A tu per tu con Stefania Marini, Preside del Liceo Scientifico “Benedetto Rosetti”

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sono tornato al Liceo Scientifico “Benedetto Rosetti” dopo 21 anni e grazie a quello che mi ha raccontato l’attuale Dirigente Scolastico, la Prof.ssa Stefania Marini, l’ho trovato estremamente cambiato. Stiamo parlando di una realtà molto vivace e dinamica, della quale fanno parte circa 1000 studenti che frequentano 43 classi.

Quali sono i punti di forza l’offerta formativa del Liceo Scientifico?
Il nostro Liceo ha tre indirizzi: ordinamentale, matematico e sportivo. Percorsi specifici con rispettivi curricoli di alto profilo che garantiscono una preparazione completa sia nella dimensione scientifica sia in quella umanistica. Gli indirizzi matematico e sportivo hanno il riconoscimento ufficiale del Ministero per il tramite dell’Ufficio scolastico regionale e dell’Unione Matematica Italiana e sono gli unici della Provincia a servire il territorio. Per un approfondimento di quella che è la nostra Offerta Formativa potete leggere quanto riportato sul nostro sito, ma mi piace soprattutto sottolineare la preparazione e la stabilità dei nostri insegnanti. Si tratta di un corpo docente particolarmente sensibile all’innovazione e teso a creare un ponte fra la scuola e il mondo del lavoro. Per quanto riguarda la struttura, negli ultimi anni abbiamo ammodernato gli spazi, creando ambienti educativi accoglienti e rispondenti alle esigenze didattiche. Ci distinguiamo nella preparazione dei nostri studenti, come si evince dai dati di Eduscopio, un’indagine promossa dalla Fondazione Agnelli che ci attesta come primo istituto nel raggio dei 30 km per numero di licenziati. La ricerca mette in evidenza anche come il 90% degli studenti di questo liceo superi con successo i test di ingresso nelle università e il primo anno di studi accademici. Si tratta di una media superiore alla media regionale.

Quali sono invece le criticità?
Mi ritengo abbastanza fortunata perché la nostra è una struttura, seppur con qualche miglioria da apportare, rispondente alle esigenze della scuola e degli studenti. C’è una buona collaborazione con la Provincia, pur nei limiti delle risorse economiche. Certamente non abbiamo, per quanto riguarda il Liceo Sportivo, la possibilità di avere all’interno tutte le strutture di cui abbiamo bisogno per far sì che i ragazzi pratichino tutte le attività sportive, però il Comune ci viene incontro mettendo a disposizione una volta a settimana il trasporto gratuito verso la piscina e verso la pista di atletica. Se potessi esprimere una richiesta agli enti preposti, cioè il Comune e la Provincia, chiederei di coprire il campo di calcetto che si trova all’esterno, al fine di poter usufruire di quello spazio anche nel periodo invernale.

Ci sono alunni o ex alunni che hanno avuto un particolare successo?
Sono migliaia gli alunni che hanno frequentato il nostro Liceo e che oggi sono affermati e stimati professionisti. Fra tutti spiccano i nomi di Gigliola Staffilani, classe 1966, matematica e professoressa presso il Massachussets Insitute of Tecnology di Boston e Camillo De Lellis, classe 1976, matematico e attualmente professore all’Insitute for Advanced Study di Princeton.

Cosa fa la scuola per prevenire fenomeni quali il bullismo, l’uso delle droghe e la violenza?
Devo rilevare che in questa scuola non si è mai riunito l’organo di garanzia del quale ogni scuola è provvista al suo interno per intervenire in caso di comportamenti non corretti e quindi eventualmente valutare eventuali sanzioni. Questo significa che, sostanzialmente, il comportamento dei ragazzi è corretto. Anche quando andiamo in qualsiasi manifestazione riceviamo tanti complimenti per la correttezza e l’educazione dei nostri studenti. Certo, la scuola è esposta, come tutta la società, ai rischi derivanti dal non corretto uso delle nuove tecnologie. Pertanto, come richiesto dal Ministero, anche in questo liceo c’è una figura che si occupa della prevenzione del bullismo e del cyberbullismo, in collaborazione con la Polizia Postale e con l’Ordine degli Avvocati. Nello specifico vengono organizzati incontri che si rivolgono tanto agli studenti, quanto alle famiglie, per adottare tutte quelle misure di prevenzione rispetto a questi fenomeni. Scuola e famiglie, seppur con specificità diverse, si occupano dell’educazione dei ragazzi e questo può avvenire solo se c’è un dialogo costante e diretto. Per quanto riguarda il contrasto all’uso delle droghe e alla violenza sulle donne abbiamo avviato una collaborazione con gli operatori dell’Asur e dell’Ambito del Comune di San Benedetto, i quali propongono degli interventi formativi mirati per la conoscenza di tutte le dipendenze patologiche che rappresentano oggi, per i nostri giovani, un grave e reale rischio, con la convizione che l’informazione e la consapevolezza possano essere lo strumento più efficace di prevenzione. L’anno scorso, ad esempio, abbiamo fatto un incontro molto apprezzato sulla violenza contro le donne che ha colpito molto gli studenti, sorpresi dall’elevato numero di episodi penalmente rilevanti in questo ambito. È stato anche un lavoro di decodificazione di quelli che possono essere i segnali di pericolo che possono poi sfociare in atti che ledono la dignità della donna.

