FOTO Francesco Antenucci è stato ordinato diacono

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sabato 1 febbraio, nella Cattedrale Madonna della Marina di San Benedetto del Tronto, durente la Celebrazione Eucaristica presieduta da Sua Eccellenza Monsignor Carlo Bresciani, vescovo della diocesi di San benedetto del Tronto -Montalto – Ripatransone, è avvenuta l’ordinazione diaconale di Francesco Antenucci.

Presenti: il vescovo emerito Sua Eccellenza Monsignor Gervasio Gestori, il clero della diocesi, i compagni di seminario di Antenucci e i diaconi permanenti della diocesi.

Il vescovo Carlo nell’omelia ha detto: “Nel cammino di preparazione al presbiterato è prevista la previa ordinazione diaconale che è il primo grado dell’ordine. Non si tratta solo di tappe in qualche modo pensate quasi come un cursus honorum. Ha un significato ben preciso, collegato strettamente alla missione che nel ministero sacerdotale non verrà annullata, ma assunta e inserita in una forma più ampia di ministero.

I diaconi sono stati istituiti dal collegio degli apostoli in vista di un servizio che altri non volevano o non riuscivano a fare: servire alle mense con equità, senza escludere nessuno. Un ministero umile, quindi, ma di profondo significato non solo per il servizio alle mense, ma perché si trattava di non escludere le donne (categoria umana non molto rispettata nella sua dignità dalla cultura greca ed ebrea del tempo) e per di più donne vedove (quindi più deboli) e che non provenivano dal popolo ebreo, ma erano di lingua greca, quindi con il rischio di discriminazione nella Chiesa sulla base della provenienza nazionale. Una situazione di discriminazione nella Chiesa: cosa certamente grave a cui bisognava mettere ripiego, perché non è tollerabile, oltretutto tra fratelli nell’unica fede.

Tutto questo dice di quale ministero il diacono sia investito ufficialmente dalla Chiesa: se il servire i fratelli nel bisogno è di ogni cristiano (non solo, ma di ogni essere veramente umano), il diacono lo fa a nome della Chiesa e, quindi, lo assume come suo compito particolare e lo accetta come stile di vita, consacrandosi a questo.

Perché il diaconato prima dell’ordinazione sacerdotale? Perché solo su questa base, su questo stile di vita, si può innestare l’ulteriore ministero che ha a che fare con le cose sacre (da cui sacerdozio che ha alla sua radice il termine sacer/sacro) che non possono che essere gestite con stile di servizio senza alcuna discriminazione. Infatti, come ricorda san Paolo: “in Cristo non c’è più giudeo né greco, né schiavo né libero, né uomo né donna”, ma tutti in Lui siamo uno. Significa che colui che non ha imparato a servire così, non è pronto per un servizio più grande a Cristo, non è pronto per essere figura di Cristo, gli manca cioè qualcosa di essenziale della figura di Cristo; senza di essa ne verrebbe snaturata.

Proprio per questo, il diaconato non può essere inteso come un rito di passaggio, in attesa di diventare prete, un semplice gradino in più verso l’altare. È un ministero che ha una natura sua propria. Non si tratta di un prete a metà in attesa di essere completato nell’ordinazione presbiterale. Per questo il Concilio Vaticano II ha ritenuto che possa essere un ministero permanente, che può stare a sé senza che sia solo un passaggio obbligato verso il sacerdozio. Ma la ricaduta di ciò mi pare di tutto rilievo: non si può essere preti senza essere diaconi, cioè servitori dei bisognosi, là dove c’è bisogno e non dove piace, per superare qualsiasi discriminazione, dentro e fuori la Chiesa. Bisogna assumere questo stile di servizio per poter poi essere figura di Cristo nella Chiesa e verso il mondo. È in questo senso che il diaconato precede il sacerdozio non tanto temporalmente, quanto per quello che esso richiede e comporta come esigenza, come condizione necessaria per essere veramente alter Christus.

