“Tota pulchra es Maria…”, San Benedetto Martire si prepara a vivere la novena in onore dell’Immacolata Concezione

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Di Pietro Pompei

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La festa dell’Immacolata è senza dubbio la più sentita e partecipata dai cattolici forse per quel misto di sentimenti contrastanti che porta con sé, tra il rammarico di un bene perduto e la gioia di averlo riacquistato. È quel fiat che ha riportato la speranza tra gli esseri umani che ancor oggi ci fa accorrere ai piedi della Madonna per ringraziarla e per chiederLe di tenerci stretti a Gesù, Figlio suo diletto e nostro fratello, Signore della vita e della gloria.

Non c’è Parrocchia nella nostra Diocesi in cui non ci si prepari a questa festa con una Novena, con la certezza di essere davanti ad una Donna piena di Grazia, felice interprete tra noi e Dio. Se poi a questo possiamo aggiungere interventi prodigiosi che si son fatti storia di un paese o di una città, allora assistiamo ad un ripetersi datato di una devozione con celebrazioni che assumono manifestazioni particolari. Ed è quello che si verifica nella città di S.Benedetto dove tutte le Parrocchie sono coinvolte in una Novena di lode e di ringraziamento in ricordo anche di un intervento prodigioso dell’ Immacolata di fronte all’imperversare di una pestilenza contro la quale la scienza degli uomini si rivelò impotente. Fermando il colera morbus (1855) fu risvegliata una fede in un periodo storico in cui la Chiesa veniva limitata e contrastata nel suo potere politico.

L’indifferenza che è figlia dell’antica superbia, aveva fatto trascurare uno degli eventi più importanti della vita della Chiesa con la proclamazione del dogma dell’Immacolata da parte del contestato Papa Pio IX, decisione che ebbe il suo sigillo nelle apparizioni di Lourdes.
Il popolo che alla ragione spesso sostituisce il sentimento, vide nella peste, di fronte alla quale la scienza medica si rivelava sempre più incapace , un castigo per questo suo modo di agire e costrinse le riluttanti Autorità del tempo a portarsi ai piedi dell’altare della Madonna Addolorata che si venera nella Abbazia di S.Benedetto Martire, a chiedere perdono e a fare voto di renderLe onore per sempre nella ricorrenza dell’Immacolata. E con voto che da decenni si rinnova, ordinarono un’effigie della Madonna da venerare con il titolo di Immacolata Concezione. Optato per una statua da portare più agevolmente in processione, la nostra Abbazia si è arricchita di quello stupendo simulacro che ha confortato e conforta ancora il pianto di molti di noi.
Se qualcuno ha dei dubbi su l’importanza della tradizione e come essa ha lo stesso valore dei fatti storici documentati, venga nella nostra Chiesa del Paese Alto, per vedere fedeli stazionare davanti al portone in attesa di entrare, quando ancora le tenebre non hanno lasciato il passo alle prime luci dell’alba. La prima Santa Messa è la più partecipata. È quella che resta nella nostalgia dei nostri ricordi da bambini. Insonnoliti ci aggrappavamo allo scialle delle nostre madri per un po’ di caldo che avevamo lasciato nel letto. Questo, forse fa, oggi, rabbrividire il telefono azzurro, avremmo pianto tutto il giorno se le nostre mamme non ci avessero chiesto questo piccolo sacrificio. Oggi che molte mamme si sostituiscono ai propri figli in tutto, non danno spazio ai ricordi che sono essenziali per la vita degli uomini. Tota pulchra es Maria e in questo canto vivevamo l’Avvento in attesa di poter baciare il Bambinello che ponevamo nella mangiatoia dei nostri poverissimi Presepi.
Mi piace qui riportare quanto scrissi alcuni anni fa: “Su quel canto si è formata la mia devozione verso la Madonna, a cui ancor oggi mi aggrappo con la forza e la serietà con cui era manifestata dalle nostre mamme e dalle nostre nonne; senza leziosità, senza tanti ghirigori anche nei nomi che non andavano più in là di Madonna o della “Cuncezziò”. Termini disincantati che nell’umano non tolgono nulla al divino. È la donna, cioè Colei cui spetta la presenza dell’umano nella Chiesa.
Siamo stati abituati ad un rapporto concreto con la Madonna, perché Ella ci veniva presentata come una di noi, una madre, che, inoltre, non ebbe sempre vita facile con suo Figlio. E siamo cresciuti con questa presenza vicina tanto da chiedere prima scusa a Lei e poi ai nostri genitori, nelle nostre frequenti monellerie.
Tota pulchra es Maria…”, è la bellezza dignitosa delle nostre madri, con il loro affetto contenuto e rassicurante, sul quale sapevi di poter sempre contare.
Spesso la devozione verso la Madonna viene presa come una sorta di infantilismo, non tenendo conto che il suo “sì” alla provocazione di Dio, che Ella dapprima non comprese e su cui rifletté criticamente, fu un presupposto, affinché si realizzasse il più importante evento della storia della salvezza. È da quel “si” che devo dedurre il mio “si”; infatti “ se il Regno di Dio deve venire in questo mondo, se i piani di Dio si devono concretizzare, allora quel che conta è che pure noi diciamo “sì” alle sue chiamate, quantunque queste sembrino spesso superare le nostre capacità”.
Sono questi “sì” che rendono gioiosa la vita e che ci spingono, come per la Madonna, ad intonare il canto del nostro “Magnificat”.

Pietro Pompei

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