San Giacomo della Marca e le mine inesplose a San Benedetto del Tronto

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Di Pietro Pompei

Nota:
Giovedì 28 Novembre solennità di San Giacomo della Marca
Sante Messe ore: 7.00 – 8.30 – 10.00 – 11.30 -16.00 – 18.30
ore 11,30: Solenne S. Messa presieduta dal Ministro Provinciale dei Frati Minori P. Ferdinando Campana, i Frati Minori delle Marche e i sacerdoti della Vicaria, animata dalla Corale polifonica “San Giacomo della Marca”. Al termine il Sindaco offrirà l’olio della lampada all’altare di S. Giacomo.

MONTEPRANDONE – Mentre celebriamo oggi la festa in onore del nostro S.Giacomo e a S.Benedetto del Tronto il ricordo del terribile bombardamento (27 novembre 1943) mi permetto ricordare un episodio legato al Santo.

Di “feste di ringraziamento” se ne son sempre celebrate tante, ma quella del 1944 fu solenne e tanto partecipata che, raccontano le cronache del tempo, non ci fu spazio in Monteprandone a contenere le persone e specialmente “gli sfollati” che da più parti del territorio e specialmente da San Benedetto del Tronto, a piedi, accorsero a ringraziare la Madonna delle Grazie e San Giacomo. Occorre tornare di qualche mese indietro per capire il perché di tanta partecipazione ed entusiasmo.

Il nevone del Capodanno del 1944, impedì la cerimonia della consacrazione, già programmata, del popolo di Monteprandone e degli sfollati, al Santo, per ottenere una particolare protezione nel momento più atroce della guerra e in previsione del passaggio del fronte che stava infierendo in altre regioni, con lutti su lutti.

Il 6 gennaio, giorno dell’Epifania, dopo una novena di preparazione in cui “la chiesa fu sempre gremita di fedeli attenti e devoti”, si potè dar seguito alla cerimonia.

Scrive Padre Emidio Censori: “Il P. Guardiano, dopo un discorso di circostanza, scandiva dal pulpito l’atto della consacrazione, stampato e distribuito al popolo, mentre questo, frase per frase, lo ripeteva con marcatissimo accento, mettendosi sotto la protezione del Santo”.
Questo foglietto, con scritta la supplica, circolò per alcuni anni nelle nostre famiglie, poi, più ci si allontanava da quei tristi ricordi, più ci si senti autosufficienti e andò smarrito.
Tuttavia quelle promesse restano scritte e tra le tante si può ancora leggere: “Ti promettiamo di rinnovare ogni anno pubblicamente e solennemente questo atto di consacrazione”.

E questo non soltanto per Monteprandone, ma anche per tutti gli sfollati che videro in quella domenica mattina, del 19 giugno 1944, nel fatto che i Tedeschi se n’erano andati e che le mine poste lungo la circonvallazione dai guastatori, non erano esplose, nonostante “fossero accese”, un segno evidente della protezione di San Giacomo.

Che era successo? Era successo il vero e proprio miracolo di S.Giacomo e della Madonna delle Grazie! Era proprio così e non vi fu alcuno che non lo riconoscesse e proclamasse, pleno ore e pleno corde !”. Nell’atto di consacrazione, fatto alla presenza di Autorità religiose e civili, insieme al Paese e agli sfollati, furono ricordati i soldati che combattevano nei vari fronti.
“Le famiglie risposero entusiaste, collocando le fotografie dei loro cari attorno all’urna del Santo, ove incessantemente si pregava per essi”.

In tutto questo fervore un sentimento di tristezza si poteva avvertire nel fatto che il corpo del Santo fosse così lontano. E’ ciò che si può cogliere nell’espressione che Padre Emidio Censori, riporta in un opuscoletto: “S.Giacomo della Marca: protettore e difensore della sua terra”. “Il suo corpo , è vero, non è in mezzo a noi né è con noi come egli avrebbe desiderato di essere: l’obbedienza, alla quale egli fu sempre fedelissimo, nell’estrema sua vecchiaia, lo condusse a Napoli, dove morì e dove riposa tuttora, ma il suo spirito è sempre in mezzo a noi, partecipando a tutte le nostre vicende, siano liete o tristi come quelle che abbiamo trascorse in tempo non lontano…Tutto questo devono ricordare i vecchi, i giovani, gli sfollati; tutto questo deve imparare la gioventù cresciuta in altro clima, e i ragazzi del tutto ignari”.
Ed oggi che abbiamo la fortuna di aver le sante reliquie a Monteprandone, grazie anche al nostro Vescovo Emerito S.E. Mons. Gervasio Gestori che le ha volute fermamente, perché non riaffidarsi al nostro Santo, rispolverando la fede dei nostri padri, per ottenere un po’ di pace nelle nostre famiglie, così irrequiete e instabili, nella società, triste ed annoiata, nel mondo dove predomina l’odio?

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