FISC Marche, 50 giornalisti hanno riflettuto sul Messaggio di Papa Francesco: “Perché tu possa raccontare e fissare nella memoria. La vita si fa storia”

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ASCOLI PICENO – Sabato 25 gennaio presso l’ex Seminario Vescovile di Ascoli Piceno si è tenuto il corso di formazione “Deontologia Professionale, etica del giornalista e il linguaggio nella Chiesa”, promosso dalla FISC Marche (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) , in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti delle Marche, dall’Ufficio Diocesano di Ascoli Piceno per le Comunicazioni Sociali e dal giornale “La Vita Picena“.
All’evento, che ha visto la presenza di cinquanta giornalisti, sono intervenuti il vescovo di Ascoli Piceno Giovanni D’Ercole, il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti delle Marche Franco Elisei e la Direttrice del giornale diocesano “Voce della Vallesina” Beatrice Testadiferro. L’incontro, moderato dal Direttore del giornale diocesano “L’Ancora”, delegato regionale FISC MarcheSimone Incicco, si è aperto con la lettura da parte del giornalista Marco Sprecacè del messaggio di Papa Francesco per la LIV Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali: “Perché tu possa raccontare e fissare nella memoria. La vita si fa storia”.

Ha preso poi la parola Mons. Giovanni D’Ercole che, dopo aver condiviso diverse importanti riflessioni sul Messaggio di Papa Francesco, prendendo spunto da alcuni pensieri di San Francesco di Sales, ha affermato: «Il Patrono dei Giornalisti scriveva così: “Non dite che un uomo è ubriacone a meno che non lo abbiate visto bere o che è un adultero perché sapete che ha peccato: un singolo atto non lo etichetta per sempre”. C’è dietro una grande filosofia di vita di cui avremmo oggi particolarmente bisogno: pensate a quanti vengono sbattuti come “mostri” in prima pagina, quando ancora non si hanno notizie certe. Scrive ancora San Francesco di Sales: “Noè una volta si è ubriacato e Lot è stato anche colpevole di incesto, ma nessuno dei due può essere considerato una persona che indulgeva abitualmente in questi peccati, né chiamereste San Paolo sanguinario o blasfemo, perché prima di diventare cristiano era stato blasfemo e aveva versato del sangue. Che assicurazione abbiamo che chi ieri era un peccatore lo sia anche oggi?”.
Noi parliamo, anche nella comunicazione della Chiesa, di quanto sia importante questa capacità di vedere il positivo, come emerge nel messaggio del Papa. Continuando, possiamo parlare dei social media e di come stiliamo giudizi appena si vede la foto o il post Di qualcuno, formandoci un’idea negativa di una persona solo per quello che ha scritto. San Francesco di Sales dà a questo proposito un consiglio: “Quando senti parlare male di qualcuno mettete sempre in dubbio l’accusa e se impossibile, trovate qualsiasi scusa per il colpevole anche quando possono non esserci”. Un altro consiglio di san Francesco di Sales è questo: “Fate sì che le vostre parole siano gentili, franche, sincere, dirette, semplici e vere”; mi sembrano caratteristiche interessanti della comunicazione. Ai suoi tempi san Francesco ci ha descritto già queste caratteristiche importanti: “Evitate qualsiasi artificio, duplicità e falsità; ricordando che anche se non è sempre bene diffondere qualsiasi cosa possa essere vera, non è mai ammissibile opporsi alla verità”, anche questo è un principio importante nella comunicazione! Non si può contraffare la verità. “Fatevi il punto di onore di non dire mai, con cognizione di causa ciò che non è strettamente vero, sia accusando che scusando, ricordando sempre che Dio è il Dio della verità”. Ci sono tanti spunti di riflessione nelle parole di questo santo come queste: “Quando bisogna contraddire qualcuno, o affermare la propria opinione, dovrebbe essere fatto gentilmente e con premura senza irritazione o veemenza”».

