Corso di giornalismo de “L’Ancora”: incontro con il regista don Dino Cecconi

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Immagine di repertorio con Don Dino Cecconi

DIOCESI – Prosegue con successo il corso di giornalismo organizzato dal giornale diocesano “L’Ancora” e finanziato dal “Sovvenire” nazionale.
Dal 18 Novembre scorso diversi giovani della diocesi stanno prendendo parte ad una lezione settimanale di tre ore per acquisire i fondamenti della comunicazione giornalistica, sia essa della carta stampata o del web, della radio o della televisione.
Dopo la presentazione del Direttore Incicco, le lezioni introduttive sono state tenute dalla giornalista Stefania Mestichelli, collaboratrice di Radio Ascoli e della rivista on line Cronache Picene, e dalla giornalista radiofonica Veruska Cestarelli, altra voce nota di Radio Ascoli. D
opo essersi cimentati nella stesura di articoli brevi ed aver simulato interviste e conferenze stampa, lunedì 20 Gennaio i giovani studenti, tutti in età compresa tra i 13 ed i 19 anni, hanno avuto l’opportunità di incontrare ed intervistare il regista Rai don Dino Cecconi.

La regia per lei è una passione o un lavoro?
La regia per me è una passione: la desideravo, ma non l’avevo mai cercata. Per 12 anni ho fatto il reporter, l’inviato speciale; poi, dopo aver visto i miei documentari, mi hanno chiesto di entrare nel gruppo dei registi Rai e dunque ho fatto il regista delle Messe della Domenica di Raiuno, quelle che vanno in onda alle 11.00 del mattino.

Dove ha svolto l’attività di reporter?
Ho fatto il reporter in giro per il mondo; parlo varie lingue e questo naturalmente mi ha aiutato molto. Avevo 4 anni, quando ho detto a mia madre che da grande avrei voluto fare il missionario e così è stato: ho fatto 14 anni di vita missionaria tra Brasile, Canada, Stati Uniti e Sud Africa. Dopo quegli anni ho frequentato le scuole di specializzazione come conduttore radiofonico e televisivo a Roma. Poi sono ripartito per Chicago dove avevo un programma radiofonico giornaliero per gli Italiani. Questa esperienza è stata importante: è stato la più grande ricchezza per me aver avuto questo impegno.

Come ha capito che questa sarebbe stata la sua strada?
La mia propensione alla comunicazione, al linguaggio delle immagini è sempre stata innata in me ed infatti mi piacciono l’arte, la fotografia, i ricordi, mi piace anche registrare. Inoltre, le esperienze personali vissute per caso – che poi non sono mai per caso – pian piano diventano un bagaglio della persona. Ad un certo punto della vita bisogna mettersi in testa che niente di quello che noi facciamo si perde nel vuoto: tutto dentro di noi viene registrato, ogni cosa diventa un clip che prima o poi viene usato. Quando noi facciamo un montaggio, una registrazione, una produzione, il nostro metodo è sempre quello di accumulare diverse clip, inserirle in un file ed utilizzarle al momento opportuno. È questo il bello: saper usare queste clip al momento opportuno.

Attualmente come e dove svolge la sua professione?
Sono Parroco al Duomo di Osimo, ma la mia Parrocchia attuale non è fatta solo di gente che viene in Chiesa, ma anche di malati, di gente lontana, di migranti: per me infatti la televisione e la radio sono il modo migliore per raggiungere tutti. Nessuno può dire che io stia perdendo tempo a fare il regista perchè sto servendo tutti i miei Parrocchiani e anche quelli di altre parrocchie naturalmente. Il compito del prete è l’annuncio: io mi sono attrezzato per un annuncio al largo. Non sono mai uscito dal campo del seminato del prete, bensì l’ho fatto con una forza molto estesa, come missionario e come giornalista.

Visto che ha viaggiato molto e conosce quindi molti luoghi, se potesse scegliere, dove andrebbe ad abitare?
Dall’Africa al Sud America, dai boschi del Canada all’Oriente, dall’Australia all’Indonesia: ci sono tanti bei ricordi dentro di me. Tuttavia per legame affettivo sceglierei sempre di ritornare dove sono nato, sceglierei di abitare a casa mia, sia per legame affettivo sia perchè è il mio habitat. Però ognuno di noi ha sempre il richiamo di Madre Terra e ci sono tanti angoli belli in giro per il mondo che gli si confanno. Perciò, se oggi dovessi ripartire per la terra dei Fuochi, ripartirei, non avrei problemi.

Ci darebbe un consiglio tecnico per un buon montaggio?
Come dice un proverbio cinese, il pittore ha il quadro già dentro la testa. Così deve essere per il montaggio: non puoi metterti con le mani sulla tastiera, se non hai in mente cosa vuoi fare. Perciò ricordate sempre che prima del montaggio c’è l’impostazione.

Infine quale messaggio si sente di dare a noi giovani che vogliamo intraprendere questa strada?
Il messaggio che voglio darvi è molto semplice: la miglior ricchezza è la conoscenza diretta. Viaggiare, conoscere, comunicare, parlare molte lingue rappresentano una ricchezza che nessuno vi può dare. O ve la costruite voi questa ricchezza oppure resterete un Km indietro agli altri giovani del mondo.
Per costruirla prima di tutto è importante conoscere le lingue straniere. Oggi, quando vado all’estero, ad esempio in Jugoslavia, vedo ragazzini che parlano perfettamente in inglese. In Italia è difficile comunicare in inglese: ora non dico con i ragazzini della Scuole Media, ma almeno con i giovani delle Superiori dovrebbe essere semplice; invece per la nostra cultura non lo è. Imparare una seconda lingua è come avere un secondo portafoglio, una seconda carta di identità, una seconda casa, una seconda chance.
In secondo luogo è molto importante viaggiare: il mondo non lo conoscerete perchè gli altri ve lo raccontano, ma perchè voi ne fate esperienza. Avere la possibilità di approcciare con culture e tradizioni diverse è bellissimo. Se vedete un nero passare per strada, non pensate solo che sia una persona estranea o da tenere a distanza, bensì forse una persona da conoscere. Quando inizierete a sviluppare questo desiderio di conoscere, solo per apprezzare, inizierete davvero a crescere. Questo vale anche tra di voi: se non vi conoscete, non vi sapete apprezzare. Il mondo è fatto per essere in comunicazione. Siamo soggetti fatti per essere in relazione: nel momento in cui non ci relazioniamo, siamo fuori dal mondo.

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