Papa Francesco: “Pazzia” deve essere il programma della Caritas

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“Il Vangelo va annunciato con la testimonianza, non con gli argomenti, con il proselitismo”.
Lo ha ribadito il Papa, che visitando la Cittadella della carità della Caritas diocesana di Roma ha tenuto un discorso a braccio, dopo la testimonianza del direttore della Caritas, don Benoni Ambarus, di una volontaria e di un ospite. “Gesù ci ha lasciato un esempio di testimonianza per i prossimi 40 anni”, ha proseguito riferendosi al 40° anniversario della Caritas romana: “Quell’uomo che non era religioso, che pensava di non essere religioso, e che trova sulla strada uno che era ferito dai ladri e lo prende e se ne prende cura”, il riferimento alla parabola del Buon samaritano. “Gesù non dice parole di quest’uomo – ha tatto notare il Papa – dice soltanto che ne ebbe compassione. È patire con”.
“Lo prende, lo porta, parla col locandiere, lo cura, dice: ‘Ma io devo andarmene, dopo due o tre giorni torno’, gli da’ due monete, ‘Se c’è qualcosa di più pagherò di più’”, ha proseguito Francesco nel racconto: “Io penso a quel locandiere, a cosa aveva pensato: ‘Questo è un pazzo’”. “È questa la parola che vorrei dirvi: pazzia”, la consegna del Papa: “Pazzia d’amore, pazzia di condividere la propria vulnerabilità”. “Ma questi preti invece di rimanere in chiesa, di dire messa, di stare tranquilli, sono pazzi!”, l’obiezione citata da Francesco: “Sì, sono pazzi. Questo è il programma: pazzi! E pensare al locandiere: che Dio benedica tutti voi e vi accompagni nel cammino della vita”.

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