Sorelle Clarisse: “Gesù e la donna samaritana: un incontro, di sicuro non come tanti”

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Fonte Korazym

DIOCESI – Lectio delle Sorelle Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto.

Gesù e la donna samaritana: un incontro, di sicuro non come tanti.
L’ora è insolita per uscire ad attingere acqua al pozzo, è mezzogiorno, ma forse la donna non vuole essere vista. La cosa non funziona con Gesù che è proprio lì, a quell’ora ben precisa.
Sono accomunati, la donna e Gesù, da un bisogno e si ritrovano accanto ad un pozzo di Giacobbe per attingervi acqua e dissetarsi…ma è proprio quello il pozzo “giusto”?

Anche la samaritana è un pozzo, l’unico pozzo che Gesù sta cercando e vuole incontrare. Un pozzo da cui vuole “portare in superficie” umanità, desiderio di vita, di verità, di stabilità.
Non ce la fa da sola la donna a calare il secchio nel “suo” pozzo, perché questo significa mettersi in discussione, abbandonare o rivedere vecchie certezze, scoperchiare esperienze e vissuti non facili da portare.
E Gesù, avvicinandosi a lei, la aiuta a liberarsi affinché possa guardarsi con occhi nuovi, riconoscersi creatura amata e desiderata, perché c’è un Dio che viene ad incontrarla e che desidera costruire una relazione con lei. Solo il Signore, solo la sua Parola le fa prendere coscienza della sete di trovare un significato alla sua vita.
E’ Gesù, allora, che si fa pozzo per garantire un’acqua che, paradossalmente, si può attingere, proprio come fa la donna, solo dopo aver lasciato tutte le “anfore” che ci portiamo dietro!

Non servono più perché, ciascuno di noi, viene riempito di tutto il buono che la relazione con il Signore può portare.
E non è un buono in termini miracolistici, così come il popolo di Israele pretendeva da quel Dio che li aveva fatti uscire dalla terra d’Egitto. Un Dio che è tenuto, secondo il popolo e secondo l’uomo di ogni tempo, a soddisfare e realizzare ogni suo bisogno, necessità o desiderio.

E’ un buono che è una certezza: «…mi ha detto tutto quello che ho fatto…» dice la samaritana alla gente della sua città. «Ora, a stento, qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi», scrive Paolo nella seconda lettura. Dio non vuole incontrarci per rinfacciarci ogni cosa che facciamo, non vuole scavare nel nostro interiore per farci l’elenco dei nostri limiti, ma chiede che ci apriamo a sperimentare il suo amore, a sperimentare, a sentirci addosso l’amore di Qualcuno che è stato disposto e, ogni giorno è disposto, a dare la vita per noi!

Questa è l’unica acqua capace di dissetare il nostro bisogno di vita! Ed è quest’acqua che vogliamo portare e far provare a chi cammina con noi!

Perché nessuno mai smetta di credere nella Vita…

 

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