Caro Francesco tra poco a nome della Chiesa con l’invocazione dello Spirito ti conferirò il ministero di diacono. Non viverlo solo come un passaggio obbligato in attesa di essere ordinato sacerdote. Vivi a fondo la grazia di servire le tante fami dell’uomo d’oggi, con lo stile umile di Cristo, che non venne per essere servito, ma per servire. Fa in modo che chi ti accosta possa percepire in te e nel tuo servire un tratto del volto misericordioso di Cristo che si incarna nella Chiesa. Non disdegnare i servizi anche più umili e nascosti come i primi diaconi non hanno disdegnato di essere semplici servitori alle mense di donne, per di più greche e vedove, che rischiavano di essere trascurate, discriminate e considerate ultime anche nella Chiesa. Ricordati che Gesù non ha disdegnato neppure di lavare i piedi, uno dei gesti più umili che gli schiavi erano chiamati a fare; non ha disdegnato di accostare anche i lebbrosi e si è calato in tutte le sofferenze umane con il ministero della consolazione.

Se imparerai a vivere così, cioè a servire il corpo sofferente di Cristo che ci viene incontro in ogni essere umano, sarai pronto a servire il corpo sacramentale di Cristo sull’altare. Lo renderai presente non solo nel sacramento e nella parola, perché avrai imparato a renderlo presente e a viverlo nella tua vita sacramentale.

In questo la grazia dell’ordine diaconale che ti conferirò ti sostenga, perché come ben sai, le forze umane non bastano da sole a un tale e così alto ministero. La Chiesa, mentre ti affida il ministero, ti accompagna non solo con la sua preghiera, ma anche con le sue indicazioni a cui prometti di obbedire perché il tuo cammino sia sicuro, compiendo in te, attraverso essa, la volontà del Padre che è nei cieli.

Caro Francesco, con gioia vera ti accolto nel primo grado dell’ordine e con me tutta la Chiesa truentina. Tutti insieme rendiamo lode a Dio che, attraverso la tua consacrazione, manifesta ancora una volta il suo amore per tutti noi. A tua volta, ama questa Chiesa, vedi in essa il corpo di Cristo da amare e da servire per renderlo sempre più bello, nonostante le ferite e le rughe depositate dal tempo. Ma proprio per questo ha bisogno del nostro amore e del nostro servizio.
La grazia del sacramento sia sempre la tua forza, caro Francesco”.

Al termine della Celebrazione, il diacono Antenucci ha ringraziato dicendo: “Inizio ringraziando il vescovo Carlo, sempre disponibile tutte le volte che ho avuto bisogno di parlare con lui, di un consiglio, di un incontro, lo sento molto vicino. Ringrazio il vescovo emerito Gervasio, negli anni in cui era vescovo di questa diocesi entrai in seminario, a diciannove anni. Lo voglio ringraziare per la fiducia che mi ha dato e gli voglio fare gli auguri perché oggi è il suo compleanno. Poi vorrei ringraziare il seminario, i formatori e i miei compagni di cammino. Vorrei ringraziare tutto il presbiterio, perché lo sento come una famiglia, soprattutto i parroci che mi hanno cresciuto, cominciando da don Marco e poi tutti i preti che mi hanno accolto, insegnandomi tanto. Voglio ringraziare la mia parrocchia di origine Madre Teresa di Calcutta, dove ho scoperto da adolescente la fede, in modo semplice e mi sono innamorato di Dio.

Ringrazio la parrocchia del Sacro Cuore di Martinsicuro, che mi ha sopportato da bambino, vedo qui tutta Martinsicuro. Ed è molto bello. Ringrazio la parrocchia di Madonna di Fatima, “Di jiò Tiscì”, come dicono loro.
Che mi hanno accolto per primi, voglio ringraziare la parrocchia di San Pietro Apostolo di Castignano dove anche se sono rimasto un anno, mi sono divertito tanto. Voglio ringraziare la parrocchia di San Filippo Neri, dove sono da tre mesi soltanto, ma l’accoglienza è stata grande. Ci tengo a ringraziare tutte le persone che ho incontrato nella vita, che pur non essendo grandi religiosi, sono stati compagni di vita che mi hanno fatto crescere. Ora vorrei ringraziare la mia famiglia, i miei genitori, e questa è l’unica cosa che leggo perché sono troppo emozionato: “Mamma e papà, negli ultimi anni ne abbiamo passate di cotte e di crude, aspetto da molto tempo questo momento per ringraziarvi, io non so perché abbiamo dovuto attraversare questi anni così difficili, ma è grazie a voi che io oggi so cosa significa l’amore. Ed è grazie ai vostri sacrifici che io oggi sò cosa intende Gesù nel vangelo quando parla di amare qualcuno fino alla fine”.

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