Sorelle Clarisse: Come non far diventare insipida la nostra vita?

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DIOCESI – Lectio delle Sorelle Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto.

«Voi siete il sale della terra…voi siete la luce del mondo…». Ma c’è un pericolo: che il sale perda sapore e, di conseguenza, «a null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente», e cha la lampada venga relegata «sotto il moggio»!

Come, allora, restare “salati e come continuare sempre a far «luce a tutti quelli che sono nella casa»? Come non far diventare insipida la nostra vita? Come continuare a far sì che dia luce?

Praticando la giustizia, dice il Signore! È quello che leggiamo nel salmo: «Il giusto risplende come luce…saldo è il suo cuore, confida nel Signore…sicuro è il suo cuore, non teme…».

Ma come si pratica la giustizia? Ci viene in aiuto il profeta Isaia nella prima lettura: dividendo il pane con l’affamato, introducendo in casa i miseri, senza tetto, vestendo chi è nudo, non trascurando i parenti, mettendo da parte l’oppressione, il puntare il dito, il parlare empio, aprendo il cuore all’affamato, saziando l’afflitto di cuore! Tutto questo ha a che fare con una vita giusta, quindi piena di sapore, luminosa, felice…perché è l’amore che dà la felicità, la giustizia, il sapore, la luce alla vita!

La nostra fede, nella semplicità più disarmante, ci propone, cioè, di vivere quello che abbiamo scoperto, Colui che abbiamo incontrato, Colui di cui abbiamo fatto esperienza nei termini di misericordia, di amore, di consolazione, di condivisione. Vivere…e, di conseguenza, far vivere l’altro…di misericordia, di amore, di consolazione, di condivisione.

Scrive, infatti, Paolo alla comunità di Corinto: «Io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso».

Quel Gesù, cioè, che ama il Padre, desiderando solo di compiere la sua volontà; che è ricco “solo” della libertà di essere compassionevole, misericordioso, giusto; la cui giustizia si concretizza nel condividere tutto ciò che è e tutto ciò che ha con gli uomini e le donne di ogni tempo e di ogni storia; che ha mantenuto saldo il suo cuore nel Padre anche di fronte al fallimento e alla morte.

Certo…in apparenza è stato vinto…ma la sua fecondità è quella del chicco di grano che deve cadere a terra e morire per dare frutto: la sua discendenza, infatti, si estende da un confine all’altro della terra e, come canta il salmista, la sua luce brilla nella tenebra per tutti quelli che vogliono lasciarsi illuminare da essa.

“Solo” a tutto questo dobbiamo dar corpo e voce e non rischieremo mai di insipidirci o di rifugiarci sotto il moggio: anzi, la nostra giustizia rimarrà per sempre!

 

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1 commento

  • diac.Pierluigi     9 febbraio 2020 alle 13:00     Permalink

    Grazie Sorelle

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