Argentina: vescovi su proposte di modifica alla legge su educazione sessuale, “rispetti primato educativo della famiglia e libertà religiosa”

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ARGENTINA – Siamo di nuovo di fronte a deliberazioni ed elaborazioni di progetti di legge che cercano di modificare la Legge 26.150 sull’educazione sessuale integrale nel nostro Paese”.

Lo denuncia, in una nota, la Commissione per i laici, la famiglia e la vita della Conferenza episcopale argentina (Cea), la quale si dice convinta, sulla scorta del documento “Sì all’educazione sessuale” (25 ottobre 2018) che si debbano effettivamente adottare nuove misure per rafforzare l’educazione sessuale all’interno dell’ambiente familiare e scolastico, così come Papa Francesco incoraggia a fare nell’esortazione Amoris laetitia. Si tratta, però, di “un’educazione sessuale positiva, progressiva e interdisciplinare, come ci ricorda anche l’insegnamento della Chiesa. Solo una buona istruzione consente decisioni libere e responsabili”.
Prosegue la nota: “La scuola pubblica, in generale, e la scuola cattolica, in particolare, possono sostenere l’insostituibile compito e il diritto che i genitori hanno nell’educazione sessuale dei loro figli e figlie, con elementi teorici, scientifici e pedagogici, sfruttando il fatto che i bambini e gli adolescenti trascorrono molto tempo negli istituti scolastici. Tuttavia, è molto importante che i ragazzi e le ragazze ricevano un messaggio coerente, allineato e complementare a scuola rispetto a quello che ricevono a casa. In tal senso, l’educazione sessuale completa deve rispettare la libertà religiosa delle istituzioni e la libertà di coscienza, diritto sacro e inalienabile che deve sempre essere custodito”.
Se “non c’è libertà, la porta del dialogo e dell’arricchimento reciproco è chiusa, mentre si apre quella senza compromessi dei comportamenti rigidi, che disumanizzano e impoveriscono sia i giovani sia gli adulti, privandoli di vivere la piena bellezza della vita e dell’amore umano”.
Inoltre, sostiene la nota, “ricordiamo che i genitori sono i primi educatori dei loro figli e che la scuola e lo Stato hanno un ruolo sussidiario in tale compito. Per tutti, il rispetto delle proprie realtà, principi, valori, opzioni e convinzioni deve essere una norma fondamentale”.

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