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Famiglia, l’Eucarestia domenicale, molto più che un rito


Giovanni M. Capetta

L’Eucaristia è «fonte e culmine di tutta la vita cristiana».
(Catechismo della Chiesa Cattolica, 1324; Lumen Gentium, 11)

Alcuni milioni di italiani ancora considerano una consuetudine andare a Messa la domenica.
Non è necessario qui capire dove sia il discrimine fra coloro che sono legati solo al precetto e quelli che vivono il sacramento dell’Eucarestia come l’apice di una vita di fede più attiva e partecipata, sta di fatto che la mattina del giorno del Signore (con più abbondanza delle sere), tante famiglie si preparano a partecipare ad un evento che dovrebbe informare di sé tutta la settimana. Non ci sono particolari istruzioni da seguire eppure si può vivere la Messa in tanti modi. Ci sono famiglie che arrivano con largo anticipo ma sono rare, altre che giungono sistematicamente in ritardo, altre ancora alla spicciolata, con in fondo magari la mamma che, solo dopo aver finito di aiutare tutti gli altri, riesce a prepararsi per uscire. In chiesa i posti non sono assegnati, eppure si creano delle zone di consuetudine. Davanti i bambini del catechismo, di solito, che scalzano dalle prime panche quegli sparuti anziani delle Messe feriali… più indietro o ai lati genitori e adulti in genere, in fondo gli amanti delle panche finali, chissà se per imitare il pubblicano lodato da Gesù o solo per pudore. In piedi talvolta gli adolescenti o i giovani, non perché non ci sia posto ma perché volutamente non vogliono “prendere posizione”. A seconda dei ruoli la famiglia può anche smembrarsi… chi fa il chierichetto, chi canta nel coro, chi legge, chi porta le offerte… tanti sono i modi di dare il proprio contributo alla celebrazione, ma questo comporta qualche sacrificio, per esempio vivere in punti diversi il momento della consacrazione, oppure scambiarsi la pace solo con uno sguardo da lontano. Sono distanze che si colmano fra coniugi e figli se la comunità in cui si vive riesce ad essere davvero una famiglia di famiglie. Se si è fortunati (ma più che di fortuna di solito si tratta di Spirito Santo) c’è sempre una celebrazione in cui si respira un’aria letteralmente famigliare. Il merito è di tutti, di solito… ci sono canti adatti, gesti comprensibili anche per i piccoli, preghiere partecipate che hanno il sapore della vita concreta.

Molto si deve anche all’atteggiamento del sacerdote, che sia il parroco o un suo coadiutore: dall’impronta dell’omelia si può dedurre molto sullo stile che connota quella Messa e quella comunità. Se è vero che il cristiano adulto non dovrebbe andare dove lo porta la predica, ma piuttosto dove lo chiama la sua responsabilità di testimonianza, è anche vero che un’omelia che parla al proprio cuore può rigenerare e dare frutto nel corso della settimana. Vale il principio che è bene andare dove si sente che si riceve giovamento. La Messa dei ragazzi e delle loro famiglie è spesso la più partecipata della domenica eppure non è l’unica fotografia che si offre ad uno sguardo più acuto. Ci sono le giovani coppie con figli piccoli che vivono la loro frequentazione dell’Eucarestia, deambulando per la navata con i passeggini, o inseguendo frugoli urlanti ai loro primi passi. Per loro non c’è quiete, ma neanche scomunica come il Papa ha avuto modo di dire con buona pace di quei preti che perdono il filo se si lascia che i fanciulli vadano a loro. Infine vi sono quei genitori che soffrono in silenzio perché i figli (adolescenti o giovani) a Messa non li seguono più. È un dolore diffuso di cui la comunità dovrebbe farsi carico, attraverso la preghiera e una testimonianza contagiosa e attraente. Questo ed altro è l’Eucarestia domenicale, molto più che un rito, quanto piuttosto un incontro col Signore risorto che alimenta le relazioni e sostiene nel cammino fin dai primi passi fuori dalla Chiesa quando le persone proseguono la festa e gioiscono nello stare insieme.