I ragazzi del liceo hanno manifestato per l’ambiente? Come giudica queste iniziative?
Il fenomeno di Greta ci vede tutti coinvolti come adulti, cittadini, educatori e formatori perché il tema che richiama deve necessariamente essere affrontato anche a scuola nell’ambito dei percorsi didattici, poiché l’educazione ambientale è un tema di cittadinanza e di fatto trasversale alle materie. Quindi ben vengano queste azioni di sensibilizzazione. Per quanto riguarda le ultime giornate, le adesioni del nostro Liceo non sono state significative da un punto di vista numerico, tuttavia c’è stato un bel lavoro da parte dei docenti per quanto riguarda la riflessione in classe su tematiche ambientali. Abbiamo fatto di quest’esigenza una scelta progettuale perché abbiamo nell’ambito del Piano dell’Offerta Formativa il progetto Eco School. Abbiamo ricevuto quest’anno un riconoscimento internazionale da parte della Foundation for Environmental Education (FEE) come scuola impegnata nelle pratiche didattiche a sostegno delle tematiche ambientali e pertanto siamo stati premiati con una bandiera verde che ora è esposta nell’atrio e che ci è stata consegnata il 22 novembre in Comune. Abbiamo anche aderito alla Rete Nazionale delle Scuole Green, che ci impegna nel quotidiano a praticare stili di vita ecosostenibili.

Lei è stata prima preside di un Istituto Comprensivo del Centro e ora si trova a guidare un liceo. Quali sono le differenze di approccio?
All’inizio passare da un ordine di scuola all’altro per me è stata una sfida, è stata altresì un’occasione di crescita professionale e di confronto con altri operatori del mondo della scuola. Sono stata anche attratta dalla possibilità di avere un osservatorio privilegiato per la conoscenza dei ragazzi: ho avuto infatti la fortuna di accompagnare tanti studenti di San Benedetto per tutto il percorso formativo scolastico, dall’infanzia verso l’Esame di Stato. Quello dell’adolescenza è un mondo diverso, ma magico. I ragazzi del Liceo mi hanno consentito di conoscere da vicino tanta ricchezza dei nostri giovani e di esplorare quanta difficoltà abbiamo noi adulti a comprendere i loro bisogni reali. Spesso mi trovo a colloquiare con i ragazzi e ad avvertire tante loro fragilità e anche tante nostre mancanze di adulti. Penso che si possa fare tanto per questa fascia di età, ma per questo occorrono sensibilità, dedizione e in particolare capacità di ascolto. Ripeto spesso ai docenti che la scuola è fatta anche di spazi di ascolto, perché i ragazzi ne hanno tanto bisogno e perché i linguaggi e gli strumenti utilizzati dai giovani evidenziano distanze emotive importanti. Tutti, compreso il dirigente, dobbiamo metterci in una posizione di ascolto e questo ci permette di non ridurci a burocrati del sapere.

Come il liceo scientifico è integrato con il comune e con il mondo della Chiesa?
Noi abbiamo la ricchezza di avere docenti di Religione Cattolica, sia laici che sacerdoti, e attraverso loro abbiamo avviato tanti percorsi anche legati al sociale, al volontariato presso la Caritas e ai servizi portati avanti dalle Unità di Strada. Sono state affrontate anche tematiche importanti come quelle dell’immigrazione e del caporalato. Non si è trattato solo di una conoscenza intellettuale, ma di un’esperienza viva, poiché i ragazzi, accompagnati dai docenti, sono andati in Puglia a conoscere da vicino queste realtà.

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