Droghe, Case popolari, tende Caritas, Ospedale, Movida…, a tu per tu con il Sindaco Pasqualino Piunti

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – In questa intervista a tutto campo il Sindaco di San Benedetto del Tronto Pasqualino Piunti ha illustrato il presente e il futuro della Città.

Il problema della droga a San Benedetto non è tornato ai livelli degli anni ‘80, ma c’è un serio problema di spaccio e di consumo. Ci può dire la sua opinione?
“Innanzitutto vorrei precisare che rimango allibito quando sento dibattiti televisivi nei quali si parla di droghe leggere e di droghe pesanti, come se non si trattasse di un unico problema: la droga è droga e fa sempre male. Dobbiamo stare attenti a questi cattivi maestri il cui pensiero è spesso amplificato anche dai social. Bisogna avere particolare cura dei giovani, anche perché l’età in cui si approcciano le droghe, come anche l’alcool, è sempre più bassa.”

Quale strategia bisogna adottare secondo lei?
“Nel nostro territorio ci sono quattro agenzie educative: la famiglia, la scuola, il Comune e il tessuto delle comunità parrocchiali che sono state per tanto tempo dei punti di riferimento e che possono continuare ad esserlo. In queste comunità operano tanti volontari che fanno un lavoro straordinario lontano da riflettori e telecamere. È utile mettere insieme le energie di queste agenzie educative, agendo in maniera preventiva e evitando di fare a scaricabarile, come purtroppo a volte accade”.

Nello specifico il Comune come si muove?
“Per quanto riguarda il Comune, la nostra amministrazione ha delle unità di strada e si avvale della collaborazione continua delle scuole, attraverso le quali si riescono ad intercettare i giovani e le loro famiglie. Non esiste differenza fra droghe leggere e droghe pesanti e pertanto come Comune intendiamo muoverci contro i cannabis shop in modo analogo a quanto è stato fatto con i locali che hanno le slot macine”.

Diversi settori della società lamentano un problema per quanto riguarda le case popolari. Qual è il progetto del Comune per l’edilizia pubblica?
“La crisi abitativa nasce da lontano e da un non facile rapporto con l’Ente Regionale per l’Abitazione Pubblica che abbiamo sollecitato più volte ad avere maggiori rapporti con i Comuni. La polemica era nata dal fatto che c’era un piano casa che prevedeva una percentuale di appartamenti ad equo canone all’interno dell’intervento previsto per l’ex Erap e che prevedeva undici appartamenti con una cubatura di 3808 metri cubi che noi contiamo di recuperare col contributo straordinario di 3.093.000 euro che chi farà l’intervento dovrà versare al comune. Un milione è già destinato al sociale, ovvero all’edilizia popolare. Se non riusciremo ad arrivare a 11 appartamenti arriveremo a 8, bisogna avere una capacità amministrativa per individuare delle zone dove costruire queste abitazioni. L’idea è quella si spalmare l’edilizia popolare su tutta la città, evitando la costruzione di zone-ghetto. Contestualmente al Colle della Maddalena c’è una lottizzazione che è al 100% per l’edilizia sociale”.

Si avvicina l’inverno e diversi senza tetto potrebbero avere seri problemi. Come affronterà il problema la sua amministrazione?
“L’anno scorso abbiamo messo a disposizione da dicembre ad aprile un appartamento per i senza tetto e ripeteremo quest’anno questa iniziativa. Quanto previsto non riesce a fare fronte a tutte le richieste di assegnazione di una casa popolare che sono circa 200: i casi più gravi, secondo le graduatorie, potranno trovare accoglienza in una struttura, per il resto dobbiamo rivolgerci a strutture come quelle della Caritas o dei Padri Sacramentini oppure a dei privati che affittino a prezzi accessibili a quanti hanno bisogno”.

Fra i senza tetto ci sono gli ospiti della Caritas che alloggiano nelle tende…
“La situazione degli ospiti della Caritas che alloggiano nelle tende non è di facile soluzione perché molti non sono residenti e per legge non possiamo intervenire, pertanto mi devo mettere in contatto con il sindaco della città di residenza. Ci stiamo muovendo anche in collaborazione col Comitato di Quartiere”.

