VIDEO Vescovo Bresciani: “La malattia non è una punizione di Dio”

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DIOCESI – Il Vescovo Carlo Bresciani ha celebrato nella Cappella del Santissimo Sacramento della cattedrale la IV Domenica di Quaresima, la cosiddetta “Domenica Laetare” nella quale i celebranti indossano paramenti rosa. Come già nella precedente domenica, hanno concelebrato insieme al vescovo Carlo i sacerdoti della Cattedrale: il parroco e Vicario Generale don Patrizio Spina e i parroci emeriti don Romualdo Scarponi e don Luciano Paci. La Santa Messa è stata trasmessa alle ore 11.00 in televisione dall’emittente VeraTv e in streaming dalla nostra testata.

Nel corso della sia omelia il Vescovo Carlo ha affermato: «La Quaresima ci fa fare un cammino di fede che era anche quello rivolto ai catecumeni che si preparavano a ricevere il Battesimo e quindi ad entrare nella Chiesa il Sabato Santo. Domenica scorsa c’è stato presentato il tema dell’acqua attraverso l’episodio della Samaritana, oggi ci viene presentato il tema sella luce attraverso l’episodio del cieco nato.

Il cieco nato riacquista la vista e viene portato alla luce attraverso l’opera di Gesù. Attraverso questo miracolo Gesù ci vuole insegnare esattamente a pensare, a vedere e a vivere il rapporto con Dio in una maniera diversa rispetto a quello che, sia pur credendo in Dio, vivevano gli scribi e la gente che era attorno al cieco nato. La prima domanda che viene fatta a Gesù è: “Ma chi ha peccato? Lui o i suoi genitori?”. È questa una concezione sbagliata che parte dal pregiudizio che Dio è colui che punisce in questa maniera il peccato. In una tale visione bisogna cercare il responsabile della malattia in un peccatore e, dunque,nel cieco stesso o nei suoi genitori.

Ma tutto questo presuppone la visione di un Dio che è cattivo: non è quello che Gesù vuole comunicare. Dio non è vendicativo e non punisce mandando la malattia. È quello che possiamo capire dalla risposta di Gesù che dice che né lui, né i suoi genitori sono responsabili di quella situazione. Quando noi pensiamo alla malattia come ad una punizione di Dio, noi siamo nelle tenebre e questa non è la nostra fede, né tantomeno quello che Gesù ci sta comunicando.

Attraverso la guarigione che Gesù opera capiamo che Dio vuole la salute. Se non fosse così i medici, gli infermieri e tutti coloro che curano la malattia sarebbero automaticamente i peccatori, perché si opporrebbero alla volontà di Dio. Mi pare che questo sia attuale nei confronti di coloro che oggi credono di proclamare la fede presentando un Dio vendicativo (e il coronavirus come un flagello di Dio, ndr): Non è il Dio di Gesù Cristo! Non è il Dio in cui crediamo! Noi crediamo in un Dio che ci stimola a fare come Gesù, ad andare incontro a coloro che sono nella malattia.

Come fa il cieco nato a riacquistare la vista? Attraverso l’opera di Gesù e il suo agire fa sorge una domanda: “Chi è colui che ha operato in me?”. Il cieco, ormai guarito, riconosce in Gesù un profeta e si scontra ora con la cecità di coloro che non vogliono riconoscere la grandezza di Gesù. La sua risposta prende ancora le mosse dalla sua esperienza personale: “Io so solo una cosa: prima ero cieco e ora vedo”. Avendo riacquisito la vista ora il cieco può vedere Gesù e riconoscerlo come Messia

È questo anche il tema della Seconda Lettura nella quale San Paolo dice agli Efesini: “Un tempo eravate tenebra ora siete luce nel Signore”. Anche noi dobbiamo togliere queste tenebre e purificarci per vedere. Capita a tutti noi di dire nella propria vita “Perché non ho visto? Perché non ho compreso?” e dunque anche noi abbiamo bisogno di questa luce che ci aiuta a capire in modo esatto sia le cose che ci accadono che il nostro rapporto con Dio.

Abbiamo bisogno anche noi che Gesù ci tolga dagli occhi quel velo che ci fa pensare di non aver bisogno di Dio: il mondo attuale troppo spesso dice proprio questo. Abbiamo bisogno di lui, del suo amore per ciascuno di noi che ci aiuta a comprendere il vero senso della vita, altrimenti siamo soli e rischiamo di sciupare il meglio della nostra vita.

Chiediamo al Signore che apra gli occhi, che ci permetta di vedere con gli occhi della fede che riscaldano il cuore affinché possiamo amare Dio e in Dio tutti i fratelli».

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