Vescovo Bresciani: “La pace nasce dal cuore”

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DIOCESI – Mercoledì primo gennaio, giornata nella quale la Chiesa festeggia allo stesso tempo la divina maternità di Maria e la Giornata Mondiale della Pace, il Vescovo Carlo ha celebrato la Santa Messa in Cattedrale alla presenza di numerosi amministratori locali che al termine della celebrazione hanno ricevuto una copia del Messaggio di Papa Francesco scritto proprio per questa occasione.
La liturgia è stata animata dal coro della Cattedrale.
Al centro dell’omelia, che pubblichiamo integralmente diseguito, il tema della Pace.
Questa è la seconda occasione nella quale, durante queste vacanze natalizie, il Vescovo Carlo ha incontrato gli amministratori locali: pochi giorni fa infatti è avvenuto il tradizionale scambio di auguri presso i locali della Caritas Diocesana.

Vescovo Bresciani: “Mettiamo sotto il segno della pace l’inizio di questo nuovo anno che il Signore ci dona e preghiamo perché sia un anno di pace per tutti.

‘Pace’ è un termine di facile comprensione, una condizione che tutti desideriamo, ma che comprende in sé molte altre condizioni che la rendono possibile: serenità, buone relazioni, sviluppo, mancanza di violenza e di sfruttamento… quindi condizioni interiori e condizioni esteriori. Possono esserci le migliori condizioni esteriori e non essere in pace interiormente per i più svariati motivi. O, viceversa, possiamo essere in pace interiormente, mentre esteriormente c’è la guerra, così come oggi c’è di fatto in molti paesi e ciononostante noi possiamo sentirci interiormente in pace.

Possiamo allora chiederci: che cosa chiediamo a Dio quando preghiamo per la pace? La nostra preghiera può essere centrata solo su noi stessi e sui nostri interessi immediati (c’è anche una preghiera che in sé è egoistica e che proviene da un cuore indurito nell’egoismo) oppure una preghiera dal cuore dilatato che sa far spazio anche ai bisogni dell’altro e li sa comprendere. Nel primo caso avremo un cuore che non è mai nella pace: chi insegue solo i propri interessi non sarà mai nella pace e non sarà mai operatore di pace. Infatti, è la chiusura nei propri interessi individuali, di gruppo, di partito o di nazione la fonte delle contese senza soluzione, quando non delle vere ed autentiche guerre, che possono arrivare al femminicidio, ai gravi disordini sociali e alle guerre combattute con le moderne armi di distruzione.

Ciò porta ad affermare che la pace nasce da un cuore che sa far spazio all’altro e che non assume una posizione di ‘im-posizione’. In questo senso possiamo affermare con san Paolo che “Cristo è la nostra pace” (Ef 2, 14), è colui che non impone se stesso a nessuno, ma apre il proprio cuore a tutti. Così facendo ci indica la via verso la vera pace, quella che Lui ha vissuto in tutta la sua vita. Possiamo, infatti, distruggere tutte le armi, e solo Dio sa quanto lo vorremmo, ma se il nostro cuore non è in pace, esso trova subito molti altri modi per far la guerra in famiglia, nella società, perfino nelle relazioni tra Stati. Sappiamo bene che una guerra economica, capace di ridurre alla fame interi popoli, può creare molti più morti di una guerra combattuta con le armi.

Lo sviluppo e il progresso attuale, almeno quello del nostro mondo occidentale, del quale per certi aspetti ci vantiamo ben a ragione, non necessariamente è fonte di pace se va a beneficio solo di qualcuno e non è condiviso per una maggiore uguaglianza tra tutti. Se crea disuguaglianza, non solo è ingiusto, ma fonte ed esso stesso strumento di violenza.

Una condizione economica migliore, cosa in sé buona ed auspicabile per tutti, non necessariamente è fonte di pace nelle famiglie: talora può essere addirittura la causa di tensioni o rotture familiari, se manca un cuore che ne sa fare un uso corretto.

Potremmo continuare gli esempi, ma una cosa appare certa, la condizione indispensabile per la pace è un cuore convertito, un cuore cioè capace di non chiudersi su se stesso, sui propri egoistici interessi economici, psicologici o di altro genere.

Ma proprio qui entra l’importanza di questa giornata di preghiera, l’importanza stessa della preghiera, la sola che può cambiare i cuori e volgerli a pensieri ed opere di pace. La preghiera rappacifica il nostro cuore immergendoci nel cuore di Dio: il suo Spirito effuso nei nostri cuori (Rom 5, 5) gli dona il suo frutto che san Paolo identifica come “amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal 5, 22). Un cuore rappacificato da questi sentimenti, liberato da ogni aggressività attraverso il dominio di sé, è capace di comprendere l’altro e di non approfittarne, ricorrendo a soprusi verbali o fisici; si tratta di un cuore che rinuncia a preparare armi per imporre se stesso, il proprio potere, la propria immagine, il proprio successo: in una parola se stesso.

Abbiamo bisogno certamente dell’aiuto del Signore per convertire il nostro cuore, e preghiamo perché il Signore converta anche il cuore degli altri e di coloro che ci governano. Abbiamo bisogno di lasciarci inondare dal suo Spirito che è Spirito di amore e non di violenza. Tutti possiamo essere operatori di pace, lì dove noi siamo e dove viviamo, così come tutti possiamo essere seminatori di violenza, anche solo attraverso parole troppo facilmente messe in libertà, magari sui social o nelle contese di partito.

Ma abbiamo bisogno anche di una cultura che penetri e illumini chi guida le sorti delle comunità e delle nazioni a fare scelte intelligenti. Non necessariamente è facile, anzi (per questo essi hanno la mia comprensione e il mio incoraggiamento). È necessario uno sforzo comune delle migliori intelligenze che anziché essere volte a cercare armi sempre più sofisticate e distruttive, si volgano a cercare mezzi sempre più adeguati per creare e diffondere ovunque una vera cultura di pace. Chi ci governa ha bisogno certamente anche di questo. La Chiesa ci insegna a pregare per tutti loro e io lo faccio volentieri con voi questa sera.

So che è un compito arduo e che voi impegnati nella politica avete bisogno di tutte le vostre migliori energie, tanto arduo che forse a volte siete tentati di abbandonare il campo, perché il compito sembra impari alle vostre forze. Sappiate, però, che in questo compito non siete soli, potete contare sempre sulle nostre preghiere, ci potete contare anche quando non condividessimo alcune vostre scelte, ma soprattutto potete contare sempre sull’aiuto di Dio, se vi lasciate guidare dalle buone intenzioni di essere sempre e comunque operatori di pace nella società che vi è affidata”.

 

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