tutti che sarebbe giunto prima o poi e ora è il momento di essere più che mai uniti e solidali, nel rispetto delle indicazioni delle autorità. Colgo l’occasione per esprimere la mia vicinanza ai volontari dell’associazione ANPAS Amici del Cuore Colonnella, della quale faccio parte, che si stanno prodigando per la loro comunità (assistenza sanitari, pronto farmaco, pronto spesa…). Prima di questa emergenza tornavo spesso a casa e non nego la tentazione di passare lì questo periodo di isolamento, ma non mi sento di esporre ad ulteriori rischi la mia famiglia e la mia comunità e comunque il dovere mi impone di rimanere a lavoro ora che c’è – più che mai – bisogno di noi medici.”

Che messaggio si sente di dare ai nostri lettori?
“Questa settimana si dovrebbe capire quale sia l’andamento dell’epidemia, ma dobbiamo essere coscienti che la risoluzione non è ancora in vista; per questo il consiglio è uno solo, ed è in abruzzese: Stetv a la cas! Tornando seri, credo che questa esperienza lascerà il segno nella nostra società. Proprio ieri una signora molto anziana, che vive sola col marito, mi ha raccontato che, paradossalmente, questa esperienza è stata una “iniezione di vitamine”, perché, dopo essersi rassegnata ad una società indifferente e becera, ha riscoperto una umanità insperata, con decine di persone che si offrono di aiutare, fare la spesa, comprare i farmaci. In una opinione pubblica, che fino a un mese fa si accaniva contro chi fugge da guerre e miserie indicibili, forse provare sulla propria pelle la paura e l’impulso a cercare un ambiente sicuro, ha cambiato molte coscienze e ha costretto tutti ad un bel momento di riflessione.”

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