FOTO e VIDEO La Diocesi ha celebrato la sua patrona, la Madonna di Loreto, vescovo Carlo: “Oggi siamo come figli in festa per la mamma”

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RIPATRANSONE – «Ci sentiamo, questa sera, un po’ come i figli che fanno festa alla mamma». Sono le tenere parole con cui il vescovo Carlo Bresciani ha iniziato la propria omelia, martedì sera, presso il Duomo di Ripatransone, nel corso della messa che ha celebrato la Madonna di Loreto: patrona dell’intera Diocesi di San Benedetto-Ripatransone-Montalto.

Animata dalla corale “Madonna di San Giovanni”, la funzione si è celebrata in una chiesa piena di fedeli. Al primo banco il sindaco di Ripatransone, Alessandro Lucciarini ed il presidente del consiglio comunale: Dalila Cicchi.

Alla presenza di diversi sacerdoti diocesani, il rito era concelebrato dal vicario generale, don Patrizio Spina e da don Marco Di Giosia: vicario foraneo della Vicaria “Santa Maria in Montesanto”. Proprio da questa zona diocesana, ossia quella abruzzese, è arrivata la tradizionale offerta dell’olio per la lampada votiva che, giorno e notte, arte nella Cappella interna al Duomo ripano, dove solitamente è esposta la sacra rappresentazione di Maria.

Prima dell’inizio ufficiale del rito, durante il suo saluto al vescovo, il parroco don Nicola Spinozzi ha ricordato come – con l’imminente arrivo del 2020 – si festeggeranno i 400 anni dall’arrivo a Ripatransone del venerato simulacro della Vergine Lauretana. Una ricorrenza che l’intera Diocesi è pronta a celebrare in grande stile.

Nella sua omelia, monsignor Bresciani ha ricordato il passo del Vangelo in cui, durante l’Annunciazione, Maria si definisce la “Serva del Signore”: «In questa definizione c’è tutta la grandezza di Maria. Oggi noi abbiamo una concezione sbagliata della parola “servo”. Qui non c’è nulla di umiliante,  né di schiavitù. Ma essere servi del Signore rappresenta l’esaltazione della libertà come esseri umani. Quand’è che noi affermiamo veramente la nostra libertà? Quando dedichiamo la nostra libertà al bene. Non quando facciamo quel che vogliamo, magari facendo del male a noi ed agli altri».

Secondo il vescovo, dunque, «essere Servi del Signore significa metterci in questa prospettiva: di accettare quel bene che il Signore indica a noi. Perché il Signore non può che indicarci il bene, anche quando noi abbiamo l’impressione che quello che ci chiede non è quello che desideriamo immediatamente. Ma questa è la nostra condizione umana: a volte desideriamo ciò che non è nostro bene, e ci facciamo male. E questo non è esaltazione di libertà, ma perdita della libertà.  Maria, dunque, si definisce Serva del Signore perché in Lui ha riconosciuto il vero bene. E noi, diventando Servi del Signore, diventiamo semplicemente servi del nostro bene».

Durante l’offertorio, la Vicaria di Santa Maria di Montesanto ha offerto l’olio per la lampada che arderá tutto l’anno davanti al simulacro della Madonna di Loreto, Patrona della diocesi.

Infine un cenno storico, partendo da una domanda: perché, nella nostra Diocesi, la Vergine Lauretana assume la definizione “di San Giovanni”. La risposta è legata all’antica confraternita ripana che, proprio per venire in contro alla forte devozione popolare verso la Madonna di Loreto, decise di realizzarne un simulacro. Siamo nel XVII Secolo e, da allora, la forza del culto mariano, a Ripa come in tutta la Chiesa Truentina, resta tutt’oggi molto forte e sentito. Per approfondimenti c’è il sito web ufficiale della Confraternita della Madonna di San Giovanni.

Ascolta l’audio integrale dell’omelia del vescovo Carlo, cliccando qui

 

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