Papa Francesco: “Il Giappone Paese trainante per un mondo più giusto e pacifico”

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“Rimanendo fedele ai suoi valori religiosi e morali, e aperto al messaggio evangelico, il Giappone potrà essere un Paese trainante per un mondo più giusto e pacifico e per l’armonia tra uomo e ambiente”.

Lo ha detto Papa Francesco durante la catechesi dell’udienza generale di ieri mattina, in piazza San Pietro.
Nel discorso in lingua italiana il Pontefice ha incentrato la sua meditazione sul suo viaggio apostolico in Thailandia e Giappone, conclusosi ieri sera. Il Papa ha ricordato che, dopo il suo arrivo nel Paese nipponico, “con i vescovi del Paese abbiamo subito condiviso la sfida di essere pastori di una Chiesa molto piccola, ma portatrice dell’acqua viva, il Vangelo di Gesù”. Poi, un riferimento al motto della visita nel Paese “Proteggere ogni vita”: il Paese “porta impresse le piaghe del bombardamento atomico ed è per tutto il mondo portavoce del diritto fondamentale alla vita e alla pace”. Nelle parole di Francesco il ricordo della sosta in preghiera a Nagasaki e Hiroshima, dove Francesco ha incontrato alcuni sopravvissuti e familiari delle vittime. “Ho ribadito la ferma condanna delle armi nucleari e dell’ipocrisia di parlare di pace costruendo e vendendo ordigni bellici.
Dopo quella tragedia, il Giappone ha dimostrato una straordinaria capacità di lottare per la vita; e lo ha fatto anche recentemente, dopo il triplice disastro del 2011: terremoto, tsunami e incidente alla centrale nucleare”. “Per proteggere la vita bisogna amarla – ha evidenziato il Pontefice -, e oggi la grave minaccia, nei Paesi più sviluppati, è la perdita del senso del vivere”. La preoccupazione del Papa è stata rivolta ai giovani, “prime vittime del vuoto di senso”, che ha incontrato a Tokyo. “Ho ascoltato le loro domande e i loro sogni; li ho incoraggiati a opporsi insieme a ogni forma di bullismo, e a vincere la paura e la chiusura aprendosi all’amore di Dio, nella preghiera e nel servizio al prossimo”. Infine, il ricordo dell’incontro con le autorità del Paese e con il corpo diplomatico. “Ho auspicato una cultura di incontro e dialogo, caratterizzata da saggezza e ampiezza di orizzonte”.

foto SIR/Marco Calvarese

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