San Benedetto da mesi è coinvolta in un braccio di ferro con la Regione per mantenere in vita il proprio ospedale. Cosa intende chiedere al Presidente Ceriscioli?
“La richiesta di un incontro a Ceriscioli è stata fatta più volte e non si è mai realizzata. Lo abbiamo invitato al Consiglio Comunale, ma non ha dato la disponibilità, rimandando tutto alla Conferenza dei Sindaci, che però non ha potere decisionale e ha una particolare fisionomia istituzionale che mette sullo stesso piano Comuni grandi e Comuni piccoli. A tutti i Comuni, tranne che al nostro, è arrivata dalla Regione la richiesta per la disponibilità di un’area dove costruire il nuovo ospedale. Ho pertanto scritto alla Regione dicendo che c’erano zone a ridosso della nostra Città per costruire l’ospedale, ma non ho avuto risposta, perché comunque la decisione è già stata presa come confermato candidamente da Ceriscioli quando è venuto a luglio al Madonna del Soccorso”.

Qual è quindi il destino del Madonna del Soccorso?
“Per come la vedo io, si continuerà a parlare dell’ospedale unico che non viene realizzato (se ne parla ormai da quasi 20 anni) e nel contempo si smantellerà l’ospedale esistente. Contro questa operazione c’è convergenza fra il Comune e il comitato in difesa del Madonna del Soccorso che il 14 dicembre terrà un incontro proprio qui in Comune. L’incontro sarà tenuto dai Comitati di Quartiere”.

Qual è lo stato attuale della sanità nel nostro territorio rispetto al resto delle Marche?
“L’amara realtà è che c’è un dislivello fra la sanità del nord delle Marche e quella del sud, eppure la nostra zona è scelta da moltissime persone che per curarsi vengono dal vicino Abruzzo. Sarebbe giusto che sia Ascoli che San Benedetto abbiano un ospedale di primo livello, ma se così non potesse essere la scelta dovrebbe cadere su San Benedetto, visto che si tratta di bacino di utenza (visto che San Benedetto del Tronto ha un bacino di utenza superiore). Il derby, se vogliamo usare una metafora calcistica, non è fra Ascoli e San Benedetto, ma fra il Piceno e tutto il resto della Marche”.

Quali sono i punti di forza della sua amministrazione?
“Far ritornare i cittadini a sentirsi una comunità, questa per me è la più grande soddisfazione. Forse mediaticamente questo messaggio non è passato, ma lo percepisco nel tessuto sociale o negli incontri che faccio tutti i giorni con i cittadini: basta frequentare le feste come quella di Capodanno, della Madonna della Marina o di San Benedetto Martire per vedere una partecipazione intensa, non solo di persone, ma anche da parte di coloro che si offrono come volontari perché queste manifestazioni possano riuscire al meglio. Non abbiamo promesso il PRG (come invece fatto dagli altri) il piano regolatore, preferiamo agire su opere di riqualificazione e di restyling come è avvenuto per il Ballarin, un intervento che si è reso necessario sia perché la struttura era diventata pericolosa, sia per una questione di decoro urbano. Siamo intervenuti per sistemare il Parco “Nuttate de Luna” e il “pennello” e intendiamo portare avanti l’opera di riqualificazione della zona. Mi sembra anche importante sottolineare lo stile sobrio dell’amministrazione che ha diminuito sensibilmente le spese della segreteria del Sindaco. Tutta la giunta e la maggioranza non hanno mai chiesto rimborsi per attività amministrativa ed istituzionale, neanche per le missioni all’estero. Infine, 2 auto blu sono state rottamate e sostituite con una Fiat Punto base senza autista”.

Come valuta i problemi di viabilità legati all’autostrada?
“Le nostre terre risentono ancora dei disagi arrecati dagli eventi sismici del 2016, anche per quanto riguarda la viabilità. San Benedetto per il suo sviluppo economico e turistico ha bisogno di essere facilmente raggiungibile: già abbiamo pochi treni che fermano nella nostra stazione, se anche le autostrade diventano un problema, questa non è una situazione sostenibile. Mi auguro che Autostrade risolva quanto prima il problema”.

Come si può gestire al meglio la movida in città?
“La movida non si può spostare d’ufficio. Sono i ragazzi e i giovani a decidere quali sono i loro luoghi di ritrovo. Anni fa erano punti di riferimento per la movida il Largo Danubio o il Florentia ora i ragazzi si sono spostati nel centro cittadino. Il Comune può favorire la delocalizzazione in zone in cui la movida non sia molesta per gli altri cittadini. Che i giovani si possano ritrovare e stare insieme è un bene per la Città, che questo avvenga però in zone dove c’è una forte densità abitativa può costituire un problema per i residenti che hanno il diritto al riposo. Per questo abbiamo pensato alla zona limitrofa al Ballarin, una zona non residenziale, dove i privati potrebbero aprire locali e punti di ristorazione, ma per questo ci vuole tempo e imprenditori che investano in questa zona”.

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