Vescovo Carlo a Comunione e Liberazione: “Non possiamo vivere guardando al minimo sindacale”

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nel pomeriggio di sabato 15 febbraio presso la Parrocchia Sant’Antonio da Padova Mons. Carlo Bresciani, Vescovo della Diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto, ha presieduto la celebrazione eucaristica in occasione del XV anniversario della morte del Servo di Dio don Luigi Giussani (22 febbraio 2005), fondatore del movimento di Comunione e Liberazione, e del XXXVIII anniversario del riconoscimento pontificio della Fraternità di Comunione e Liberazione (11 febbraio 1982).

Durante la celebrazione in particolare si è pregato affinché, fedeli al carisma di don Giussani nell’appartenenza alla vita della Santa Chiesa, gli aderenti al Movimento possano assecondare l’invito di papa Francesco a “seguire Gesù, ascoltare ogni giorno la sua chiamata” che raggiunge tutti attraverso i Suoi testimoni. Offrendo la loro esistenza per il Papa e i loro fratelli uomini, i ciellini hanno domandato allo Spirito che l’incontro con Cristo diventi sempre più l’orizzonte totale della loro vita e la forma vera di ogni rapporto.

Nella sua omelia il Vescovo Carlo ha affermato: «La Liturgia della Parola di oggi ci invita a meditare sul tema dei Comandamenti che ci aprono la strada verso una vita buona a livello morale, personale e sociale. Già la vita umana ha le sue regole ed è illusorio pensare che la vita non abbia regole. È proprio per questo motivo che il popolo di Israele gioisce e si sente fortunato per aver ricevuto da Dio il Decalogo. I Dieci Comandamenti sono imprescindibili per edificare una società secondo il piano di Dio, ma come cristiani non possiamo vivere accontentandoci del minimo sindacale. Certamente nella vita non dobbiamo uccidere e non dobbiamo rubare come ci indicano i Comandamenti, ma la vita non è fatta solo di questo e dobbiamo chiederci: “Cosa abbiamo fatto di buono per costruire la nostra vita?».

«Per rispondere a questa domanda – ha proseguito il Vescovo Carlo – dobbiamo porci in ascolto di Gesù che nel Vangelo ci invita ad avere una vita superiore a quella degli scribi e dei farisei. Gesù ci invita per il nostro bene a tendere al massimo! E dunque non solo non bisogna uccidere, ma occorre che come cristiani sappiamo tenere a bada l’ira con la quale possiamo adirarci compiendo calunnie e atti di cattiveria. Insomma, i Dieci Comandamenti sono come un presidio per la nostra libertà, all’interno del quale possiamo coltivare il nostro rapporto con Dio.

«Don Giussani – ha concluso il Vescovo – vi ha aiutato a compiere un tratto di questa strada ed è per questo che oggi lo ricordiamo nella preghiera».

Al termine della celebrazione ha preso la parola Adriano Di Giacinti, responsabile diocesano di Comunione e Liberazione, e rivolgendosi al Vescovo Carlo ha affermato: «Come stiamo meditando in questo periodo durante la Scuola di Comunità (la catechesi settimanale di Comunione e Liberazione caratterizzata da un forte accento pratico, ndr) la più grande rivoluzione è una unità umanamente sperimentabile. Vivere il Mistero della Chiesa, cioè l’unità fra tutti gli uomini scelti da Cristo, costituisce il miracolo più grande. Cristo tutto in tutti: l’unità è la categoria suprema dell’essere e del vero. Questa unità ci viene continuamente testimoniata dalla nostra Chiesa Diocesana attraverso l’umanità cambiata dei suoi membri. Eccellenza siamo ancora una volta grati della Sua paternità e dell’affetto nei nostri confronti. Desideriamo fortemente rimanere in comunione ed obbedienza con Lei ed il Santo Padre, rinnovando l’impegno quotidiano a lavorare al servizio della nostra Diocesi per portare in ogni luogo il volto buono di Gesù».

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