È intervenuto poi il Presidente Franco Elisei che ha incentrato il suo intervento sul Messaggio di Papa Francesco: «Quando scriviamo abbiamo sempre la convinzione che quello che scriviamo è la verità, in realtà è una verità, perché possono esistere tante verità. Una notizia vera non significa che ha in sé la sua verità, ma una notizia che ha bisogno di una verifica. Dopo la nostra verifica noi la trasferiamo ai nostri lettori. In base alle carte deontologiche e alla legge ordinistica noi non siamo tenuti a raccontare la verità assoluta, ma la ricerca della verità. Non come risultato, ma come percorso per arrivare ad un risultato. Questo è quello che deve essere preteso dall’informazione. Ci dobbiamo focalizzare più sul percorso della ricerca della verità che sulla presunzione di scrivere la verità in maniera assoluta. Quando parliamo di notizia vera, intendiamo che sia stata verificata.
Da un punto di vista sociologico le cattive notizie attirano molto più di qualsiasi altra informazione. I sociologi però ci dicono di stare attenti, ci dicono che se pubblichiamo solo cattive notizie c’è un problema di assuefazione. C’è questo pericolo, che l’abitudine alla cattiva notizia porti a percepire l’evento negativo, la cattiva notizia come fosse normalità. Secondo il metro editoriale, le buone notizie non fanno vendere, ma sicuramente possono bilanciare le cattive notizie. Nella mia redazione abbiamo fatto un tentativo di pubblicare ogni giorno una buona notizia e vi posso assicurare che la cosa più difficile da trovare è proprio la buona notizia. È incredibilmente difficile, il problema è che anche le fonti non sono abituate a fornirti le buone notizie, da considerare pure che lo spazio era conteso con molte cattive notizie. La cattiva notizia ovviamente non la si può ignorare, sarebbe censura, sarebbe anacronistico. La cattiva notizia ha un problema e cioè come raccontarla. Su questo “come” entra a grandi passi la deontologia e la sensibilità, caratteristiche che dobbiamo riacquisire.
Il passaggio del Papa ci riguarda un po’ tutti: “In un’epoca dove la falsificazione si rivela sempre più elevata, raggiungendo livelli esponenziali, abbiamo bisogno di sapienza per raccogliere e creare racconti veri, belli e buoni, abbiamo bisogno di coraggio per respingere quelli falsi e malvagi, abbiamo bisogno di pazienza e discernimento”. Questi sono elementi sicuramente importanti, sapienza, coraggio, pazienza e discernimento. Tradotto in termini molto attuali significano: sapienza, cioè dobbiamo essere sempre più preparati in questa professione, gli incontri di formazione rientrano in questa logica: dobbiamo tornare ad avere quella credibilità che ci permette di avere quella autorevolezza che ci aspetta. Coraggio, cioè capaci di scrivere anche situazioni scomode, il coraggio si ha di più quando si hanno le spalle coperte, se io ho il coraggio di scrivere una notizia scomoda e la testata mi scarica, non ha il coraggio di sostenermi, il coraggio viene a mancare anche a me. Pazienza, è semplicemente tempo di riflessione e di verifica delle notizie. C’era un detto dei giornalisti che diceva così: “Non rovinare una bella notizia con la verità”. Esempio, ti arriva una notizia succosa e poi se vai a verificare perde un po’ del suo splendore. Qualcuno si lascia tentare dalla forzatura. Quindi andiamo sempre a verificare. Discernimento è la capacità critica, la capacità di interpretazione della notizia. Molti non si rendono conto della differenza tra informazione e comunicazione. I confini sono diversi. Per quanta riguarda la pubblicità si parla di comunicazione, non di informazione. Alla comunicazione manca l’elemento fondamentale che la differisce dall’informazione. La formazione è la raccolta, l’interpretazione e la diffusione. La comunicazione è solo raccolta e diffusione».

L’incontro si è concluso con la relazione di Beatrice Testadiferro che ha proposto alcune tracce di riflessione, partendo dal Magistero di Papa Francesco e da come è stato interpretato dai mezzi di comunicazione; proseguendo con i quotidiani e i giornali diocesani e infine delle parrocchie. Si è soffermata sulla Lumen Fidei, enciclica di Papa Francesco del 2013, scritta a meno di quattro mesi dalla sua elezione ed elaborata sulla base degli appunti del suo predecessore. Un accenno è stato dedicato alla sensibilità verso l’ecologia integrale che, della seconda enciclica di Papa Francesco Laudato sì, è un po’ il tema conduttore e che incorpora nella propria argomentazione i quattro principi proposti dal cap. IV dell’esortazione Evangelii Gaudium: “Il tempo è superiore allo spazio”, “l’unità è superiore al conflitto”, la realtà è superiore all’idea”, “il tutto è superiore alla parte”. I presenti hanno potuto sfogliare una raccolta di settimanali diocesani e del quotidiano Avvenire della prima metà del 2013 con articoli e immagini dedicate alle dimissioni di Papa Benedetto XVI e all’elezione di Papa Francesco. Sono state proiettate e commentate le pagine del settimanale della diocesi di Macerata, Emmaus e della diocesi di Jesi, Voce della Vallesina, di marzo 2013 per ripercorrere in che modo è stato presentato il nuovo pontefice. Una parte della relazione è stata dedicata a una riflessione su come i documenti e lo stile di Papa Francesco sono proposti nelle parrocchie con piccole strategie che permettono la diffusione dal basso di uno stile basato sulla leggerezza della gioia che accompagna senza costringere.

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