Terremoto in Albania: Chiesa in prima linea. Le parrocchie aprono le porte, aule trasformate in mense

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di Daniele Rocchi

“Venerdì mattina hanno dichiarato chiuse le operazioni di ricerca con un bilancio finale di 49 morti e 700 feriti. Resta tutta da verificare la mappatura delle strutture, pubbliche e private, distrutte e rese inagibili”. Le scosse proseguono in Albania – due molto forti ancora sabato– ma non bastano a fermare la macchina dei soccorsi organizzata da Caritas Albania, sostenuta da Caritas Italiana, per venire incontro ai bisogni della popolazione terremotata. Due i campi di intervento della Caritas: fornire tutto l’aiuto materiale possibile ai terremotati e lavorare alla mappatura del territorio colpito per una prima stima dei danni. “Statistiche ufficiali non ci sono ancora – dice al Sir Ettore Fusaro, di Caritas Italiana, che supporta Caritas Albania in queste prime ore di emergenza e soccorso – ma andando in giro per le aree colpite con i nostri team, anche su segnalazione delle parrocchie, è apparso chiaro che ci sono decine e decine di edifici inagibili.

I sopralluoghi in corso evidenziano la presenza di tantissimi centri con centinaia e in alcuni casi migliaia di sfollati. C’è gente che dorme in strada, in macchina, in alloggi di fortuna se non addirittura in strutture pericolanti. Risultano inagibili scuole, palestre, asili e ciò spinge la popolazione a chiedere sul prosieguo dell’anno scolastico dei loro figli. La stima dei danni pertanto potrebbe essere molto elevata in virtù del fatto che il territorio colpito è molto esteso”.

L’impegno della Chiesa locale. Per mettere a punto i soccorsi e coordinare le azioni, venerdì mattina, Caritas Albania, con Caritas Italiana, ha incontrato il clero dell’arcidiocesi di Tirana-Durazzo, insieme al suo arcivescovo, mons. George Anthony Frendo, presidente dei vescovi albanesi. “Quella di Tirana-Durazzo – spiega Fusaro – risulta essere la diocesi più colpita dal sisma. Nella riunione abbiamo stabilito con le parrocchie e gli istituti religiosi le modalità operative e di fare un’analisi dei bisogni. Ci sono già chiese locali e istituti che stanno accogliendo delle famiglie che hanno perduto tutto. Alcune scuole, come il liceo dei rogazionisti, hanno trasformato le aule in mense per dare da mangiare ai terremotati.

Ed è proprio ai più vulnerabili e più poveri che ci si indirizzerà per primi in questa fase emergenziale”. L’elenco dei bisogni avanzati dalle persone terremotate si allunga ora dopo ora: “Si va dai pacchi viveri ai kit sanitari, dal vestiario alle coperte e lenzuola per finire ai materiali per bambini, a stufette, lavatrici e piccoli contributi economici”, afferma Fusaro che sottolinea: “Ci sono famiglie che già vivevano in uno stato di povertà e che ora versano in condizioni a dir poco drammatiche”.

“Al momento si sta sopperendo con gli aiuti che stanno arrivando in particolare dal Kosovo”. Particolarmente difficile è portare soccorso nelle zone più interne e lontane dai maggiori centri abitati. “Si tratta di zone agricole e di pascolo – spiega l’operatore di Caritas Italiana – per cui molti dei loro abitanti hanno chiesto delle tende perché vogliono restare vicino alle loro proprietà. Molte famiglie hanno animali da accudire che non vogliono lasciare”. La paura resta, purtroppo, una fedele compagna di questi giorni. “La paura – conferma Fusaro – impedisce a molta gente di andare negli hotel messi a disposizione”. Meglio le tende, per ora. Un bisogno emergente è poi quello dell’assistenza psicologica: “I terremotati hanno bisogno di parlare, di essere ascoltati. Si sta pensando, per questo motivo, ad allestire dei centri di ascolto dentro le tendopoli o nelle parrocchie vicine”.

Ordine di Malta e Save the Children. Nelle zone terremotate si muovono anche le squadre di soccorso albanesi dell’Ordine di Malta. “Sin dalle prime ore della mattina del 26 novembre, 15 volontari tra medici, infermieri ed operatori specializzati nel primo soccorso hanno garantito la distribuzione di beni di prima necessità e offerto assistenza psicologica ai primi 1.200 sfollati raccolti nello stadio di Durazzo – riferisce l’Ambasciatore dell’Ordine di Malta in Albania Stefano Palumbo – i nostri team si sono attivati”. “I volontari dell’Ordine hanno distribuito acqua, generi alimentari e kit di primo soccorso insieme a coperte e letti da campo” aggiunge l’Ambasciatore Palumbo, spiegando inoltre che l’Ordine è in costante contatto con la Caritas Albania e con i rappresentanti della Chiesa cattolica accorsi sul posto per prestare soccorso. Mobilitato anche il Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta, che ha inviato sul posto una squadra di Valutazione e pronto impiego (Vepi) per verificare l’entità dei danni. Il team ha incontrato il ministro della Salute e degli Affari sociali e il direttore generale delle Emergenze sanitarie nazionale. Presente anche Save the Children impegnata sul terreno dove sta lavorando a stretto contatto con il governo per una valutazione complessiva dei bisogni nelle quattro aree colpite, ovvero Durazzo, Tirana, Shijak e Fushe Kruje.Papa Francesco, Cei. Si muove anche la macchina della solidarietà: tramite il dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, Papa Francesco ha stabilito di inviare un primo contributo di 100mila euro per il soccorso alla popolazione albanese. La Presidenza della Cei ha destinato a sua volta 500mila euro, provenienti dai fondi dell’8xmille. Lo stanziamento avverrà tramite Caritas Italiana e servirà a reperire in modo mirato aiuti alimentari e beni di prima necessità come vestiario, sacchi a pelo, coperte, kit per l’igiene e per i neonati. Saranno, inoltre, predisposte strutture di accoglienza, servizi igienici, cucine da campo, alloggi adeguati per le categorie più vulnerabili. “Contiamo molto anche sull’aiuto della diaspora albanese, metà della popolazione vive all’estero, ed è un valore aggiunto”, conclude Fusaro.

 

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