A tu per tu con Adamo Di Giacinti, presidente Azione Cattolica: dobbiamo “essere uniti in una Chiesa in uscita”

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DIOCESI – Abbiamo intervistato, a conclusione del triennio dell’Azione Cattolica, il presidente diocesano uscente Adamo Di Giacinti.

Adamo come hai vissuto questo triennio?
Con la speranza di aiutare la nostra Associazione a camminare sulla strada che ci ha indicato il Papa nell’incontro del 30 aprile 2017 quando a tutta l’Azione Cattolica, radunata in Piazza San Pietro in occasione del 150° anniversario della fondazione, ci ha incoraggiati ad essere un popolo di discepoli-missionari che vivono e testimoniano la gioia di sapere che il Signore ci ama, mettendoci al servizio della diocesi attorno al Vescovo e nelle nostre parrocchie attorno ai parroci, in mezzo alla gente. In questo ho sentito vicino tutto il Consiglio Diocesano che ha operato nell’unità e il Vescovo, a cui sono grato, che ci ha sempre dato segno di vicinanza.

Secondo te quali sono stati i momenti più belli di questo triennio?
Come dicevo prima l’incontro con il Papa è stato un momento bello e importante avvenuto proprio all’inizio di questo triennio. Erano i giorni dell’Assemblea nazionale con al centro la festa per il 150 anniversario della fondazione nella quale il Papa ci ha donato un bellissimo discorso perché con le parole che ci ha rivolto, ha ispirato poi una profonda riflessione in tutti noi una volta tornati a casa e di cui ne abbiamo fatto tesoro . Poi c’è stata la quotidianità fatta di spiritualità, incontri, feste, relazioni, che hanno dato un senso anche al momento più semplice ma non per questo meno bello. Penso ad esempio ad un episodio simpatico accaduto durante una festa degli Incontri ACR, ma anche ad un incontro vissuto nella Consulta laicale a testimonianza della volontà di camminare come una Chiesa unita. E poi ci sono le iniziative di carità portate avanti soprattutto dell’ACR proprio perché sono i bambini e ragazzi ad aiutarci a vivere più in pratica il Vangelo.

Per un’Azione Cattolica profetica , su cosa ci si dovrebbe concentrare per il prossimo triennio?
Per la particolarità che ha l’Azione Cattolica di essere radicata nella parrocchia nel servizio e a fianco del parroco, credo che il nostro compito sia quello di essere il collante tra tutte le componenti della Chiesa locale, gruppi, movimenti, associazioni,  per fare in modo che si possa camminare insieme per testimoniare la bellezza del Vangelo per quella nuova Evangelizzazione di cui tanto si parla ma che necessita innanzitutto di dare un’immagine bella della Chiesa lontana dagli egoismi e dai personalismi che oscurano il messaggio del Vangelo.
Non voglio parlare di quello che non ha funzionato perché sono sicuro che tutti si impegnano a dare il meglio di quello che possono anche se a volte i risultati non ci sono. A volte anche il troppo amore per la nostra associazione ha portato a situazioni particolari che potevano essere evitate.
Sicuramente è possibile una maggiore presenza nella parrocchie, un maggior collegamento tra le parrocchie e la diocesi soprattutto in questo momento nel quale si stanno aprendo i cantieri per le Unità pastorali nella nostra diocesi.

Ci avviciniamo al rinnovo del consiglio diocesano, puoi tracciare l’identikit di un associato dell’Azione Cattolica nel 2019?
Il cammino in Azione Cattolica inizia da piccolissimi e continua poi nel corso della vita per cui è impossibile fare un identikit preciso. Se consideriamo invece l’associato che ha raggiunto una certa maturità associativa, giovane o adulto che esso sia, è colui che ha messo al centro della propria vita la Parola e l’Eucarestia. Questo si traduce  in una disponibilità a mettersi a servizio della parrocchia e dell’associazione assumendo incarichi parrocchiali, diocesani riconoscendo l’importanza di mettersi in gioco per dare il suo contributo al fine apostolico della Chiesa. Sente radicata nella propria condizione la cura educativa, la formazione delle nuove generazioni, lo spirito di servizio nella parrocchia e nella diocesi e soprattutto il desiderio di vicinanza con il Signore.

Qual è il ruolo di un Consigliere di Azione Cattolica?
Un consigliere di Azione Cattolica sia parrocchiale che diocesano, è responsabile insieme agli altri consiglieri della vita  e delle attività dell’AC di fronte alla comunità e ai presbiteri. Il consigliere diocesano inoltre contribuisce all’interno del Consiglio a scegliere i tre candidati da proporre al Vescovo per la figura del presidente mentre a livello parrocchiale propone direttamente al vescovo il nominativo .

Cosa chiede l’associazione agli assistenti parrocchiali e ai presidenti?
Agli assistenti chiaramente è richiesta una direzione spirituale nel cammino dell’associazione per un sano discernimento per le varie situazioni che possono verificarsi. L’Assistente aiuta a mantenere viva la Parola di Dio e richiama ciascun associato alla missione suggerendo mezzi, luoghi, tempi per evangelizzare.
Ai presidenti è richiesto di coordinare il Consiglio, curandone l’unità e i rapporti con la diocesi. Rappresenta l’associazione nei rapporti con le altre realtà parrocchiali e all’interno del Consiglio Pastorale parrocchiale

Come pensi si possa attuare in diocesi la visione pastorale di Papa Francesco espressa nella Evangeli Gaudium?
Ero al Convegno di Firenze quando il Papa consigliò di prendere in mano l’Evangeli Gaudium per avviare processi in ogni parrocchia, diocesi, istituzione. Nella nostra diocesi credo ci si stia già muovendo, ad esempio nella pastorale della Carità dove si sta dando maggior vigore alla Caritas. Quello che sento in maniera particolare è l’importanza di essere uniti in una Chiesa in uscita che sappia trasmettere la gioia del Vangelo e in questo occorre operare concretamente in maniera sinodale per far si che con il contributo di tutti ci si possa avvicinare a quella bella immagine di Chiesa del Papa.

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