Comunione e Liberazione, a tu per tu con Max Di Paolo, Direttore della Compagnia delle Opere Marche Sud

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nata all’interno del movimento di Comunione e Liberazione, da oltre trent’anni la Compagnia delle Opere è una realtà vivace e propositiva all’interno del tessuto economico e sociale italiano. Ne parliamo con Massimiliano (Max) Di Paolo, Direttore della Compagnia delle Opere Marche Sud.

Quando e come è nata la Compagnia delle Opere?
La Compagnia delle Opere nasce nel 1986 come tentativo di aiutare alcuni amici siciliani che avevano del vino e don Giussani (fondatore di Comunione e Liberazione, ndr), provando questo vino, disse ad altri amici che stavano a Milano di aiutare i produttori a venderlo. A partire da questa semplice circostanza, Giorgio Vittadini ha ha fondato un’associazione, la Compagnia delle Opere appunto. Nelle Marche poi si è diffusa nei primi anni ’90, con sede a Porto San Giorgio, fondata da Massimo Valentini.

Qual è lo scopo della Compagnia delle Opere?
Lo scopo della Compagnia delle Opere è insito nel nome: delle attività, delle aziende, anche del settore no profit, si fanno compagnia nel lavoro e nello sviluppo delle proprie realtà, aiutandosi come all’origine don Giussani ha voluto fra gli amici della Sicilia e quelli di Milano.

Qualcuno per assonanza ha accostato la Compagnia delle Opere alla Compagnia di Gesù e ha affermato che come i figli spirituali di Ignazio nel Cinquecento hanno combattuto il protestantesimo, così oggi voi vi proponete come antagonisti sia allo statalismo che al liberismo. Si riconosce in questa descrizione?
Direi di no, perché la nostra compagnia è nata non per combattere qualcuno, ma per affermare qualcosa di positivo. Noi nasciamo dal principio della sussidiarietà e cerchiamo di valorizzare tutto quello che viene dal basso, dalle persone, dalle aziende, dal terzo settore. Non combattiamo lo statalismo o il liberismo, semplicemente valorizziamo le persone. Il nostro motto è “Perché tutto possa esistere” e sintetizza la nostra attività: cerchiamo di dare valore a ciò che esiste e che tutto possa contribuire al bene comune, sia a livello individuale, che di aziende che di associazioni.

In che modo la Compagnia delle Opere è ispirata alla Dottrina Sociale della Chiesa?
Posso rispondere citando il primo articolo del nostro statuto: “L’Associazione nel solco della presenza dei cattolici nella società italiana alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa, promuove e tutela la possibilità di dignitosa presenza delle persone nel contesto sociale ed il lavoro di tutti nonché la presenza di opere ed imprese nella società, favorendo una concezione del mercato e delle sue regole in grado di comprendere e rispettare la persona in ogni suo aspetto, dimensione e/o momento della vita”.

Quante sono le persone che fanno parte della Compagnia delle Opere nelle Marche?
La Compagnia delle Opere non associa persone, ma aziende. Nelle Marche sono più di 700 le imprese associate.

Quali sono le misure più urgenti a livello legislativo da adottare a favore delle imprese?
Uno dei problemi maggiori è il costo del lavoro. Pertanto, misure come quelle del reddito di cittadinanza vanno in direzione opposta a quella di cui c’è realmente bisogno: invece di favorire chi lavora si fornisce una misura assistenzialista. Se invece riuscissimo ad abbattere il costo del lavoro, questo costituirebbe un incentivo per le imprese, per assumere più persone e, di conseguenza, si finirebbe anche per abbattere la disoccupazione. Inoltre, una tale politica permetterebbe anche l’inserimento di giovani: i giovani sono penalizzati dal nostro sistema e sono dunque costretti a emigrare all’estero, soprattutto nel Meridione.

Cos’altro gioverebbe al nostro Paese?
Sarebbe necessario ridurre il divario fra coloro che sono in formazione e chi offre lavoro, cosa che però non può essere risolta da figure come quella dei “navigator”. Sarebbe invece opportuno che scuole, università e aziende lavorassero in sinergia. Infine, occorrerebbe un processo di semplificazione per quanto riguarda la burocrazia che devasta le nostre aziende: sono troppi i cavilli che paralizzano le imprese. Ad esempio il “Piano Calenda”, che ha favorito moltissimo lo sviluppo industriale, è stato recentemente modificato, rendendone più complicata l’attuazione. Assumere, accedere ai fondi, rispondere ai bandi è fondamentale e invece sono tanti gli ostacoli che si incontrano, visto che in Italia spesso chi fa impresa è visto con diffidenza.

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