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VIDEO Vescovo Bresciani: “Che cosa vuol dire il Natale per un politico?”

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sabato 21 dicembre presso la Sala Polivalente della Caritas si è svolto il tradizionale scambio di auguri fra il vescovo diocesano, Mons. Carlo Bresciani, e gli amministratori dei 19 comuni che insistono sulla nostra diocesi. Si tratta di un appuntamento non solo di carattere formale, ma di confronto sulle esigenze e i bisogni del territorio. L’incontro è stato introdotto dal Prof. Fernando Palestini, Responsabile dell’Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali e la Cultura e Vicepresidente della Caritas.

Atteso come sempre l’intervento del Vescovo Carlo: « Per me è un grande piacere potervi incontrare in queste occasioni, perché, pur essendo un momento molto semplice, lo ritengo molto significativo. Come Chiesa riconosco il ruolo molto importante che voi amministratori avete. Voi amministrate le nostre comunità e siete vicini alla gente. La politica a livello nazionale, per quanto importante, non ha a che fare con i volti e con le storie dei cittadini che voi incontrate tutti i giorni. Conoscete dunque bisogni ed esigenze delle nostre comunità.

Dalle nostre parti è ancora molto vivo il senso della comunità, ma non manca quell’individualismo che frammenta e questo per noi è motivo di preoccupazione, perché una società troppo frammentata non è un bene per nessuno. La vita ha bisogno di condivisione e quando si perde il senso del bene comune e della responsabilità dei singoli nella costruzione del bene comune, voi avvertite una maggiore difficoltà nello svolgere il vostro compito. Il fatto che insieme si lavori perché ci sia meno frammentazione è un servizio che facciamo sia ai nostri cittadini che alla comunità nel suo insieme.

Che ci sia una divergenza di idee, una necessità di confronto su posizioni diverse fa parte del gioco democratico, ma questo non deve diventare una forma di contrapposizione, che toglie la possibilità di una ricerca comune e del riconoscersi come appartenenti ad un’unica comunità. In fondo la società nasce dal reciproco riconoscimento delle diversità. Quando ciò viene meno, allora non si percorre più la strada del dibattito, ma si scivola nella china pericolosa della contrapposizione e della divisione. Questo non è un bene per la politica, come non lo è per la comunità e neppure per i singoli cittadini. Quel bene che tutti ci unisce ci chiama a cercare sempre la collaborazione, non necessariamente nella omogeneità delle idee, ma nel riconoscimento dell’altro come valore e ricchezza.

Riflettendo proprio sul Natale mi sono chiesto: «Che cosa vuol dire il Natale per un politico?». Il Natale ci dice che Dio si prende cura di noi: Egli si scomoda per noi. Gesù è uscito dalla Trinità, se così si può dire, e si è messo nelle mani degli uomini, con tutto quello che ciò ha comportato. Nel Natale possiamo trovare uno stimolo perché, prendendo esempio da Gesù, anche noi siamo spronati a creare l’unità di cui gli uomini hanno bisogno. Egli è venuto a smuovere quelle élite che erano troppo chiuse in se stesse.

Sappiamo benissimo che il vostro compito non è facile e magari anche poco compreso, anche da parte di coloro che beneficiano del lavoro che fate: è una povertà personale e sociale quella di non essere grati verso chi si adopera per noi. Siete presenti nelle mie preghiere e in quelle di tutta la Chiesa che da sempre ha insegnato a pregare per coloro che ci governano ed è interessante che insegnava ciò anche quando quelli che governavano perseguitavano i cristiani. Gesù è venuto non per essere servito, ma per servire: sia anche per voi esempio di stimolo nella vostra fatica di amministratori».

Ha preso poi la parola Pasqualino Piunti, Sindaco di San Benedetto del Tronto: «Il messaggio del Papa in occasione della Giornata Mondiale della Pace è molto vicino a quanto espresso nei giorno scorso dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Se noi continuiamo a pensare di dare buoni consigli e mai buoni esempi, poi una distanza dalla realtà e dai cittadini sarà sempre più marcata. C’è bisogno di una sinergia fra le agenzie educative quali la famiglia, la scuola, il Comune e la parrocchia. C’è bisogno di moderarsi anche nell’aggressività verbale, altrimenti non ci possiamo stupire della disgregazione sociale. Oggi le troppe divisioni portano a individualismi. Per fortuna il nostro territorio è ancora sano, con qualche eccezione sì, ma sano!».

Sono seguiti gli interventi di altri amministratori locali, fra i quali quello di Enrico Piergallini, Sindaco di Grottammare: « Sono in politica da 17 anni e ho visto cambiare profondamente la società contemporanea. La presenza di strumenti digitali riesce in pochissimo tempo a cambiare l’idea delle persone e a stravolgere un modo di fare politica. Se non ci relazioniamo con questi strumenti in maniera critica c’è il rischio che il tessuto sociale si possa sfilacciare. Nascosti dietro una tastiera, alcuni esprimono una parte che era nascosta e che spesso si rivela la peggiore! Gli strumenti di comunicazione di massa hanno spostato la verticalità in una orizzontalità estremamente pericolosa. Dare questa finzione di un mondo totalmente orizzontale in cui tutti possono dire tutto e tutti hanno il diritto di dire tutto è estremamente sbagliato perché una gerarchia verticale non di potere, ma fra coloro che hanno competenze tecniche per fare qualcosa e altri che non ce l’hanno è fondamentale per l’assetto della società: tutti sono avvocati e quelli che sono avvocati sono incapaci, tutti sono politici e quelli che sono politici sono incapaci, tutti sono medici e chi è medico è incapace. Un modo così orizzontale non può andare avanti. Non è questo l’inveramento della democrazia. I mezzo di massa hanno spostato sempre più in là il concetto di limite: non c’è più limite per nessuno, per quello che si dice, che si può fare, che puoi fotografare, nel soddisfare i propri desideri. Se non si pongono limiti ai desideri la società non può andare avanti, perché il desiderio se non viene governato e incanalato è distruttivo, perché il mio primo desiderio sarà quello di sopraffare l’altro, di limitare il desiderio dell’altro per soddisfare il mio. La politica a livello nazionale insegue questa mancanza di limiti e spinge sempre più in là. I mezzi di massa hanno poi portato al primato della retorica sulla dialettica. La retorica è la scienza che ha come scopo quella di persuadere gli altri. Non è alla ricerca della verità come invece fa la dialettica che si sforza di unire due persone. La dialettica, al contrario della retorica che non ha un interlocutore, perché parla da un pulpito, si svolge nella piazza. In internet assistiamo a un revival della retorica che ci fa affannare nello scrivere il posto più originale alla ricerca dei like. I politici cadono anch’essi in questo errore».