Gli addobbi sono preghiere, a Ripatransone un albero di Natale davvero prezioso. Don Nicola: “Arricchitelo anche voi”

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Don Nicola con l’Albero di Natale in Duomo

RIPATRANSONE – «Tutti possono venire ad impreziosite con le vostre preghiere l’albero di Natale del Duomo». Così esorta il parroco, Don Nicola Spinozzi, commentando un’iniziativa presa nell’ambito delle celebrazioni natalizie. Vicino all’altare maggiore, infatti, da qualche giorno svetta un bell’abete addobbato a festa. Ma, guardando bene, non si tratta di semplici decorazione. Su dei cartoncini colorati, alcuni a forma di stellina, ci sono pensieri e preghiere. Li hanno realizzati soprattutto i giovani e giovanissimi dell’oratorio ma, secondo Don Nicola, chiunque può scrivere un proprio pensiero rivolto al Signore, da mettere sull’albero. «E’ l’albero sempreverde della vita – sottolinea il parroco ripano – e lo adorniamo a festa perché nasce Nostro Signore».

Già oggi, l’Albero natalizio interno alla concattedrale diocesana è carico di bei concetti. C’è chi ringrazia Dio per aver creato il mondo in cui viviamo, chi invoca la fine del razzismo su tutta la terra e, chi, col tocco ecologista molto caro a Papa Francesco, prega il Signore affinché si riducano plastica e inquinamento. Emozionante, infine, l’invocazione “Spero di non essere mai solo e di non rimanere mai senza amici”: messaggio che ci fa capire quanto sia importante vivere in Comunità e Comunione.

Tornando all’Albero di Natale, facciamo un tuffo nella storia: varie fonti ci dicono che, in Italia, la prima a farlo  fu, con tutta probabilità, la Regina Margherita di Savoia (quella a cui è stata dedicata la celebre pizza) vissuta a cavallo tra Ottocento e Novecento. In quel periodo, le gerarchie ecclesiastiche non guardavano proprio di buon occhio l’abete natalizio, ritenendolo una tipicità estranea al cattolicesimo. Una linea che poi, nel corso degli anni, è decisamente cambiata. Tanto che, dal 1982, durante le festività natalizie un magnifico albero natalizio troneggia in piazza San Pietro: cuore della cristianità mondiale. E, ancor più recentemente, Papa Benedetto XVI ha elogiato l’Albero di Natale come simbolo del Cristo; mentre Papa Francesco l’ha additato a esempio «della sfolgorante luce divina».

Per dirla tutta, ci sono storie antiche che congiungono  il tannenbaum (questo il suo nome in tedesco) alla cristianità. Una, molto bella, arriva dall’attuale Germania. Protagonista:  Bonifacio, missionario, vescovo di Magonza, nato nel 672 dopo Cristo e proclamato Santo dalla Chiesa nel 756. In quei tempi antichi, nel territorio tedesco  era ancora vivissima la fede pagana verso divinità nordiche. Così, San Bonifacio nel corso del suo pellegrinare si sarebbe imbattuto in alcune persone, intende ad adorare la divinità nordica Thor, figlio di Odino.

Ciò avveniva sotto un’enorme quercia, ritenuta sacra. Ebbene: Bonifacio, preso da un senso di scoramento, avrebbe impugnato una scure, abbattendo la pianta. Seduta stante, un avvenimento prodigioso: dal moncone della quercia sarebbe spuntato un maestoso abete. I pagani che assistettero al miracolo si convertirono seduta stante e, per rendere omaggio al Vero Dio, abbellirono quell’abete, appendendovi candele e frutta: antesignane delle attuali luminarie e palle natalizie.

 

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