Scuola di formazione politica diocesana: La solidarietà è la condivisione di se stessi

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sabato 30 novembre presso il centro “Biancazzurro” si è tenuto l’ultimo incontro della Scuola di Formazione Socio-Politica “Lavoriamo insieme per il bene comune”, promossa dagli Uffici Diocesani della Cultura e del Lavoro e che ha avuto per tema quello della solidarietà. Ha introdotto i lavori il Prof. Fernando Palestini che ha passato la Parola a Mons. Carlo Bresciani che ha elogiato questa iniziativa e ha ringraziato quanti l’hanno resa possibile. C’è bisogno di riflettere sul senso del nostro camminare come chiesa dentro la società poiché tutti siamo responsabili. In particolare la solidarietà è un dato di fatto perché quello che facciamo ha sempre e comunque una sugli altri. Ce ne accorgiamo in particolar modo quando affermiamo di vivere in un mondo interconnesso. I 4 principi che abbiamo sviluppato fin qui sono come, se posso usare quest’immagine, come le quattro gambe di una sedia, necessari per avviare qualsiasi discorso sulla società».

Ha preso poi la parola il Prof. Giuseppe Notarstefano, vicepresidente nazionale dell’Azione Cattolica – Settore Adulti il quale ha esordito dicendo di essere particolarmente entusiasta si tenere una relazione sulla solidarietà in un luogo come il Biancazzurro e nel giorno nel quale si svolge la raccolta del Banco Alimentare. Dobbiamo intendere la solidarietà come tensione ad un’autentica vita comunitaria. Si tratta di un “processo di accumulo del capitale sociale” che si realizza attraverso il fare rete e il lavorare insieme. Nell’epoca contemporanea si è assistito ad una contrapposizione tra libertà (liberalismo) e uguaglianza (socialismo), mettendo da parte la fraternità. In particolare egli ultimi decenni, la globalizzazione ha smentito le possibilità del bene per tutti, abbiamo invece tutti assistito alla crescita delle disuguaglianze. È dunque necessario rimuovere le condizioni strutturali che creano le disuguaglianze e comprendere che la solidarietà non si esaurisce con la donazione di beni materiali, ma richiede una profonda condivisione di se stessi. Pensiamo a quando gli apostoli dicono a Gesù di non avere nulla per sfamare la folla ed egli rispose: «Date voi stessi da mangiare». La solidarietà si configura come espressione della vita buona radicata nel Vangelo di Gesù Cristo a servizio degli uomini. Essa in particolare è una virtù morale, cioè una determinazione ferma e perseverante per il bene comune e scaturisce dal dono totale che Cristo ha fatto di se stesso. Infine la solidarietà è una categoria politica e un principio ordinatore. In questa prospettiva essa dà luogo alla coesione sociale. In tal senso possiamo leggere l’articolo due della Costituzione come anche l’articolo cinquantatré in entrambi si parla di solidarietà: nel primo caso di quella sociale, nell’altro di quella economica.

Ha preso poi la parola Vincenzo Castelli, Presidente, fondatore dell’associazione onlus “On the road” (che opera in Italia e in America Latina) e per 20 anni docente di teologia morale il quale na messo in risalto i molteplici fattori che oggi minano la solidarietà: la disgregazione del sentire comune, la mancanza di una comunità locale come spazio di condivisione, il disprezzo verso gli ultimi messo in atto dai penultimi, piuttosto che dalle élite finanziarie. Manca una solidarietà fra generazioni: le persone anziane sono persone isolate, visto che non usano i social, invece potrebbe contribuire a un mondo migliore per mezzo della memoria o della saggezza. Questo ha spesso determinato un processo di emigrazione fra anziani e giovani che si dirigono verso L’Ungheria o il Portogallo. Si calcola che nell’ultimo anno siano stato 200.000 i connazionali che hanno lasciato il nostro Paese. Questo scollamento della società si può ridimensionare se diamo credito ad alcune parole: prossimità, compassione, solidarietà, communitas e alterità.

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